VL, c’è una Milano da bere. Come ai vecchi tempi…

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27 maggio 2012

PESARO – Pesaro ritorna nel basket che conta, quello dove si decide chi vince lo scudetto, quello che ti qualifica ad una coppa europea – tutte e quattro le semifinaliste sono sicure di avere un posto in una delle due massime competizioni europee – quello che ti permette di sognare e di ricordare i tempi belli, quando la pallacanestro italiana guardava con rispetto e ammirazione la piccola Pesaro giocarsela con gli squadroni delle metropoli, lo fa otto anni dopo l’ultima semifinale , quella vissuta nel segno del povero Alphonso Ford che quasi da solo aveva vinto la quinta partita contro Napoli, lo fa dopo il fallimento del 2005 arrivato “grazie” alla gestione Amadio e dopo essere passata come una meteora in serie B e in LegaDue, categorie non consone al blasone della Pesaro cestistica e ritorna nelle “Top Four” dopo una sola apparizione fugace nei playoff di tre anni fa, travolta da una Montepaschi Siena troppo superiore per tentare di infastidirla.

Scavolini Siviglia-Milano, Daniel Hackett e Luca Dalmonte

Daniel Hackett e Luca Dalmonte. Foto Giardini

La Scavolini Siviglia si qualifica alla semifinale contro l’E7 Emporio Armani Milano, ribaltando fattore campo e pronostico al termine di una serie splendida per intensità e agonismo, iscrivendo il nome di Pesaro nel libro dei record della pallacanestro italiana, seconda squadra in grado di ribaltare uno zero a due e l’unica a vincere in trasferta una gara cinque. Ma non si può parlare di sorpresa, perché ricordiamo che Pesaro ha finito il girone d’andata al secondo posto, è arrivata in semifinale di Coppa Italia e ha sempre espresso un basket efficace, fatto di una difesa attenta e di un attacco in grado di fare male a qualunque avversaria grazie ai suoi “tre tenori”, finalmente tutti sulla stessa lunghezza d’onda nello sfruttare la loro classe e con il contributo fondamentale della “quarta voce”, quel Daniel Hackett che sui campetti di Cristo Re, sognava di arrivare a giocarsi lo scudetto con la maglia della sua Scavo e ha insegnato a sognare anche ai suoi compagni, che non sapevano nulla della passione che ha sempre infiammato Pesaro, ma che col passare dei mesi hanno imparato a credere nella possibilità di far avverare il desiderio di un ragazzino, esploso in America, ma con la Vuelle sempre nel cuore. Adesso ci aspetta Milano, sempre loro, sempre favoriti come venti anni fa, ma continuare a sognare non ci costa niente.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Non abbiamo mai condiviso il velo di tristezza che era sceso sulla Pesaro cestistica dopo la partita di Casale Monferrato, come se la sconfitta contro l’ultima in classifica avesse cancellato ogni possibilità per la Scavolini Siviglia di fare strada nei playoff, relegandola in sesta posizione. Nella post season non conta tanto la posizione dalla quale si parte, ma incidono il tuo stato di forma e l’adattamento allo stile di gioco del tuo avversario, abbiamo sempre considerato Cantù una squadra alla portata della Vuelle, più adatta di Sassari e Bologna alle caratteristiche pesaresi, la Bennet è una squadra senza grossi centri di ruolo che si affida principalmente al tiro da tre, fermata la sua principale arma offensiva si poteva provare a sfruttare la maggiore attitudine biancorossa ad attaccare il ferro e colpirli nel loro vento punto debole: la mancanza di un play della stessa classe di Hickman. Certamente hanno aiutato alla conquista della semifinale i numerosi infortuni che hanno colpito la squadra brianzola orfana di Shermadini e Scekic, e con Vlado Micov non al top – importante la sua assenza in gara cinque – ma gli infortuni fanno parte del gioco e non si arriva nelle prime quattro se non sei sorretto anche dalla buona sorte.

La Scavolini Siviglia d’altra parte è arrivata alla gara decisiva con il giusto stato d’animo, sapendo di non dovere lasciare fuggire la Bennet nel primo tempo, ma di arrivare all’ultimo quarto con il punteggio in equilibrio per scaricare tutta la pressione sulle spalle dei padroni di casa che, dopo domenica scorsa avevano già prenotato il palazzo di Desio per la semifinale contro Milano, pensando di aver risolto la pratica Pesaro dopo il due a zero. Invece la Vuelle sapeva di avere le chance per portare l’avversaria a gara cinque e giocarsi il tutto per tutto in una partita secca, poi ti devono entrare anche i tiri da otto metri a fil di sirena, ma rimane il valore dell’impresa. Dopo aver segnato la miseria di 47 punti in garadue, Dalmonte non sembrava preoccupato, affermando che la sua squadra nonostante tutto aveva disputato una buona partita, non supportata dalle percentuali di tiro, diamo atto al coach imolese di aver trasmesso questa fiducia ai suoi uomini e di essere riuscito a capovolgere l’inerzia della serie con la splendida difesa del primo quarto di gara quattro, togliendo alla Bennet l’arma del tiro da tre.

 

I PIU’…….

James White
Sembrava una spacconata tipica di un americano appena arrivato in una nuova realtà, l’affermazione di James alla sua presentazione: “Siamo una squadra da primi quattro posti”, pochi gli avevano dato credito, ma White ha mantenuto la promessa disputando una quinta partita da vero campione.

Rimbalzi
43-28, Pesaro domina l’avversario nella sotto i tabelloni, aggiudicandosi tutte le palle vaganti e i rimbalzi contesi, da rimarcare le dieci carambole prese da White e gli otto palloni arpionati da Hackett, segnale di una grande attenzione di squadra in questo fondamentale spesso fonte di grossi problemi durante l’anno.

Daniel Hackett
E’ vero che gli americani hanno spezzato in due la partita con le loro triple e i voli sopra il ferro, ma Daniel ha difeso come se fosse una questione vitale per tutti i quaranta minuti, non facendosi innervosire dall’ambiente ostile. Rimane la vera anima di questa Scavolini Siviglia, suo il merito di aver fatto capire ai suoi compagni che Pesaro è un posto speciale per la pallacanestro.

 

…. E I MENO DELLA QUINTA SFIDA PESARO – CANTU’

Tiro da tre
Una delle pochissime volte che Pesaro in stagione ha tirato lo stesso numero di volte sia da due (30) che da tre (29), forzando qualcosina di troppo dai 6.75, anche se quando ti entrano missili come quello lanciato da Jones davanti alla panchina di Trinchieri, anche le percentuali sottomedia non sembrano importanti.

Palle perse
Troppe le 18 palle gettate al vento dalla Scavolini Siviglia, ben 13 nei primi venti minuti, appena Pesaro è riuscita a gestirsi meglio, ha potuto fare il break decisivo.

Play di Cantù
Vero buco nero per Trinchieri la gestione della regia in questa serie, Perkins ha fatto più danni di una grandinata estiva in un campo di pesche a Montelabbate e Cinciarini Junior non è sembrato in grado di competere a questi livelli.

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