“Renzo Scopa. Nel segno del sacro”: all’Alexander 40 tra incisioni, dipinti e creazioni su carta

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28 aprile 2012

PESARO – Prosegue fino al 3 maggio, all’Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro (viale Trieste, 20), la mostra itinerante di arte contemporanea “Renzo Scopa. Nel segno del sacro” che, a 15 anni dalla scomparsa dell’artista, presenta oltre 40 opere tra incisioni, dipinti e creazioni su carta.

La mostra, patrocinata da vari enti tra cui Regione Marche e Provincia di Pesaro e Urbino, evidenzia tutta la carica espressiva del segno: dall’asprezza del tratto di alcune acqueforti all’armonia degli andamenti curvilinei, fino alle esplosioni cromatiche del dripping, sgocciolature di colore da cui emergono immagini evocative come la passione di Cristo. La crocifissione è stato il tema cardine del percorso creativo di Scopa, formatosi alla Scuola del Libro di Urbino sotto la guida di Francesco Carnevali, Leonardo Castellani, Pasquale Rotondi.

“E’ un piacere – ha evidenziato all’inaugurazione Alessandro Marcucci Pinoli, artista e titolare dell’Alexander Museum – ospitare la mostra in questo spazio che ha visto, dal 2008 ad oggi, l’allestimento 83 esposizioni. Abbiamo presentato tutti gli stili di arte contemporanea, ma è la prima volta per l’arte sacra”. “Sono molto attento – ha detto l’assessore provinciale alla cultura Davide Rossi – alle attività culturali e artistiche che si legano alla spiritualità. In questo tempo in cui abbiamo imparato a non interrogarci più sul senso dell’esistenza, sta emergendo una fortissima domanda di spiritualità, l’esigenza di tornare a toccare alcune corde interiori. Mi interessa molto la grande ricerca spirituale di Renzo Scopa ed il suo percorso formativo, visto che dalla Scuola del libro di Urbino sono usciti artisti importantissimi”.

Il saggista e docente dell’università di Urbino Gualtiero De Santi ha evidenziato la personalità di questo artista, “che ha operato su uno spettro ampio di possibilità, dall’arte figurativa alla letteratura”, soffermandosi sulle opere e sul carattere pensoso, inquieto e creativo. Un uomo solitario, come ricordato dal pittore Mario Logli, che fu suo amico d’infanzia: “Ha realizzato migliaia di opere, senza mai farle vedere a nessuno. Potenzialmente era un artista già ai tempi della Scuola del libro, ma non lo sapeva o forse non gli importava. L’insicurezza è stata la sua forza, perché lo ha spinto ad una ricerca continua”. Una profondità presente anche nei suoi scritti, raccolti nel libro “Il segno della parola”, da cui sono stati tratti i brani recitati da Valeria Marri, accompagnata al sax da Marina Cesari, in occasione della presentazione della mostra.

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