Leunen, il viagra dei “vecchietti”, Pesaro senza triple

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20 maggio 2012

CANTU’ – Rispetto a gara 1, Pesaro lavora meglio in difesa, anche se concede alla Bennet 19 punti nel primo quarto. Il problema, ancora una volta, è l’attacco, che produce poco e sembra – visto che oggi il Giro d’Italia è passato da queste parti – un passista che affronta il Mortirolo. Arranca. Anche dalla lunetta dei tiri liberi.

Scavolini Siviglia-Venezia, Jumaine Jones

Jumaine Jones: ancora non pervenuto (foto Marco Giardini)

Due triple in fila fallite da White e Hackett. Il terzo tentativo di Jones è un airball, la palla non trova neppure il ferro. La quarta – di Hickman – è una beffa. La palla gira dentro il ferro e poi esce. Cantù fa meglio dall’arco, Leunen si aggiunge a Perkins nelle triple realizzate. Ma Pesaro c’è. E stasera la Bennet ha difficoltà a scappare, anche se ha in campo – contemporaneamente – Mazzarino (36 anni), Marconato (36) e Basile (37). Il problema, però, è Leunen, che cancella Jones e segna la seconda tripla. Dopo 10 minuti, la Bennet ha 3/5 dall’arco, la Scavolini Siviglia 0/5. E comunque Trinchieri è molto bravo a ruotare i suoi “vecchietti”. Ad averne… Soprattutto se hanno al fianco un “viagra” chiamato Leunen (11 punti al 16′). Jones non lo vede, e così chi gli dà il cambio, Finora, la sensazione è che l’americano fatichi di più a fine partita, quando deve giocare con i figli. Poi anche lui, forse stanco, lancia un airball. Pesaro ringrazia con un palla… persa.

Entra Micov, il boato è degno del San Paolo dopo un gol di Diego Armando Maradona. Entra anche Andrea Cinciarini che si becca una vergognosa razione di insulti da un tifoso pesarese che magari con gli amici pontifica sui valori dello sport. Che nausea!

White sbaglia 2 tiri liberi dei 4 avuti a disposizione. E stasera Daniel sembra più Sisifo che Hackett.

Questo gioco, però, si chiama pallacanestro, bisogna mettere la palla dentro il cesto. E la Vuelle sembra averlo dimenticato. L’ultimo bel ricordo va alla gara interna con Sassari. La Bennet, invece, ha triple anche da Basile e Cinciarini. Canestri pesanti che scavano il solco (27-14), mentre la Vuelle fallisce le conclusioni più semplici. Per fortuna Markoishvili è ancora assente. Ma al riposo la differenza – oltre che nelle qualità dei singoli al servizio della squadra – sta soprattutto nella differenza al tiro: 60 per cento Cantù (6/10 da 3 punti); zero per cento Pesaro. A volte le alchimie, le invenzioni sono cancellate dalla cosa più semplice: fare canestro. Osservando la panchina, ci viene un’idea: Ebeling. Sicuramente il direttore tecnico della Vuelle farebbe più punti degli americani oggi sul parquet. White prova a smentirci segnando il primo canestro su azione della ripresa (con libero aggiuntivo), dopo 23’10”, ma Cantù è già fuggita (42-24). Un palindromo che racconta le difficoltà biancorosse anche in gara 2.

Non resta che aggrapparsi alla difesa. E come sempre in questi casi anche l’attacco ci guadagna (42-31). Cantù sembra in difficoltà, ma un fallo di Hackett su Perkins (duro, magari anche cattivo, ma non violento) riscalda gli animi. E forse aiuta la Bennet a uscire dalla palude. Una mano gliela danno Basile e l’energia di Cinciarini. Mentre Pesaro continua a non segnare dalla grande distanza (0/7 al 30′). Per fortuna anche i brianzoli si sono fermati (0/6 nel terzo parziale). A interrompere il digiuno ci pensa Mazzarino (54-37). E se Hickman centra finalmente una tripla, Leunen gli risponde immediatamente. Pesaro può solo sperare nel campo amico per provare a giocarsela in gara 5. Onestamente, non sarà facile.

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