Signori, a Cantù già pensano al derby

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21 maggio 2012

PESARO – Quella di domenica, per la Vuelle era la 36^ partita ufficiale della stagione (2 di Coppa Italia, 32 della stagione regolare, 2 di playoff). Per la Pallacanestro Cantù, addirittura la 54^: 1 di Supercoppa, 3 di Coppa Italia, 32 di stagione regolare, 2 di playoff, ma anche 16 di Eurolega. E l’età media canturina è decisamente più alta di quella pesarese. Eppure sembrava più stanca la squadra di coach Dalmonte. Non fisicamente, che se non fosse ben preparata – e lo è – non avrebbe recuperato – in gara 1 – dal meno 22 al meno 4 con palla in mano. E poi, dopo dieci giorni di pausa, come essere stanchi?

Bennet - Scavolini Siviglia di domenica vista dalla tribuna stampa

Bennet - Scavolini Siviglia di domenica vista dalla tribuna stampa

E’ sembrata stanca mentalmente, questo sì. Ed è un peccato gravissimo per una squadra che approda ai playoff, per giocatori che li hanno disputati poche volte e avrebbero tutto da guadagnare da una seconda fase ad alto livello.

Soprattutto è sembrata la brutta copia di quella squadra che, pure con qualche passo falso, aveva disputato una stagione regolare positiva, anche se conclusa nel peggiore dei modi con la sconfitta di Casale Monferrato.

Perdere in Piemonte sembra avere cambiato la storia. Intanto perché il piazzamento finale non è dipeso (solo) dalla bravura altrui, ma anche dai propri demeriti. E poi perché – mentre le avversarie dirette (Sassari e Bologna) guadagnavano due punti preziosi – la Vuelle cedeva all’ultima della classe. Magari orgogliosa, magari priva di pressione, ma sempre ultima della classe.

Analizzando la fase finale della stagione regolare, avevamo concluso che – alla resa dei conti – il sesto posto finale era quanto i biancorossi avevano meritato.

Sfuggita, dopo una buonissima partita con Siena, la possibilità di puntare veramente in alto (che questo obiettivo abbia provocato le vertigini), la Vuelle ha perso a Bologna e Casale Monferrato e rischiato grosso in casa contro Roma, un’altra squadra da tempo in vacanza e priva di stimoli.

La doppia sconfitta di Cantù è la conseguenza di tutto questo. Il meno 22 dopo 12 minuti di gara 1 e il meno 27 di gara 2 sono la fotografia dell’ultima parte del campionato, come se la squadra non credesse più nelle proprie possibilità. Che invece – ascoltando Cusin e Hackett nella conferenza stampa di sabato – sembravano esserci.

A poche ore da gara 3, con l’ambiente che sembra in depressione come il barometro in questi giorni, sarebbe bello se la Scavolini Siviglia nella sua completezza, senza dividerla in italiani o stranieri, ritrovasse l’orgoglio, la voglia di lottare, per non uscire anzitempo, per non chiudere con una secca sconfitta, per non cancellare quanto di buono fatto in precedenza.

Diamine, domenica sera, a Cantù, i tifosi si salutavano dandosi appuntamento alla prima casalinga con Milano. Perché non obbligarli a rivedere le nostre brutte facce, sabato sera?

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