Potevamo stupirvi con effetti speciali: VL, effetto Arena

di 

3 giugno 2012

PESARO – Entrando sabato sera all’Adriatic Arena sembrava di essere ad Atene per assistere alla finale del campionato greco tra Olympiakos e Panatinaikos, con il palazzetto stracolmo di gente e tutto colorato di biancorosso, come la casa dei campioni d’Europa greci, mancavano fortunatamente solo i tafferugli che stanno caratterizzando il derby ellenico, con le tifoserie pesaresi e milanesi a mandarsi reciprocamente a quel paese come da tradizione, senza fortunatamente mai travalicare gli sfottò verbali. Sicuramente l’astronave pesarese durante la stagione regolare appare troppo grande per i 4500 spettatori di media della Scavolini Siviglia, ma avere a disposizione un impianto da diecimila posti da poter riempire per le partite decisive, rimane un valore fondamentale per la Vuelle, posizionando Pesaro nell’olimpo della pallacanestro italiana ed europea, al di là del valore momentaneo della squadra.

Scavolini Siviglia-Treviso, James White

James White nella foto Marco Giardini

La possibilità di gremire un impianto come quello della Torraccia, potrebbe attirare nuovi sponsor e proprietari per la prossima stagione, situazione che realtà come Sassari e Cantù difficilmente potranno prospettare ad eventuali nuovi investitori, potendo disporre solamente dei loro storici palazzetti, sicuramente ricchi di tradizione come lo storico hangar di Viale dei Partigiani ma con incassi che non potranno mai superare una determinata cifra. L’Adriatic Arena sarà anche un palazzetto multifunzionale non pensato solamente per la pallacanestro, ma quando si riesce a riempirlo con novemila tifosi carichi ed entusiasti come sabato sera, anche dentro l’astronave si riesce a creare il fattore campo più volte cercato e non trovato durante la regular season, certamente portare diecimila spettatori in una cittadina da neanche centomila abitanti come Pesaro è molto più complicato rispetto ad una metropoli da un milione e mezzo di persone come la capitale lombarda, ma con un’oculata scelta dei prezzi e l’entusiasmo che la città di Rossini ha sempre avuto per il basket l’impresa dovrà ripetersi anche lunedì sera per gara-quattro, per ricreare il meraviglioso clima che ha caratterizzato il primo afoso sabato di giugno.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

 

Mancano cinque minuti alla sirena finale, Jumaine Jones infila la tripla del 74 a 59 che fa calare definitivamente il sipario su gara-tre, il coach milanese Scariolo chiama timeout per evitare una punizione superiore ai suoi, un attimo prima di stringersi intorno alla panchina di Dalmonte Jones chiama i suoi compagni a raccolta e, indicando con le mani il parquet dell’Adriatic Arena grida: “we’re still here” , si resta ancora qui, sapendo di avere ormai vinto la partita e di potersi ripresentare lunedì sera all’Adriatic Arena per gara-quattro.

E’ solo uno dei tanti momenti della partita di sabato sera, forse il più significativo della voglia della Vuelle di continuare a sognare la finale scudetto, contro tutti i pronostici.

Sul piano tecnico Dalmonte ha di nuovo cambiato le carte in tavola, decidendo di chiudere la difesa dentro l’area, non concedendo a Bourousis di ricevere il pallone a tre metri dal ferro per gli uno contro uno che tanto hanno fatto male alla Scavolini Siviglia nelle prime due gare, la logica conseguenza è stata di concedere qualche conclusione in più all’Armani dal perimetro, ma Milano dopo un primo tempo nel quale ha infilato sette triple tirando più volte da tre che da due, nella ripresa ha sporcato nettamente le sue percentuali, segnando solamente altre due triple, finendo l’incontro con un 9 su 29 complessivo.

Fondamentale per la riuscita della mossa tattica l’apporto di Marco Cusin, finalmente in grado di reggere il confronto con i lunghi milanesi e bravissimo anche quando Dalmonte lo ha usato come uomo più avanzato nella difesa a zona, non concedendo ai play milanesi la strada verso il ferro. La Scavolini Siviglia rimane la formazione più camaleontica della Lega, mai in queste otto partite di playoff Pesaro ha disputato due incontri simili, cambiando sistematicamente modo di giocare sia in fase offensiva che in quella difensiva, alternando difese individuali con cambi sistematici a zone match-up che passano a uomo dopo 15 secondi dell’azione, passando da partite nelle quali il tiro da tre è stata l’arma principale dell’attacco biancorosso al primo tempo di gara-tre dove la Vuelle ha tirato solamente tre volte dai 6.75, chiudendo ugualmente avanti la frazione di gioco.

Merito di una squadra che è riuscita a coinvolgere le proprie stelle in un sistema di gioco dove non è necessario segnare 30 punti personali ogni sera, ma nel quale tutto il quintetto è in grado di produrre punti a rotazione, con ben quattro giocatori sopra i 12 punti di media.

 

I PIU’ ……….

 

Pubblico: 8753 spettatori, quasi centomila euro d’incasso, entusiasmo che non si vedeva dai tempi del povero Alphonso Ford – omaggiato con una splendida gigantografia dai ragazzi dell’Inferno – fondamentale per arrivare a gara-cinque, replicare il tutto anche lunedì sera.

 

Palle recuperate: La Scavolini Siviglia, dopo due gare sottomedia, ritorna la squadra che sui recuperi difensivi ha costruito la sua grande stagione, costringendo l’Armani a perdere 23 palloni, trasformati in entusiasmanti contropiedi da Hickman e compagni.

 

Daniele Cavaliero: Finalmente una prestazione convincente del triestino, utile sia quando è stato schierato come play affiancando Hickman, sia quando è stato utilizzato come guardia pura, ritrovando il feeling con il canestro.

 

…….. E I MENO DELLA SFIDA NUMERO TRE TRA PESARO E MILANO

 

Rimbalzi: Troppi i 16 rimbalzi offensivi concessi ai milanesi, frutto sicuramente delle scelte di tiro dell’Armani con tante conclusioni dalla distanza per palloni che finivano fuori dall’area, ma colpevolmente lasciati dalla difesa pesarese con diversi tagliafuori male eseguiti.

 

Tiro da tre: Raramente abbiamo assistito a un primo tempo nel quale una formazione (Pesaro) ha tirato solamente tre volte dai 6.75 contro le venti dell’avversario, la Scavolini Siviglia non sta avendo grandi percentuali da fuori in questi playoff, ma anche Milano ha sparacchiato sabato sera.

 

Mason Rocca: Dopo le prime due gare nelle quali è stato il fattore determinante per spezzare l’equilibrio in favore di Milano, Rocca incappa in una serata storta grazie al contributo fondamentale della difesa pesarese che gli toglie il pick and roll.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>