La pesarese che ha fatto meta all’Inghilterra

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17 maggio 2012

PESARO – Anna Barbanti, ventenne tre quarti delle Mustang Rugby Pesaro, alla terza presenza in Nazionale lascia il segno. Al campionato europeo di Rovereto, in una partita dura contro una delle formazioni migliori al mondo,  riesce a concretizzare il lavoro della squadra con l’unica meta in una partita persa dalle italiane per 31 a 8, un buon risultato vista la sconfitta delle spagnole contro la stessa squadra per 61 a 0. Con lei in una squadra giovane con qualche elemento di esperienza, la pesarese Lucia Gai, campione d’Italia con il Riviera del Brenta ormai veterana nonostante un solo anno in più di Anna, e la Mustang ravvenate Debora Ballarini. Prossima e ultima partita contro la Spagna per concludere bene il campionato europeo e la stagione agonistica.

Barbanti alle prese con un placcaggio

Sveglia, simpatica, interessante e anche piacente: insomma, un personaggio. Anna Barbanti è una che si mangia il mondo. O almeno ti dà questa impressione. Una specie di diavolo della Tasmania perennemente in movimento. «Ho iniziato al liceo con rugby con le scuole a 16 anni. Poi sono arrivate le ragazze del Rugby Pesaro e da lì siamo andati ai nazionali con la scuola nel 2008. Il rugby è molto interessante e molto intelligente, più di quello che sembra. Molti lo vedono solo come uno sport pieno di botte invece ci vuole un certo criterio. E poi è molto divertente». Ma il ruolo? «In nazionale gioco all’ala e nel club apertura o estremo. Mi piace giocare l’estremo perché ci sono molte responsabilità, ti capitano le partite in cui non hai molto da fare mentre con Treviso o Riviera sei sempre a rincorrere la gente che ti scappa. In quei casi è meglio giocare apertura. L’ala si avvicina al ruolo dell’estremo, anche se le responsabilità sono inferiori. E poi calcio bene anche grazie al fatto che ho giocato a calcio due anni. In realtà ho fatto molti sport: sei anni di ginnastica ritmica, poco basket, un anno di atletica e due anni di pallavolo». Un vero Sport Goofy, giusto per rimanere nell’ambito dei fumetti. «Studio a Bologna, scienze naturali. A me è sempre piaciuta la natura, vorrei fare un lavoro che mi permetta di viaggiare e fare un lavoro di ricerca sul campo. All’aperto. Io adesso vivo a Bologna, dove sono nata, e gioco a Pesaro nella squadra a quindici e a Bologna nella squadra a sette, ottenuta dalla fusione con Modena. Torno a Pesaro solo per la partita». Il bello è che in tutto questo giro di chilometri tra Pesaro e Bologna c’è tempo anche per altro.«Sono appassionata di musica, suono principalmente la batteria e la chitarra. A Bologna non ho potuto portare la prima ma le seconda sì! Poi gioco anche a calcetto, di solito attaccante o sulla fascia. Insomma, mi fanno correre. Tifosa? No, mi piace solo giocare. Quando ero piccola ero tifosa della Juve ma non lo seguo più di tanto. La mia è una vita volutamente impegnata e volendo si potrebbe trovare il tempo anche per un ragazzo». Pare un invito a candidarsi. Ma, attenzione maschietti, questa è tipo tosto. Una che dice cose dotate di una certa intelligenza. «Purtroppo il rugby femminile in Italia è un po’ trascurato, come tutto lo sport in Italia. E poi c’è carenza di soldi oltre a un pregiudizio che viene dalle ragazze stesse che hanno paura di questo sport. Fino a quando non si mettono in gioco loro le società possono fare bene poco». Basta, poi, guardare cosa fanno i fratelli e cosa vorrebbe fare lei per capire che ci troviamo di fronte a una fuoriclasse della vita che è cresciuta nel giusto contesto. «Ho un fratello Alessandro, più grande, che studia ingegneria meccanica a Milano e mia sorella Maria Chiara e studia medicina a Milano. Mentre i miei vivono a Pesaro e ogni tanto riusciamo a rivederci. A Pesaro ci si vive bene, ogni parte della città si raggiunge facilmente. Carina, sul mare. A Bologna ho ritmi differenti. Una città bellissima, di cui sono innamorata. Una mentalità molto aperta, una città festaiola. Se riesci a conciliare studio e divertimento diventa la città ideale. Spero di fare i documentari per la National Geographic e poi vorrei emigrare in Australia!».

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