Quando Delio Rossi giocava nella Vis e non si agitava mai

di 

4 maggio 2012

PESARO – Molti se lo sono dimenticati ma Delio Rossi, l’ormai ex allenatore della Fiorentina, il mister che il Web ora si diverte a “photoshoppare” in pose da picchiatore consumato (vedi la foto in copertina, tratta dal film “Fight Club” in cui la capoccia di Delio è stata trapiantata sul corpo di Brad Pitt), il trainer di Serie A ridiventato (o dimostratosi, a torto o a ragione) umano per chiarire al ragazzino Ljajic che di offendere, in quel momento, non era il caso, è stato giocatore della Vis Pesaro.

Delio Rossi con la maglia della Vis Pesaro

Anno 87-88: Delio Rossi, che all’epoca si definiva “cittadino del mondo”  e aveva ancora i capelli, era un terzinaccio nella banda che mister Walter Nicoletti portò all’ottavo posto in C1 (record di sempre, in terza serie, per la Vis). La formazione di allora? Fortissima.

Moscatelli in porta, poi Rossi, Bevanati, Perrotti, Fratta, Giampietro, Mazzoli, Alberti, Cangini, Falconi e Righetti. Per Rossi, in quella stagione, 22 presenze in totale. Rossi, riminese di nascita, replicò anche nella stagione successiva, quella che però portò la Vis a una amara retrocessione in C2, totalizzando solo 18 gettoni. Rossi era un terzino duro e puro in campo quanto brillante fuori: alcuni se lo ricordano ancora quando, al suo ingresso in campo, al Benelli, spingeva la carrozzina di qualche tifoso più sfortunato dal cancello sotto la tribuna centrale.

Delio Rossi versione calciatore (con la maglia del Foggia)

Lo stesso Rossi, anni dopo, raccontò un episodio che lo vide protagonista in maglia vissina in quel suo secondo campionato pesarese, nel girone B, quello sudista della C1. La freddezza, allora, in veste da calciatore, per assurdo, non gli aveva fatto sicuramente difetto….

“Proprio in avvio di campionato – spiegò Rossi, ricordando per il libro “Cento Anni di Vis” la stagione 88-89 in biancorosso quell’episodio -, perdemmo 2-0 a Catania e i tifosi locali mandarono in frantumi il vetro del nostro pullman con una fitta sassaiola. Io, abituato a certi ambientini (Rossi ha appeso le scarpette al chiodo a 29 anni dopo aver giocato con Foggia e Andria, ndr) anche da calciatore prima che da allenatore, rimasi tranquillamente seduto al mio posto mentre i miei compagni erano terrorizzati, smarriti e intimoriti. In quei momenti capii che sarebbe stata dura salvarsi…”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>