Aspettando gara 2. Il bello, il brutto e il cattivo della VL

di 

30 maggio 2012

PESARO – Sentimenti contrastanti affiorano nella tifoseria pesarese dopo gara uno della semifinale scudetto, se da una parte sale la rabbia per una sconfitta arrivata nei minuti finali dopo aver gettato al vento diverse occasioni per provare a vincere l’incontro, dall’altro verso viene fuori l’orgoglio per il carattere dimostrato dai tuoi beniamini che, dopo un primo tempo così così, sono stati capaci di ribaltare l’inerzia della partita, installando nell’Armani il dubbio di non essere poi tanto superiori alla Scavolini Siviglia. Bisogna ripartire proprio da questo per provare a stravolgere il pronostico e non assumere il ruolo di vittima sacrificale sull’altare dello strapotere fisico e numerico della squadra milanese, dal fatto di aver installato nella mente di Scariolo e dei suoi giocatori il tarlo dell’incertezza, consci di non trovarsi davanti una Pesaro già appagata dalla conquista di uno dei primi quattro posti del campionato italiano, ma una squadra pronta a mettere sul parquet tutte le energie rimaste, per sopperire all’evidente gap di potenza di fuoco dalla quale possono attingere i due coach. Dopo il brutto primo tempo giocato dalla Vuelle, con l’Armani cinica nel colpire con i suoi lunghi l’area colorata pesarese grazie alla fisicità di Bourousis, Pesaro ritorna sul parquet dopo l’intervallo lungo con una faccia diversa, giocando un terzo quarto esemplare per attitudine difensiva e applicazione degli schemi, raggiungendo e sorpassando una Milano in stato confusionale, che probabilmente pensava di aver già archiviato la pratica, ma la Scavolini Siviglia non è Sassari, che non è riuscita a contrastare la corazzata senese finendo sotterrata sotto venti punti di scarto, ma è una formazione orgogliosa che non sembra intenzionata a lasciare il palcoscenico senza sporcarsi le mani fino in fondo.

Scavolini Siviglia-Avellino, Daniel Hackett

Daniel Hackett nella foto Marco Giardini

L’errore dei ragazzi di Dalmonte è stato di non proseguire il buon momento che li aveva portati fino al più sei ad otto minuti dalla sirena, sprecando un paio di facili contropiedi che li avrebbero portati ad un vantaggio in doppia cifra, dando l’occasione all’Armani di rientrare in partita e giocarsi la vittoria in un finale punto a punto. Qui sono venuti fuori due fattori decisivi per l’esito dell’incontro: da parte pesarese si è ricascati in un vecchio brutto vizio, gli errori ai tiri liberi, anche da giocatori solitamente precisi – vedi Hickman – sprecando così tutto il lavoro fatto nell’attaccare un avversario che aveva raggiunto il bonus dei falli prematuramente. Da parte milanese la bravura di trovare nel ruolo di salvatore della patria il meno atteso dei protagonisti, quel J.R.Bremer che non doveva essere nemmeno inserito nei dodici a referto, dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai parquet per due mesi, invece Scariolo lo schiera a sorpresa in campo, ricevendo dal mancino americano come ricompensa, tre triple consecutive fondamentali per il sorpasso degli ultimi minuti. Rimane la sensazione di aver perso un’occasione forse irripetibile per espugnare il Mediolanum Forum, con una Scavolini Siviglia che giovedì sera dovrà superarsi per riprovare a sorprendere l’Armani, ma questi ragazzi hanno dimostrato ampiamente di essere attrezzati per le grandi imprese e sperare di tornare a Pesaro sull’uno a uno non è solo utopia.

 

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

 

Difficile vincere le partite se la tua panchina produce solo otto punti contro i trentuno della tua avversaria, quasi impossibile portare a casa la vittoria tirando con il 22% da tre e il 65% ai liberi, impensabile espugnare Milano conquistando 13 rimbalzi in meno (41-28), ma la Scavolini Siviglia nonostante queste statistiche impietose, è andata vicinissima all’impresa, affidandosi alla classe del suo quintetto che non ha comunque giocato al massimo delle sue potenzialità, con parecchie pause – vedi il primo tempo di Jones – e troppi errori gratuiti. Rimane evidente il gap sotto canestro, con Milano che prima stanca i lunghi pesaresi appoggiando con insistenza il gioco su Bourousis, troppo fisico per il leggero Cusin, per poi sfruttare l’atletismo di Rocca, altro rebus difficile da risolvere per Lydeka, con i suoi pick and roll sempre molto efficaci. Servirà un maggior contributo da parte di Cavaliero nelle prossime partite, perché è impensabile arrivare al successo con soli sei uomini a punti, potendo disporre l’Armani di almeno dieci giocatori da schierare, alternando i quintetti senza che la qualità del gioco ne risenta minimamente. Se Pesaro vorrà allungare la serie almeno a gara quattro, non potrà più concedersi le distrazioni difensive della prima sfida, ma dovrà raddoppiare i pivot avversari sistematicamente, concedendo magari qualcosa all’Armani dall’arco dei tre punti. Dopo i primi venti minuti la semifinale sembrava già chiusa in favore di Milano, brava Pesaro a non fare fuggire l’avversaria, ma per sperare di vincere serviranno quaranta minuti di grande basket.

 

 

I PIU’ …….

 

Daniel Hackett: Principale bersaglio della difesa milanese che cerca di fermarlo con le buone e con le cattive, Daniel non perde la calma colpendo anche dai cinque metri con morbide conclusioni mancine, sarebbe gradita una maggiore equità nei fischi arbitrali, con Hackett punito dalla terna anche per contatti veniali, ma non tutelato nella stessa maniera in fase offensiva.

 

Terzo quarto: Pesaro esce dagli spogliatoi con la faccia cattiva, concedendo ai milanesi solo tre canestri su azione chiudendo l’area con anticipi e raddoppi, 23-12 il parziale che ha consentito alla Vuelle di tornare pienamente in partita.

 

J.R. Bremer: Completamente fuori dai radar pesaresi, che non si aspettavano il suo ritorno sul parquet al posto del bomber Dentmon, il mancino americano è la vera bestia nera della Scavolini Siviglia, dopo essere stato decisivo in regular season, spezza l’equilibrio anche in gara-uno con le sue triple.

 

…. E I MENO DELLA SFIDA NUMERO UNO MILANO – PESARO

 

Tiri liberi: Sei errori dalla lunetta nell’ultimo quarto, segnale sicuramente della stanchezza dei biancorossi, ma purtroppo la percentuale ai liberi è un problema che la Vuelle non è riuscita a risolvere dal settembre scorso.

 

Rimbalzi: Il predominio a rimbalzo da parte milanese era ampiamente previsto, ma questo non esenta i pivot pesaresi dal lottare su ogni pallone, per non concedere facili contropiedi all’Armani come nel primo quarto di gara-uno.

 

Tiro da tre: Solo quattro triple a segno su 18 tentativi, con il solo Jones a colpire con regolarità, Hickman fallisce qualche rigore di troppo e Cavaliero non riesce neanche a liberarsi per un tiro pulito.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>