Dalmonte: “Loro forti e infiniti ma noi ci siamo”

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29 maggio 2012

 

 

PESARO – La scossa di terremoto che, poco dopo le ore 9, ha fatto sussultare il centronord, avvertita anche a Pesaro, non ha turbato la Scavolini Siviglia che da sabato sera è a Milano. Luca Dalmonte ha appreso la notizia in albergo… “Seguendo TG24, ma non mi sono accorto del sisma”. Chi si è accorto di tutto è il suo vice, Umberto Badioli, che su Facebook ha scritto: “Sono al quarto piano, mia ha svegliato una scossa…”. Stesso risveglio per Daniel Hackett che, sempre tramite Fb, ha spiegato di essersi svegliato con la scossa.

Scavolini Siviglia-Treviso, time out Luca Dalmonte

Coach Luca Dalmonte e i suoi ragazzi (foto Giardini)

Buon giorno Vuelle, dopo l’impresa di Cantù sei chiamata a un’altra fatica: eliminare l’EA7 Emporio Armani, una corazzata che arriva da undici vittorie consecutive tra stagione regolare e playoff. L’ultima battuta d’arresto risale al 25 marzo (77-73) a Cremona, contro la Vanoli Braga di Attilio Caja, un ex avvelenatissimo.

Nella serie di playoff contro Venezia, Milano ha chiuso con percentuali notevoli da 2 punti: 74/112 per un 66,07% che indica la pericolosità milanese. Da 3 i lombardi hanno totalizzato il 34,45% (20/58). In più 38 rimbalzi a partita. Una corazzata.

“Partiamo dalla forza di Milano – commenta Luca Dalmonte in conferenza stampa via telefono dall’albergo di Assago – da profondità e strutturazione di una squadra coperta con due giocatori di simile se non uguale valore per ogni posizione. Partiamo da un roster costruito per centrare degli obiettivi, da una squadra che ha avuto un’evoluzione nel corso della stagione, aggiustando con criterio – concetto positivo – molti degli equilibri che un gruppo ha necessità di valutare in corsa. Pur di altissima qualità, ma nuova, l’EA7 Emporio Armani – impegnata in due competizioni tra Italia ed Europa – non ha avuto il tempo necessario per darsi una struttura definitiva. Di conseguenza era sempre al limite tra la necessità di giocare, ma anche di doversi allenare. Ha trovato adeguamenti importanti attraverso la firma di nuovi giocatori, ma è anche vero che ha dovuto convivere con elementi importanti presenti a singhiozzo. Il riferimento specifico è alla firma di Bremer e ad Hairston. Nel momento in cui Milano – purtroppo per loro – ha perso la possibilità di proseguire in Europa, ha avuto il tempo di sistemarsi in modo definitivo. Oggi è una squadra che ha il suo essere nella solidità di tanti giocatori. Parlo di Cook, unico nel suo ruolo, che difensivamente e mentalmente è un top a livello europeo; pensa solo alla squadra, ma è in grado – negli ultimi secondi del possesso – di produrre punti; le sue percentuali sono cresciute molto, ha preso in mano in modo definitivo l’Olimpia. I due esterni – Hairston e Mancinelli – sono di stazza europea. Attaccanti importanti. L’americano è una forza della natura con un bagaglio di qualità, pericoloso sul perimetro, devastante spalle a canestro. Mancinelli è un 3-4 di talento, anche lui coinvolto tantissimo nel gioco in post basso. Con le caratteristiche di Mancinelli si sposa in modo perfetto Fotsis, l’ala forte, uno degli uomini chiave. E in posto 5 giocatori diversi a seconda delle necessità di squadra e della partita: Bourousis ha talento offensivo indiscutibile, Rocca tutto ciò che è anima e cuore, non folclore ma concretezza, Radosević è cresciuto molto insieme con la squadra. Dalla panchina, ma talvolta anche in quintetto, arrivano l’aggressività offensiva e il talento di Alessandro Gentile per cambiare sia il 2 sia il 3; l’esperienza e la capacità di fare sempre bene di Giachetti per Cook; la gioventù e la vivacità di Melli. Su Dentmon non riesco a dare una valutazione, se non che è difficile arrivare in corsa, a maggiore ragione in una organizzazione così profonda e di qualità come Milano. Oggi l’americano può anche ribaltare qualche situazione perché ha talento ed un “go to guy”, giocatore da cercare quando servono punti, ma dopo mesi in una squadra americana (dove ognuno pensa soprattutto a mettersi in evidenza; ndr) non è facile integrarsi in un sistema ben definito”.

A contarli, sono undici giocatori undici: una profondità invidiabile per una squadra che gioca…

“Milano ha il pick&roll degli esterni Cook, Hairston e Gentile. E quando parlo di P&R non intendo solo di chi gestisce la palla, ma anche la capacità di Bourousis nell’aprire e nel rollare, la velocità di Rocca nel rollare e di Fotsis che non perdona mai nelle situazioni in cui prendono vantaggio. Un gioco importante è il post basso di Mancinelli e Hairston alternato con quello di Bourousis. L’Olimpia ha grandissima strutturazione, grandissima cura dei dettagli, grandissima solidità difensiva cresciuta tantissimo. Oggi mi sembra una squadra che ha idee chiarissime su ogni possesso, su cosa fare per mettere in difficoltà l’avversario”.

Come ci si oppone a una squadra così?

“Attenzione: quando presento Milano non lo faccio per scoraggiare, ma per essere veritiero nell’analisi sul prossimo avversario. Questa è Milano, poi ci siamo noi, perché noi ci siamo, abbiamo le nostre caratteristiche e dobbiamo cercare di spostare la partita dove pensiamo possano essere le situazioni migliori per noi. Intanto una chiave è avere – in attacco – una forza di esecuzione iniziale, una durezza per opporci all’aggressività con cui Milano vorrà iniziare. E non dimentichiamo che non è una partita, ma una serie. Oggi è gara 1 e noi abbiamo avuto poche ore per prepararla. Meglio avere poche idee, ma ben chiare, per evitare confusione, e andare in campo a giocare la partita avendo la capacità di leggere le situazioni, magari pronti a sistemare in corsa le situazioni su cui la mancanza di tempo non ci ha consentito di lavorare”.

Dopo Cantù, lei ha detto che non pensava di vedere pochi tifosi ribaltare il fattore campo del Pianella. Ora, in un giorno feriale non è facile portare tanta gente al Forum, ma la sensazione è che il salto di qualità – con la squadra – l’abbia fatto anche il pubblico. Sente questa sensazione?

“Decisamente sì”.

Però il suo carro si è ingrandito…

La risposta iniziale è una sonora risata. “A me interessa che sia carico di colori e di emozioni il carro della Vuelle. Il mio carro non è stato neppure progettato…”. Visto che per motivi personali Fano è diventata un luogo di riferimento, dovrebbe ricorrere ai carristi del Carnevale.

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