L’urlo della Confcommercio pesarese: “Monti, ora basta”

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29 maggio 2012

PESARO – La Confcommercio di Pesaro e Urbino non ci sta. Troppo pesante il clima denigratorio creatosi attorno a commercianti, artigiani e lavoratori autonomi. “Come se i problemi del Paese fossero cagionati tutti da chi non emette gli scontrini – ha spiegato in una conferenza stampa il direttore provinciale Amerigo Varotti – Eppure ormai le tasse vengono pagate in base agli studi di settore”.

Da sinistra il direttore di Confcommercio Amergico Varotti, il presidente Angelo Serra, il vice Lorenzo Paolini e il membro di giunta Alberto Dolci

Da sinistra il direttore di Confcommercio Amergico Varotti, il presidente Angelo Serra, il vice Lorenzo Paolini e il membro di giunta Alberto Dolci

Già, le tasse. Un’imposizione fiscale considerata eccessiva e penalizzante, “mentre poi non si fa nulla – ha commentato Varotti – per risolvere i veri problemi del Paese che andrebbero affrontati tagliando i tanti sprechi che ancora ci sono. E’ mai possibile che il capo della polizia guadagna 650mila euro mentre il responsabile dell’FBI, in America, percepisce 120mila dollari l’anno”.

E poi snocciola tutte le manovre del governo Monti che incidono per 232 miliardi di euro. “La cosa grave – ha tuonato Varotti – è che il 78% di questi deriva solo ed esclusivamente dall’introduzione di nuove tasse. Gli altri Paesi intervengono tagliando gli sprechi, in Italia invece la spesa pubblica non viene minimamente toccata con la conseguenza che i consumi si contraggono, e le imprese chiudono. Il differenziale tra imprese che aprono e imprese che chiudono nel primo trimestre del 2012 è negativo di 26mila unità. Un’enormità”.

 

Angelo Serra e Amerigo Varotti dicono basta alla situazione economica

Angelo Serra e Amerigo Varotti dicono basta alla situazione economica

UNA FIRMA PER DIRE BASTA

In questo contesto si insinua l’iniziativa della Confcommercio di Pesaro e Urbino, condivisa da altre Confcommercio in Italia tra cui quelle di Umbria, Pordenone e Torino, “Una firma per dire basta”. Domani e giovedì a Fano, in corso Matteotti palazzo Gabuccini – ma anche lunedì 4 e martedì 5 giugno a Pesaro (sotto il Municipio), mercoledì 6 a Urbino (davanti il collegio Raffaello), giovedì 7 a Urbania (all’inizio del Corso), venerdì 8 e sabato 9 a Gabicce Mare (nel parcheggio di fianco alla sede dell’Associazione Albergatori), sabato 16 giugno a Cagli (in occasione della grigliata in Piazza) – imprenditori, commercianti ma anche famiglie e singoli potranno, con un semplice ma significativo autografo, dire “Basta a nuove tasse per imprese e cittadini, a privilegi, sprechi e inefficienze. Imprese e famiglie, insieme, chiedono politiche per lo sviluppo, per il rilancio dei consumi, dell’economia e del lavoro”.

 

VANNO COLPITE LE CASTE, NON LE FAMIGLIE 

“Bisogna colpire le caste – ha continuato Varotti nella conferenza stampa di stamattina – Non possiamo più permetterci qualcosa come 1.000 parlamentari, 21 consigli regionali con una media di 50 rappresentanti ciascuno, 9 autority con stipendi che vanno da 300mila a 500mila euro. Il governo Monti, per fare quella che chiama “spending review” e cioè per recensire gli sprechi e possibili tagli alla spesa pubblica, ha dato incarico incarico ministro Giarda, il quale ha passato l’incarico al viceministro Grilli, il quale ha dato l’incarico al ragioniere generale dello Stato (un altro tecnico che prende 562mila euro l’anno di stipendio). Incapaci di farlo, hanno poi nominato un altro tecnico, Enrico Bondi, per recensire i tagli della spesa. Contestualmente hanno lanciato una campagna populistica, invitando a scrivere sul sito del governo quali tagli operare. Ma tutti sanno dove va tagliata la spesa: vanno eliminati i privilegi, ridotti gli stipendi dei manager, e invece ci si concentra sulle famiglie che faticano ad arrivare alla terza settimana del mese. L’Italia non è il Paese della Fiat, ma delle piccole e medie imprese che costituiscono la quasi totalità del tessuto imprenditoriale: il 97,5% delle nostre aziende ha meno di nove dipendenti”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Angelo Serra, il presidente della Confcommercio Pesaro e Urbino, presente all’incontro con la stampa di stamane assieme al vicepresidente Alberto Dolci e al membro di giunta Lorenzo Paolini. “Le imprese del terziario – ha detto Serra – specie se piccole o piccolissime, che avevano riposto aspettative nel nuovo governo dei tecnici, si trovano oggi in una condizione di difficoltà senza precedenti. Rischiano di dover chiudere i battenti, dopo aver impegnato tutto: un patrimonio di risorse, energie, progetti e speranze. Per questo siamo costretti, oggi, a dare vita ad una iniziativa di protesta senza precedenti, nella quale vogliamo coinvolgere le famiglie e i cittadini della Provincia, costretti, come noi, a pagare il prezzo troppo salato della crisi”.

 

LE 10 RICHIESTE A GOVERNO ED ENTI LOCALI

Firmando a Fano o in uno dei gazebi che verranno allestiti in tutta la provincia, si dirà la propria su 10 punti differenti:

Tasse e consumi
Allentare la pressione fiscale per ridare slancio ai consumi, vera leva dell’economia. Imu, Iva, addizionali, accise, tassa di soggiorno, aliquota energia, eccetera: l’Italia è tra i Paesi con la più alta pressione fiscale (oltre il 45%). Banche, fondazioni e partiti sono esentati dall’Imu: una vergogna. A causa delle tasse abbiamo perso 10 anni di potere di acquisto. I consumi sono al palo e le imprese pagano un conto salatissimo.

Credito
Smetterla di schierarsi sempre dalla parte delle banche che, quando le cose vanno male, “socializzano” le perdite ma, quando vanno bene, pensano solo ai propri profitti e non si mettono al servizio dell’economia. Le imprese sono strozzate dalla mancanza di credito. Chi ha preso i soldi della Bce deve ridarli a famiglie e imprese, non comprarci i buoni del debito pubblico.

Studi di settore
Modificare gli Studi di settore per renderli più attinenti alla realtà e riportarli alla funzione per cui sono stati ideati.

Ammortizzatori sociali
Prevedere ammortizzatori sociali anche per i piccoli imprenditori che rimangono senza lavoro, come già avviene per i lavoratori.

Spesa pubblica
Tagliare i rami secchi e ridare risorse a imprese e famiglie. Non basta scongiurare l’ulteriore aumento dell’Iva con i quattro spiccioli che il governo ha promesso di tagliare: si deve fare di più! L’Italia conta 60 milioni di abitanti e 3,5 milioni di dipendenti pubblici. Il Regno Unito, a parità di popolazione, ne ha “solo” 2 milioni.

Colpire le caste
Coinvolgere anche le caste nel necessario processo di liberalizzazione. Finora si è liberalizzato ciò che già lo era (commercio e servizi); si è fatto finta di liberalizzare alcuni settori (notai, taxi, farmacie, servizi pubblici locali), ma le caste sono rimaste intoccabili (banche, assicurazioni, professionisti, eccetera).

Evasione fiscale
Coniugare rigore con equità: i controlli vanno fatti a tutti. E’ facile controllare chi sta in strada come negozi, bar, parrucchieri, alberghi, eccetera. Non basta trovare un capro espiatorio per dire di aver sconfitto l’evasione. Noi stiamo con gli onesti, ma non accettiamo che un’intera categoria venga criminalizzata per colpa di pochi.

Abusivismo
Emanare una normativa nazionale specifica, con controlli e sanzioni severi. Il terziario è costretto a sopportare l’offesa di questo mercato parallelo, l’unico che sfugge ad ogni verifica, con grave danno per imprese e cittadini.

Costo del lavoro
Abbattere il costo del lavoro dipendente per ridare risorse a lavoratori e imprese e una flessibilità in entrata che invogli alle assunzioni.

Piccole imprese per lo sviluppo
Dare vita ad una seria politica di rilancio dei consumi interni e ad un progetto di sviluppo, “Servizi 2020”, basato sul terziario, che rappresenta oltre il 45% del valore aggiunto del Paese, e sul turismo, come settore strategico.
Il 95% circa delle imprese italiane sono micro, piccole e medie imprese; sono queste che stanno salvando l’Italia.

 

STOCCATINE AL COMUNE DI PESARO

A margine della conferenza stampa di stamane, Varotti – a chi ha chiesto sull’introduzione della Tassa di soggiorno decisa dall’amministrazione comunale pesarese – ha così risposto: “A Pesaro dal primo giugno verrà messo un simile balzello ed è stata introdotta l’Imu al massimo (basti pensare che la Camera di Commercio pagherà 60mila euro a fronte dei 15mila della vecchia Ici). Il tutto mentre si continuano ad avere 11 assessori e un Gabinetto del sindaco che nemmeno Obama. Un plauso a Fano che ha deciso di togliere la tassa di soggiorno, con sindaco, assessori e consiglieri che si sono ridotti lo stipendio”.

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