Pesaro città ciclabile, pregi e difetti. La nostra inchiesta

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26 maggio 2012

PESARO – Fervono i lavori per il completamento della pista ciclabile del mare che collega il porto di Pesaro al Lido di Fano. Steso l’ultimo strato, anche gli stabilimenti balneari della zona – da Viale Trieste ai Gelsi (foto 1) – stanno completando le nuove opere. Insomma, a giugno tutto dovrebbe essere a posto.

Da completare ancora, purtroppo, l’opera di educazione di chi utilizza le piste ciclabili: in bicicletta, a piedi, sui pattini. Talvolta – è un operatore turistico – in scooter (un Mbk).

Se volete un quadro della maleducazione, basta andare da Pesaro a Fosso Sejore a Fano per rendersene conto immediatamente.

Come ha sottolineato più volte Alessandro Ariemma, presidente del Comitato provinciale Uisp, “fatte le piste, bisogna spiegare come utilizzarle. E’ necessario un uso responsabile della bicicletta da parte dei cittadini, serve l’intervento educativo della polizia municipale”.

Parole semplici che illustrano la situazione (foto 2). Le norme sono infrante in continuazione: chi protesta, nella migliore delle ipotesi si sente rispondere: “Devi darti una calmata”.

Giorni fa abbiamo visto pedalare un gruppo di bambini, tutti in fila indiana, tutti con il casco in testa. Troppo biondi per essere italiani, abbiamo pensato. Infatti erano danesi, come da bandierina sulle biciclette.

Avete mai visto ciclisti pesaresi in fila indiana? Chi scrive pedala tutti i giorni e la riposta è no.

Domanda: un paio di domeniche fa, alla “Bicicletta Day” promossa dal Comune hanno partecipato alcune vigilesse in bicicletta (foto 3). Perché solo per la manifestazione e non tutti i giorni? Potrebbero spiegare le norme da osservare e all’occorrenza reprimere. Per esempio: spiegare non può bastare nei confronti di chi ha spostato un panettone giallo con palo per segnaletica verticale dalla strada alla pista ciclabile di Viale Trieste angolo Via Leonardo da Vinci (foto 4). Forse serviva per parcheggiare meglio al posto dei disabili. Una vergogna che diventa un pericolo per chi pedala.

Con l’utilizzo dei vigili urbani in bicicletta, Pesaro sarebbe davvero all’avanguardia.

Detto di chi infrange la legge, è doveroso sottolineare anche le magagne di chi dovrebbe tenere in ordine le piste ciclabili.

Nel tratto nord di Viale Trieste, gli alberi hanno rami pendenti che arrivano all’altezza delle teste di chi pedala. In settimana si è provveduto alla pulizia degli alberi, ma solo di quelli sul marciapiede. Inoltre la segnaletica verticale è posizionata all’interno della pista (foto 5) e non sul cordolo che separa dalla strada; anche questo è un pericolo, come dimostra una delle fotografie che illustrano il contenuto dell’articolo.

GUARDA LE FOTO

2 Commenti to “Pesaro città ciclabile, pregi e difetti. La nostra inchiesta”

  1. Danrio Pantonieri scrive:

    Tutte puntuali le osservazione contenute nell’articolo. A queste ne vorrei aggiungere delle altre.
    a) La pista ciclabile se è ciclabile è utilizzata in modo improprio da una moltitudine di soggetti: Pattinatori, ciclisti accompagnati dal cane, chi fa footing e da pedoni… Forse qualche azione da parte dei Vigili Urbani sarebbe auspicabile visto che a lato esiste anche un marciapiede
    b)Esiste l’equivoco del tratto Piazzale della Libertà – Piazzale D’Annunzio a senso unico, forse sarebbe il caso, da parte del Comune, di realizzare una variante, per chi procede lungo la dir. NORD-SUD, su Via Nazario Sauro:sarebbe sufficiente disegnare semplicemente la pista.
    c) Nel tratto di pista che va dai Gelsi a Fosso Sejore per evitare continui alterchi e insulti fra ciclisti e pedoni (che spesso procedono a fisarmonica) solo alcuni stabilimenti hanno ottemperato all’obbligo previsto dal Piano Spiaggia di affiancare alla pista ciclabile un tratto di pista pedonabile per la lunghezza del loro stabilimento. E gli altri gestori inadempienti perchè si sono sottratti sino ad oggi a tale obbligo? Ponete cortesemente questa domanda all’Amm.zione Comunale. Grazie

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