Il pianista biancorosso ha finito di suonare. E ora?

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1 maggio 2012

PESARO – “Non sparate sul pianista mentre suona”. Detto fatto. Ma adesso che il pianista ha finito di suonare?

Al primo anno in serie D, i vissini del pallone hanno colto la salvezza diretta, senza dover ricorrere – cioè – alla lotteria playout. Viene da chiedersi però se questo risultato va preso con soddisfazione o se va accettato con la nonchalance dell’obiettivo minimo centrato.

Vis Pesaro 2011-2012 4

La Vis Pesaro 2011-2012 posa al porto

Certamente per una matricola il mantenimento della categoria non può che essere il target a cui tendere nella prima stagione post-promozione. Certo è che l’inizio di campionato aveva illuso tutti – società compresa – che questa Vis potesse fare meglio, magari ripetere la passata cavalcata trionfale in Eccellenza, culminata con l’inaspettata vittoria dei playoff nazionali. Lo stesso Leandro Leonardi, sempre più un uomo solo al comando della barca biancorossa, l’aveva dichiarato anche pubblicamente: “Se prendiamo atto delle nostre potenzialità possiamo combinarla grossa. A una promozione spesso segue un’altra promozione”.

Il passare delle giornate ha dimostrato una cosa: la rosa della Vis Pesaro 2011-2012 non era attrezzata per competere con superpotenze che avevano speso il doppio e in qualche caso pure il triplo e più. E’ stato un errore perdere di vista la realtà. Pensare, cioè, di avere tra le mani un purosangue quando invece si aveva un pony di belle speranze ma pur sempre un pony. Detto e ridetto degli errori in sede di campagna estiva – lasciando stare l’ancora inspiegabile partenza di Rossi, dei nuovi il solo Boinega ha giocato con una certa regolarità e profitto – in inverno non si è intervenuti sul mercato nemmeno per fare qualche aggiustamento. Dodici mesi prima l’arrivo di Bellucci (per Marani) aveva segnato la svolta. Stavolta si è accettato di avere cinque punte (Bellucci, Vicini, Ridolfi, Duranti e Zonghetti), due soli difensori centrali di ruolo (Santini e lo stesso Boinega) e tre mediani (Omiccioli, il troppo spesso ignorato Barbieri e Paoli, costretto ad arretrare a centrale per mezzo campionato). A meno che nel computo non si vogliano inserire anche Alberto Torelli, che sarà anche futuribile ma rimane un ’95 alle prime armi, e l’adattato Ridolfi.

La verità è una: la Vis vale globalmente la posizione che occupa. Una non certo disdicevole 11esima piazza che al limite, in caso d’improbabile exploit a casa di un’Angolana a cui servono punti come il pane, e contemporanee non vittorie di Jesina, Olympia Agnonese e Recanatese, potrebbe anche essere migliorata fino al raggiungimento della metà classifica. E’ stato un errore alimentare sogni di gloria dopo la vittoria – bella – sull’Ancona dell’andata. Un errore madornale instillare in giovani, seppur in molti casi dotati, l’idea di potersela giocare con tutti. Vero, sulla partita singola la Vis poteva giocarsela con tutti, come dimostrato nei match con Teramo, Ancona, Civitanovese e Samb, ma sulle 34 giornate non c’era paragone. Vedere i punti di distacco dalle prime per credere.

Penultima nota a margine. Ha infastidito e non poco l’atteggiamento con la stampa tenuto dalla società. Scegliere di non parlare pubblicamente non ha colpito tanto i giornalisti interessati, che tengono alle sorti della squadra anche solo per la semplice ambizione di non scrivere di partite tra scapoli e ammogliati, ma soprattutto la tifoseria. Quella tifoseria che ha macinato chilometri su chilometri – come ricordava lo striscione della Vecchia guardia al Benelli domenica scorsa con tanto di numero di partite seguite ostentate – solo per assecondare il proprio amore per i colori biancorossi, in una stagione in cui anche la radiocronache (sempre presenti da anni) sono venute meno.

La Vis è un bene comune. La Vis è di tutti. Giocatori, allenatori, dirigenti e anche giornalisti passano, ma non quelle tre letterine che tutte assieme, in latino, compongono la parola “forza”.

Ultima nota. Si è cambiato a metà stagione l’allenatore Simone Pazzaglia perché – parole testuali – aveva dimostrato di non credere nelle potenzialità della squadra che allenava. Il Paz, quindi, avrebbe avuto come unica colpa quella di dire che i biancorossi non erano da playoff. I fatti hanno dimostrato che aveva ragione, anche se il sostituto – il carrarese Ferruccio Bonvini – ha fatto breccia nel cuore della maggior parte dei calciatori per metodologie adottate dentro al campo e schiettezza extracalcistica. Siamo dell’idea che è stato un errore esonerare Pazzaglia a metà campionato, con la squadra in una tranquillissima posizione di metà classifica, come pensiamo adesso che sarebbe sbagliato ricambiare guida tecnica. Bonvini non è pienamente giudicabile, anche per il semplice fatto di aver preso in corsa una nave che non conosceva in un mare tempestoso come la serie D girone F, ma ad oggi ha dimostrato elasticità tattica e di aver capito come far rendere al meglio, in maniera propositiva, mettendo da parte approcci rinunciatari, una nidiata di giovani di belle speranze. E da quella nidiata, per fare mercato o impostare la Vis della prossima stagione, si dovrà obbligatoriamente partire.

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