Cittadinanza attiva, a Pesaro il primo corso nelle Marche per assegnare punti agli immigrati

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4 maggio 2012

PESARO – L’assessore provinciale al Lavoro e formazione Massimo Seri ed il vice Prefetto di Pesaro e Urbino Paolo De Biagi hanno incontrato i 15 immigrati che hanno frequentato, al Centro per l’impiego di Pesaro, il primo corso promosso nelle Marche per assegnare i punti necessari ad integrare il percorso di cittadinanza attiva.

De Biagi e Seri con immigrati partecipanti al corso

Si tratta di persone entrate da poco nella nostra provincia per motivi di lavoro e che, in base alla normativa vigente, dovranno acquisire nell’arco di due anni 30 punti per mantenere il permesso di soggiorno ricevuto e continuare a vivere in Italia. Ciò sarà possibile attraverso azioni di cittadinanza attiva: scelta di un medico di base, dimostrazione di avere un regolare contratto di affitto, partecipazione a lezioni per apprendere la lingua italiana, le leggi vigenti e quanto necessario ad un’effettiva integrazione. All’incontro erano presenti anche Flavio Nucci e Paolo Carloni dell’Ufficio Politiche del lavoro della Provincia e Maria Paola De Santis dello Sportello Unico Immigrazione della Prefettura.

“Avete lasciato le vostre terre, le persone care, gli amici – ha detto il vice prefetto Paolo De Biagi – però arrivate in una terra accogliente, tollerante, ospitale, in cui non si sono mai verificati problemi di discriminazione o rifiuto. Spero che vi inserirete bene, non siete un problema ma una risorsa, portate cultura nuova, lingue nuove, tradizioni nuove. Vi auguro buona fortuna ricordandovi che le porte delle istituzioni sono aperte: c’è un po’ di burocrazia, ma anche tanta comprensione e buona volontà di accogliervi al meglio. Ringrazio per la sua attività la Provincia, che attraverso l’Ufficio Politiche del lavoro ed il Centro per l’impiego di Pesaro ha offerto una collaborazione straordinaria”.
“Mi fa sempre molto piacere – ha sottolineato l’assessore provinciale al Lavoro e formazione Massimo Seri – incontrare persone che vengono da altri paesi perché anche i miei genitori, negli anni ’60, come tante altre persone, lasciarono l’Italia per andare in cerca di un futuro migliore. E’ vero che ci troviamo in un momento particolarmente difficile, tocco quotidianamente i problemi del territorio, ma questo non deve scoraggiarci. L’integrazione non sempre è facile e queste lezioni servono anche per facilitarvi il percorso. Sono stato da poco nella città di Lussemburgo, che ha il 60% di immigrati: il sindaco mi ha detto che rappresentano la fortuna di quel territorio, perché hanno creato dinamismo e occasione di crescita”.

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