“Più aggressivi in difesa e coinvolti in attacco”

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19 maggio 2012

AROSIO (Como) – Il giorno dopo il diluvio che ha impedito alla Scavolini Siviglia di giocarsi nel migliore dei modi gara 1, Marco Cusin e Daniel Hackett raccontano le sensazioni provate al cospetto di una Bennet che sembrava inarrestabile. E che poi – quando i biancorossi hanno difeso e attaccato con criterio – ha sofferto fino alla fine, quasi rischiando di essere beffata. Come hanno riconosciuto – con grande onestà – i quotidiani locali, a partire da La Provincia di Como.

Venerdì sera, i pochi tifosi pesaresi presenti e i tanti all’ascolto di Radio Città e in visione di Rai Sport 2 si sono spaventati vedendo Cusin infortunarsi.

Cusin e Hackett

“Lo spavento l’ho avuto anch’io, perché sono rimasto a terra dopo essere sceso da un salto sono caduto su qualcuno. Ho provato dolore, magari anche un po’ di paura. Quando sono tornato in panchina la caviglia bruciava. Ma volevo giocare. Mi sono detto: basta con gli infortuni, basta stare fuori. Non è una cosa grave, anche se mi si è gonfiata la caviglia (mentre parla, il massaggiatore Tamburini gli fascia l’arto infortunato; ndr), adesso valuteremo nelle prossime ore cosa fare, poi vedremo. Chiaro che la mia voglia di giocare era enorme e lo è ancora adesso. Sapevo che dove incominciare dalle cose fondamentali, dalla difesa, dai rimbalzi, aiutare i miei compagni a chiudere sulle penetrazioni avversarie. E loro, che sono bravi a passare la palla, mi hanno aiutato quando venivano raddoppiati, in  particolare Daniel quando giocava in post basso. Io dovevo solo appoggiare la palla”.

L’impatto di gara 1 è stato disarmante. Come spiegare il 17-2 e il 32-10 che
vi hanno obbligato a un inseguimento quasi impossibiile?
“Siamo stati poco attenti sui loro tiratori – spiega Daniel -: hanno messo 6 triple nel primo quarto. Onestamente, dovevo fare meglio contro Mazzarino. Per quanto riguarda l’attacco siamo molto più efficienti quando muoviamo la palla, anziché intestardirci nell’uno contro uno e nei mismatch. Questo crea nervosismo e ci porta a non essere attenti in difesa. Questo ha consentito loro di scappare in contropiede, soprattutto di trovare tiri aperti che fanno male.  Siamo riusciti a rientrare in partita facendo cose semplici, in poche parole il nostro gioco, ma è dura recuperare da meno 22 in una partita di playoff, in un palasport come il “Pianella”, dove ogni canestro sembra un goal. Domenica sarà importante l’impatto, il modo in cui inizieremo gara 2. Secondo me loro soffrono quando sentono il nostro fiato sul collo. Se riusciamo a mantenere la partita aperta possiamo renderli nervosi e giocarcela fino in fondo”.

“Che cosa aggiungere a quanto detto da Daniel – interviene Cusin -. Fuori casa, soprattutto in un campo come Cantù, non bisogna partire molli, ma essere aggressivi. Se concedi loro un vantaggio così consistente, è difficile metterli in difficoltà, anche se, muovendo bene la palla, siamo riusciti a recuperare. Ma quando sei a meno 6 o meno 8, non è facile annullare lo svantaggio. Dobbiamo giocarcela meglio, anche punto a punto. Spero che la lezione di gara 1 sia di insegnamento per le partite successive. Pronti fin dal primo minuto, se no i playoff finiscono presto”.

Non è che potete avere pagato il fatto di avere recuperato sempre nelle
precedenti partite?
“Siamo persone grandi, mature –  replica il pivot friulano -, conosciamo bene Cantù. Siamo rimasti sorpresi dall’inizio della Bennet, dalle loro triple. Poi ci siamo detti che se ognuno giocava da solo non si sarebbe andati da nessuna parte. E abbiamo reagito. Anche il coach era sbalordito, soprattutto dopo averci visto all’opera tutta la settimana. Pensate che ce ne siamo date di santa ragione, perché Luca non fischiava i falli, dicendoci che dovevamo chiamarli noi. Tutto ciò per essere più pronti. Dobbiamo avere una carica maggiore, essere più attenti tutti quanti, solo così è possibile vincere”.

Il coro dei tifosi “fuori i c….” non ha infastidito i biancorossi. Cusin spiega che è meglio un coro così dei mugugni al primo errore, del cambio di un giocatore chiesto dal pubblico. Eppure siamo dell’idea che sarebbe stato meglio aspettare, che si era solo a gara 1, che alla Scavolini Siviglia, che pure ha conosciuto brutti passi falsi, tutto si può contestare meno l’impegno, la voglia di battersi incarnata da Daniel Hackett.

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