Cinquecento Italiano: religione, cultura e potere dal Rinascimento alla Controriforma

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23 maggio 2012

Cinquecento italiano di Gigliola Fragnito

Cinquecento italiano di Gigliola Fragnito

PESARO – Venerdì 25 maggio, alle ore 18, nell’auditorium di palazzo Montani (piazza Antaldi, 2), nell’ambito della serie “Incontri a palazzo Montani” proposta dalla società pesarese di studi storici in collaborazione con il Comune di Pesaro – assessorato alla cultura e la Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, il professor Paolo Prodi, presidente della Giunta centrale per gli studi storici, presenta Cinquecento italiano. Religione, cultura e potere dal Rinascimento alla Controriforma (il Mulino, Bologna 2011, pp. 456) di Gigliola Fragnito, ordinario di storia moderna presso la facoltà di lettere e filosofia dell’università di Parma.

Il passaggio dal Rinascimento alla Controriforma è una svolta che ha condizionato gli assetti politici, la società e la cultura della Penisola italiana, contribuendo a costruire, nel bene e nel male, la nostra identità. Le trasformazioni epocali di questo Cinquecento italiano sono il filo conduttore del volume, che le indaga seguendo i temi forti delle istituzioni ecclesiastiche, delle corti cardinalizie romane, del dissenso religioso, del rapporto fra i letterati e la Chiesa e da ultimo della censura. In un percorso fra religione, cultura e potere, il volume offre così un’illuminante e originale lettura di quell’epoca turbolenta e in particolare dell’evoluzione del Cattolicesimo romano e della sua presa sulla società italiana.

Nei primi anni del XVI secolo, con le “guerre d’Italia”, le corti italiane, ricche di cultura e d’arte ma militarmente impotenti, perdono la loro autonomia, e mille anni – non pochi lustri – sembrano separare la fine dell’avventura del Valentino, nel 1503, dal sacco di Roma del 1527. Intanto l’Italia subisce il forte contraccolpo della crisi religiosa della Riforma protestante: con il concilio di Trento (1545-1563) la Chiesa romana si trasforma profondamente. Ma come? Lo studio di Gigliola Fragnito indaga quel momento e sottolinea come il concilio di Trento sia in realtà un mito fondatore – ha scritto di recente Massimo Firpo (“Domenicale del Sole 24Ore”, 15 aprile 2012) – perché in realtà non i canoni tridentini ma il Sant’Uffizio risulta lo strumento più efficace della Controriforma: «L’energica ripresa del papato postridentino, con il rapido mutare del ruolo del sacro collegio e delle corti cardinalizie nella Roma cinquecentesca, non tardò infatti a mettere a tacere ogni istanza di autonomia di un episcopato che il concilio aveva richiamato al dovere della residenza per valorizzarne l’impegno pastorale, ma poi depotenziato dal centralismo della curia romana, e dalle strutture preposte a un occhiuto controllo della vita religiosa».

Non solo i teologi, ma anche scienziati, filosofi e letterati sono censurati e inquisiti, come mostrano gli studi di Gigliola Fragnito sui diversi Indici dei libri proibiti pubblicati nel secondo Cinquecento, a cominciare dall’assoluto divieto ai laici di leggere la Bibbia in volgare. È un fatto, concludeva Massimo Firpo, che questi sono «studi essenziali per capire l’Italia moderna: sia l’antico e capillare ruolo non solo pastorale ma anche politico che vi esercita la Chiesa, sia le peculiari modalità di intendere e di vivere la propria fede in un Paese più familiare con il clero e con le pratiche devozionali che con la parola di Dio».

Gigliola Fragnito è ordinario di Storia moderna presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Parma.
Dal 1976 al 1979 è stata ricercatrice presso il dipartimento di Storia e Civiltà dell’Istituto universitario europeo di Firenze, dove è stata prima assistente (1979-84), poi associato (1984-85). Dal 1985 al 1994 ha insegnato in qualità di professore associato Storia dell’età della Riforma e della Controriforma presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Firenze. Dall’anno accademico 1994/95 è ordinario di Storia moderna all’Università di Parma.

Si occupa di storia religiosa, culturale e sociale della prima età moderna. Ha pubblicato, oltre a vari saggi su riviste italiane e straniere o in opere collettive, Memoria individuale e costruzione biografica. Beccadelli, Della Casa, Vettori alle origini di un mito, Argalia, Urbino 1979; In museo e in villa. Saggi sul Rinascimento perduto, Venezia 1988; Gasparo Contarini. Un magistrato veneziano al servizio della cristianità, Olschki, Firenze 1988; La Bibbia al rogo. La censura ecclesiastica e i volgarizzamenti della Scrittura (1471-1605), il Mulino, Bologna 1997; Proibito capire. La Chiesa e il volgare nella prima età moderna, il Mulino, Bologna 2005. Ha curato il volume Church, Censorship and Culture in Early Modern Italy, Cambridge University Press, 2001.

Paolo Prodi, professore emerito e già ordinario di Storia moderna presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Bologna, è attualmente presidente della Giunta centrale per gli studi storici.
Ha fondato e diretto per 25 anni l’Istituto storico Italo-Germanico di Trento. È stato fellow dello Historisches Kolleg di Monaco di Baviera e del Woodrow Wilson Center di Washington. Ha dedicato gran parte della sua attività di ricerca ad indagini sulle strutture del potere religioso e del potere politico nella storia dell’Occidente. Tra i suoi studi, tradotti nelle principali lingue europee: Il sovrano pontefice. Un corpo e due anime. La monarchia papale nella prima età moderna (Bologna 1982 e 2006); Il sacramento del potere. Il giuramento politico nella storia costituzionale dell’Occidente (Bologna 1992); Una storia della giustizia: dal pluralismo dei fori al moderno dualismo tra coscienza e diritto (Bologna 2000), Settimo non rubare: Furto e mercato nella storia dell’Occidente (Bologna 2009).

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