Impianti a biogas, serve un criterio per la loro collocazione e una pianificazione regionale

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30 maggio 2012

Da Giacomo Mattioli, capogruppo “La tua Fano” e presidente Commissione Urbanistica-Ambiente, riceviamo e pubblichiamo:

 

 

FANO – Sul progetto di una centrale alimentata a biomasse nella zona di Tombaccia occorre fare chiarezza. Credo che nessuno, in questa Amministrazione, sia contrario all’utilizzo di fonti rinnovabili per la produzione di energia: il problema è il modo in cui tali impianti vengono autorizzati, e soprattutto dove si costruiscono.

Sappiamo benissimo che gli impianti a biomasse, oltre a garantire produzione di energia pulita e un buon ritorno economico per chi li installa sul proprio terreno, possono dare lavoro a tanti agricoltori per la produzione del materiale di alimentazione (mais, erba medica, sorgo).

Mattioli Giacomo

Giacomo Mattioli, capogruppo de La tua Fano

Non si può però far finta che impianti di questo tipo non abbiano impatti dal punto di vista ambientale e paesaggistico (i silos saranno alti una decina di metri), senza contare la svalutazione che comportano sulle proprietà circostanti.

Per questo occorre un criterio per decidere dove posizionarli: prendiamo ad esempio il caso di Talacchio, dove un impianto molto simile per dimensioni a quello in progetto a Tombaccia è stato collocato con una saggia scelta di fianco alla zona industriale.

Ecco perché domani la Commissione Urbanistica si riunirà per esaminare una variante parziale alle NTA del PRG, che stabilirà le distanze minime di rispetto per la costruzione di impianti a biomasse e biogas: 500 m da edifici singoli (residenziali o di pubblico servizio) e 1 km dai centri abitati.

Si tratta di una corsa contro il tempo, poiché tale variante dovrà essere adottata dal Consiglio Comunale di lunedì, prima della conferenza dei servizi; pertanto confidiamo nella collaborazione di tutte le forze politiche, opposizione compresa, per farci sentire con ancor più forza anche ai livelli istituzionali superiori, come la Regione che è quella a cui spetta l’ultima (e unica) parola per autorizzare impianti del genere.

Quello che chiediamo è una pianificazione vera da parte della Regione, coinvolgendo non solo i Comuni e le Province ma anche ASUR e ARPAM, per identificare i siti idonei e quelli non idonei alla costruzione di impianti a biogas e biomasse: non possiamo permetterci che lo scempio del territorio già avvenuto con i pannelli fotovoltaici si ripeta.

 

 

 

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