“Una semifinale con Pesaro è una grande emozione”

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28 maggio 2012

PESARO – E’ vero che di emozioni ne ha vissute tante, in 22 anni di carriera da capo allenatore santificata da scudetti in Italia e Spagna, da trionfi alla guida della Selezione della Ñba, ma giocare una semifinale contro chi lo ha lanciato nel grande basket è davvero una cosa unica. Sergio Scariolo è freddo, pragmatico, calcolatore, ma la semifinale contro la “sua” Victoria Libertas non lo lascia freddo.

Scavolini Siviglia-Milano, Sergio Scariolo

Sergio Scariolo (foto Giardini)

“Sì, è un’emozione della quale avrei fatto volentieri a meno. Non mi piace giocare contro le mie ex squadre, soprattutto quelle a cui mi sento molto legato come la Scavolini. Ma la pallacanestro è il mio lavoro e non siamo noi a scegliere gli accoppiamenti. Quando si comincia finiscono tutti i discorsi… anche se è vero che è un accoppiamento che avrei evitato”.

Si comincia il 29 maggio: la data le ricorda qualcosa?
“In verità faccio fatica a ricordare le date dei compleanni di mia moglie e dei miei figli…”. La informo che sto registrando l’intervista e potrei utilizzare il nastro contro di lei facendolo ascoltare a sua moglie Blanca… Curiosa coincidenza, il 29 maggio è la ricorrenza del secondo scudetto pesarese, conquistato nel 1990 espugnando Varese in gara 4. Lei era seduto sulla panchina pesarese.

Altra coincidenza: affronta la Vuelle allenata dal suo amico Luca Dalmonte, un collega per il quale ha speso – in tempi non sospetti – parole di grande apprezzamento, alcune anche nella prefazione al mio libro.
“E’ normale che nella nostra professione accada spesso di giocare contro amici. Dovrò fare il massimo per prevedere cosa farà lui per fregarmi e disattivarlo, e lui farà altrettanto con me. E’ la normalità dello sport. Sono contento di avere offerto una grande opportunità a Luca nella Fortitudo, gli sono grato per quanto mi ha dato professionalmente e umanamente. L’amicizia resterà a prescindere dal risultato finale”.

Dopo gara 5 vinta dalla Scavolini Siviglia a Cantù, le ho chiesto una frase secca per commentare l’impresa dei biancorossi pesaresi. Mi ha scritto: “Bravissimi e in grande forma”. Forse – per l’Olimpia – era meglio affrontare Cantù. Anzi, si racconta nell’ambiente che nei giorni di pausa per la semifinale conquistata anzitempo stavate lavorando per prepararvi al derby con la Bennet.

“Una bugia, nella maniera più assoluta, la smentisco categoricamente. La prego di scriverlo! Questo è un giochino vecchio, fuori moda, per creare motivazioni artificiose. Sono sicuro che Pesaro non abbia bisogno di queste motivazioni”.

E’ vero però che, per le scelte – non ultima quella di puntare su un grande allenatore qual è Scariolo – e gli investimenti, Milano è stata candidata da tutti a rivale numero 1 di Siena. Insomma, tra EA7 Emporio Armani e Montepaschi sarebbe una finale annunciata… Ora, come Tisbe e Clorinda, il ruolo decidetelo voi – Milano e Siena – dovete liberarvi di Cenerentola, che in questo caso ha una doppia veste: Pesaro e Sassari. Attenzione, però, perché a Pesaro è nato Gioachino Rossini che ha composto musiche sublimi ed esaltato il lieto fine della favola.

“Non credo alle finali annunciate. In finale ci va chi vince sul campo, non sulla carta. Altrimenti non si inizierebbe neppure a giocare. E’ solo un discorso giornalistico, da bar. Noi sappiamo quanto impegno, fatica e sudore quotidiano ci abbiamo messo per conquistare il secondo posto al termine della stagione regolare, costruendo una squadra ex novo e partecipando a due competizioni importanti. Anche la Vuelle ha fatto un’ottima stagione. Ed entrambe abbiamo disputato un ottimo playoff. Indipendentemente dalle valutazioni della scorsa estate, la migliore andrà in finale”.

Sergio Scariolo vive giorni importanti. Il campionato italiano è in dirittura d’arrivo, si avvicinano i Giochi Olimpici di Londra. Ovvio che non abbia mancato di dare uno sguardo alle semifinali spagnole tra Real Madrid e Caja Laboral Vitoria – da lui guidate alla conquista della Coppa del Re e della Liga Acb – e tra Regal Barcelona e Valencia BC. In Spagna sono già a gara 3 di semifinale, ma loro – con Don Sergio – devono preparare l’assalto al trono degli Usa. Al momento regna un equilibrio perfetto, le sfidanti sono tornate a casa con una vittoria.

“Ho seguito tutte le partite. Tra Real e Caja, la prima è stata la classica gara dove chi gode del favore campo è sembrata un po’ oppressa e non ha giocato sciolta, ma si è ripresa in gara 2. Tra Barcelona e Valencia si è assistito a una gara 1 a senso unico. Probabilmente, la vittoria schiacciante ha creato problemi ai blaugrana, dando al Valencia la spinta per dare il massimo. Tutte le vittorie sono state meritate”.

L’ennesima conferma che – nei playoff – la testa conta moltissimo.
“Soprattutto in gara 1. Posso raccontare un’esperienza personale fatta al Real. Mi qualificai per la finale vincendo gara 5 contro l’Estudiantes che sbagliò l’ultimo tiro. Ci presentammo a Barcelona. Loro stavano folleggiando da dieci giorni. Vincemmo la prima partita. E’ questa la partita dove la testa conta di più e l’aspetto fisico non è determinante. Lo diventa in seguito, magari da gara 3. Le squadre che hanno l’adrenalina al massimo, che viaggiano sulle ali dell’entusiasmo dopo avere vinto una serie dura sono pericolosissime”.

Un’esperienza utile contro la Scavolini Siviglia che ha grande entusiasmo e motivazioni giuste dopo avere eliminato la Bennet Cantù che – parole della sua presidente Anna Cremascòli – puntava allo scudetto.
“Lo sanno bene i miei giocatori, anche se la mia esperienza l’ho vissuta dall’altra parte”.

Tra l’altro il suo Real Madrid vinse la finale in gara 5, a Barcelona.
“E’ vero. Nei playoff, chi vince la prima partita dà un’impronta alla serie; addirittura di più che vincendo la seconda…”.

Martedì sera sarete molto attenti…
“Lo spero, ma non ho alcun dubbio sui miei giocatori che hanno dimostrato sempre di avere grande professionalità. Poi ce ne sono di esperti di queste situazioni e altri no”.

In passato, dopo quel 29 maggio, abbiamo tifato per lei, fosse a Vitoria o a Madrid, a Malaga o a Mosca. Anche perché non dimentichiamo un suo grande merito: avere ricordato sempre questa città che vive di basket. Dopo il trionfo in Coppa del Re alla guida del Tau Vitoria, festeggiando nella piazza della città basca, ricordò la maxitavolata del primo scudetto biancorosso. E la scorsa estate, dopo il trionfo della Spagna agli Europei in Lituania, davanti alla folla di Madrid, raccontò: “Mi ricorda Pesaro!”. Oggi non possiamo dirle di più, neppure vinca il migliore. Ci perdoni.

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