La seconda Olimpiade del dottor Piero Benelli

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28 maggio 2012

PESARO – Se Google Maps non sbaglia, sono 8.142 i chilometri che separano Piazza Tien Amen di Pechino da Hyde Park di Londra. Il dottor Piero Benelli ha impiegato quattro anni per percorrere questa distanza. Non è che sia un risultato eccezionale per uno sportivo come lui. Scherzi a parte, Piero era pentathleta azzurro negli anni Ottanta segnati dalla dolorosa rinuncia ai Giochi, il sogno di ogni atleta, impostagli da politici che sanno scaricare sempre sugli altri le conseguenze dei propri errori.

Piero Benelli

Il dottor Piero Benelli prima di una partita di playoff tra Pesaro e Cantù

Accadde che, in seguito all’invasione sovietica dell’Afghanistan, nel 1979, i Paesi del blocco occidentale, della Nato per intenderci, decisero di boicottare le Olimpiadi di Mosca 1980. Lo fecero nel peggiore dei modi, alla “politici” insomma, lasciando a casa gli atleti che facevano parte dei corpi militari. Che non avevano alcuna colpa. Gli atleti, ovviamente. E pensare che oggi – in Italia – senza gruppi sportivi militari non si farebbe sport. Che bel paese che siamo! Si trovano i soldi per le cose più ridicole, ma senza i circa mille euro al mese che passano Carabinieri, Fiamme Oro, Fiamme Gialle, Fiamme Azzurre, Esercito e Aeronautica, alcune discipline che hanno portato – nel tempo – tante medaglie, da quella più pregiata al sempre degno bronzo, non manderebbero a Londra campioni dell’atletica, della scherma e di altri sport.

Detto questo, a cavallo tra il 1979/1980, Piero Benelli era azzurro di Pentathlon Moderno, nobile disciplina che ha riservato – nel tempo – immense gioie all’Italia; ma era, soprattutto, poliziotto delle Fiamme Oro. Gli impedirono di andare a Mosca. Un’ingiustizia.

Piero Benelli si è laureato in medicina e specializzato in medicina dello sport, che fa parte da sempre della sua vita. Nuotatore, allenatore, presidente di Pesaro Nuoto, medico della Victoria Libertas e da qualche anno anche della Nazionale di pallavolo maschile, che prima l’ha portato a Pechino 2008 e poi a Londra 2012.

Gli azzurri sotto la rete, pure vice campioni d’Europa in carica, hanno dovuto affrontare il torneo preolimpico a Sofia, in Bulgaria, aprendo con una soffertissima vittoria al tie-break sulla Finlandia e chiudendo ancora al 5° set con la Germania. Un percorso netto per la felicità del ct Berruto, dei giocatori, ma anche del dottor Piero Benelli. Congratulazioni.

“Sono molto contento, perché dopo Pechino, arrivata subito, quasi a sorpresa, perché entrato da pochi mesi nella Nazionale maschile, seguendo un percorso già segnato da altri, in uno staff già costruito, adesso c’è un altro tipo di soddisfazione. E’ un’esperienza che nasce da una ricostruzione a cui ho partecipato attivamente per creare un gruppo giovane, a cui sono aggiunti alcuni elementi di esperienza. Non posso dire di provare più soddisfazione, perché non si può preferire un’Olimpiade a un’altra, ma sicuramente mi sento più partecipe di questa qualificazione che ci ha reso felici, entusiasti. Partecipare ai Giochi è veramente bello”.

L’Italia è stata bravissima, ma ci ha fatto rischiare l’infarto, prima contro i finnici, poi nella finale prima dominata e poi in forse…
“Rispetto alla pallacanestro, la pallavolo è più incerta. Nel basket, se prendi 20-30 punti di vantaggio è dura che te li recuperino. Sotto rete puoi essere 2-0 ed è come ricominciare da capo. Devi vincere un set per volta”.

E’ aumentata la rappresentativa marchigiana in azzurro. E’ tornato “o’Fenomeno”, Samuele Papi.
“Conoscerlo è stata una bella esperienza. Quando l’ho incontrato nel ritiro azzurro gli ho ricordato che nei primi anni Novanta, per caso, facendo una sostituzione all’Asl di Falconara, lo visitai per concedergli l’idoneità. All’inizio non ricordava…”.

Non gli ha chiesto perché – con il fisico che si ritrova – non abbia scelto la pallacanestro?
“No…”. Il dottor Benelli risponde ridendo e poi aggiunge: “Papi è un grande giocatore che può arricchire la Nazionale come hanno fatto Mastrangelo e Fei. L’Italia ha messo a posto tutte le pedine. Noi ci siamo, ora vediamo cosa succede”.

La sua estate si annuncia lunghissima.
“Sono a Pesaro per i playoff della Scavolini Siviglia. Il 5 giugno, a Cavalese, inizierà la preparazione per Londra. Finora il lavoro è stato molto concitato. Alcuni giocatori hanno finito la stagione la domenica e il martedì erano già in ritiro con la Nazionale, pronti a partire – dieci giorni dopo – per la Bulgaria. Abbiamo dovuto affrettare gli allenamenti. Adesso ci accingiamo a lavorare per i Giochi londinesi. Dopo una settimana in montagna, lavoreremo nel nostro centro di allenamento a Monza. Poi la prima squadra farà alcune tappe della World League, una negli Stati Uniti. Quindi, se ci qualificheremo, disputeremo le finali in Bulgaria. Partiremo per Londra il 23 o il 24 luglio”.

Buon lavoro, buon viaggio.

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