“Crescendo per Rossini”, gli studenti imparano ad amare l’opera

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14 maggio 2012

PESARO – “Crescendo per Rossini”, ma anche “Crescendo con Rossini”. Il primo è il titolo di un progetto promosso dal Rossini Opera Festival e dalla Fondazione Rossini con il contributo del Consorzio Marche Spettacolo e la collaborazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e Urbino.

Crescendo con Rossini, la presentazione

Un progetto che scopi ed esigenze molteplici: l’esigenza formativa che consenta agli studenti delle scuole superiori di avvicinarsi all’ascolto consapevole del melodramma, ma anche l’evidente necessità di un ricambio degli spettatori.

Basta entrare in un teatro e seguire un’opera o un concerto per rendersi conto che l’età media è elevata, che gli spettatori sono almeno over 60. In un contesto in cui assistiamo a pubblicità fuorvianti, se non stupide. Una è offerta da Sky, che pure ha un canale tematico – a pagamento, ovviamente – che merita solo elogi. Bene, una signora va all’opera portando dietro marito e figli, che il messaggio pubblicitario di Sky mostra addormentati, disinteressati all’opera.

Non è così o così non dovrebbe essere in un paese che ha nella musica un inesauribile patrimonio culturale.

Ecco, allora, l’importanza del progetto “Crescendo con Rossini”, illustrato stamattina nella Sala delle Colonne di Palazzo Montani Antaldi, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro.

“Non è una novità per noi e neppure per la Fondazione Rossini– ha sottolineato Gianfranco Mariotti, sovrintendente del Rof. La Fondazione è attenta alle crescita dei giovani musicologi, la nostra Accademia Rossiniana ai giovani cantanti; il Progetto Efesto è una scuola per i mestieri del palcoscenico. In più siamo attenti alla partecipazione dei giovani spettatori che pagano 1 euro, un prezzo simbolico, se accompagnati da un adulto. Era doveroso spiegare che Rossini non è una pizza. Confesso, ho cambiato idea. Pensavo che alla crescita dei giovani, alla loro educazione musicale dovessero provvedere le istituzioni. Ho capito che i ragazzi sono spettatori meravigliosi. Il problema semmai è portarli a teatro a vedere l’opera. Ho portato mio nipotino a vedere le prove di Sigismondo, che non è allegra, divertente. Anzi è cupa. Non riuscivamo a portarlo via, perché il codice delle opere è lo stesso delle favole… Delle mie esperienze studentesche ricordo gli insegnanti che accendevano la mia curiosità. Per dirla con i cinesi, non è importante insegnare a mangiare il pesce, ma come pescarlo. Semmai il pregiudizio è dei grandi, che pensano che Rossini è un pizza, e quindi palloso. Gli studenti che partecipano al progetto sono attenti, interessati, hanno strumenti per contestarti. Questa operazione, più efficace di quanto immaginavamo, non è tesa a incrementare il pubblico, ma a seminare”. Che se non è zuppa è pan bagnato. Ed è comunque un’operazione valida. Sperando non accada come abbiamo toccato con mano a Rimini, durante la Sagra Malatestiana, che i giovani studenti non siano informati che durante le esecuzioni musicali si ascolta in silenzio. Ad onore del vero, però, a dare fastidio erano anche i genitori-accompagnatori.

Secondo Oriano Giovanelli, presidente della Fondazione Rossini “Negli ultimi anni, grazie al Rof, ma anche nel periodo precedente, abbiamo preparato il terreno alla primavera, alla riscoperta rossiniana. Progetto prepara la consapevolezza della città e la preparazione delle nuove generazioni. E’ un’operazione ideologica che spiega come l’opera non rappresenti un tempo passato e che anzi la sua rilettura è sempre attuale. Il recupero del patrimonio rossiniano è paragonabile al recupero di ogni bene culturale. Un lavoro altrettanto meritorio, a Pesato, lo sta facendo il gad, il Festival d’Arte Drammatica, che favorisce un ricambio del pubblico nel teatro di prosa. Noi siamo lieti di ospitare i giovani nel percorso rossiniano, auspicando che domani la visita si riservata a un museo”.

Anche l’assessore alla cultura del Comune, Gloriana Gambini, condivide l’importanza del progetto, convinta che “i giovani siano spugne tese a scoprire, conoscere e amare. Facendo crescere sia le famiglie che la città”.

La professoressa Claudia Rondolini, deus ex machina dell’iniziativa, racconta che “il percorso è iniziato nel 2008, con la partecipazione del solo Liceo Mamiani che ha potuto assistere alle lezioni del dottor Mariotti e del maestro Alberto Zedda, della professoressa Federica Bassani e della dottoressa Carla Di Carlo. Allora abbiamo pensato che il progetto potesse essere esteso alle altre scuole cittadine, ma anche del territorio. Sono stati organizzati incontri collettivi con le scuole nell’Auditorium di Palazzo Montani Antaldi e abbiamo avuto ospiti Carla Di Carlo che ha illustrato i libretti delle opere, con particolare riguardo a “Il signor Bruschino” che seguiremo nel prossimo Rof; Federica Bassani ha spiegato “Gli elementi costitutivi dell’opera”; Francesco Calcagnini, docente all’Accademia di Belle Arti, “Il ruolo del regista e dello scenografo”; Ilaria Narici, direttore dell’Edizione Critica della Fondazione Rossini, ha illustrato il “Recupero filologico delle partiture di Gioachino Rossini; Alberto Zedda, direttore artistico del Rof, “Il ruolo del direttore d’orchestra”; Gianfranco Mariotti ha parlato de “L’enigma Rossini”. I circa cento studenti che partecipano al progetto hanno la possibilità di essere protagonisti di visite guidate alla Biblioteca della Fondazione Rossini seguiti da Catia Amati, ma anche ai laboratori di sartoria del Rof al Teatro Rossini con Claudia Falcioni e Paola Mariani.

“L’entusiasmo degli studenti e delle loro famiglie che nel Rof 2011 hanno seguito “La scala di seta” dà un significato al progetto e racconta che l’opera lirica non è lontana dalla gente” racconta – giustamente orgogliosa – la professoressa Rondolini.

Le scuole che hanno aderito al progetto sono la classe I M del Liceo Musicale “Marconi” (professori Alessandra Riccioni e Michele Paolini); la classe II B linguistico del Liceo “Mamiani” (professoressa Daniela Guerra); le classi III B (professoressa Francesca Berti) e III C (professoressa Francesca Cesarini) del Liceo Artistico “Mengaroni”.

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