Tv e felicità, due strade che non si incontrano?

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3 giugno 2012

PESARO – La televisione non favorisce la felicità, perché l’informazione che offre è “emergenziale” e “ansiogena”, capace di togliere serenità. Ma qualcosa sta cambiando, grazie ai telespettatori, che da utenti passivi stanno diventando sempre più capaci di scegliere.

Un momento del dibattito

E’ quanto ribadito dai relatori dell’incontro su “Media e felicità”, moderato dal conduttore tv Massimo Bernardini nell’ambito del “Festival della felicità”: il giornalista ed economista Oscar Giannino, il direttore fiction e programmi dei canali di intrattenimento Fox Sara D’Amico, il produttore creativo Simona Ercolani, il ricercatore dell’Osservatorio di Pavia Antonio Nizzoli. E’ stato proprio quest’ultimo, coadiuvato da Fabio Bordignon (ordinario di Metodologia della ricerca sociale e politica all’Università di Urbino), ad evidenziare la grande differenza tra realtà e percezione della realtà offerta dai media, in particolare dai tg. “Nonostante le statistiche dimostrino che in Italia, dal 2005 al 2011, la criminalità non sia aumentata ed il numero di reati non sia superiore al resto d’Europa – ha detto Antonio Nizzoli – nel periodo 2007 – 2008 tutti i tg della prima serata hanno puntato l’attenzione sul pericolo criminalità collegandola soprattutto all’immigrazione. Altro ‘picco emergenziale’ si è avuto nel 2010-2011 con i casi criminali, a partire dall’omicidio di Sara Scazzi. Per anni la criminalità ha superato nei tg la crisi economica, di cui si è dato conto solo nel 2012 ed ancora una volta con una narrazione emergenziale, parlando dei suicidi connessi alla crisi”.

Secondo Oscar Giannino, “c’è un riflesso culturale che vede nei fenomeni di frattura, e non di coesione, un richiamo fortissimo, e questo viene utilizzato dalla politica, dall’economia, dai media ecc. Ma il paese è meglio di come viene raccontato, non dico di fare telegiornali tutti rosa, ma di informare realmente gli italiani su quello che hanno bisogno di sapere. La politica e l’informazione devono battersi il petto, è ora di restituire agli italiani la serietà che la stragrande maggioranza di essi offre con i suoi comportamenti”. Come fatto notare da Massimo Bernardini, la televisione non sa più essere seria. “Viviamo in un tempo, soprattutto per le giovani generazioni, in cui quello che è serio o drammatico viene considerato brutto. Tutto è concepito come gioco e molti programmi stanno ricalcando questi comportamenti, tanto che anche eventi terribili come il terremoto vengono raccontati in modo maldestro, inadeguato. Inoltre, il fatto di non capire più dove stiamo andando, porta a cercare la felicità nella materialità, ed ecco allora il trionfo della tv del cibo, che dilaga nei tg, nei reality, nelle fiction”. Una spiegazione del successo dei programmi che parlano di cibo, case, viaggi e bon ton, si può trovare, secondo Sara D’Amico, nel fatto che “scompongono la realtà quotidiana in tanti piccoli temi che si possono risolvere. Sono trasmissioni semplici, che piacciono al pubblico perché hanno esperti competenti e autorevoli e sono sempre più concentrate sul risparmio, sul riuso, su come arredare una casa spendendo la metà”.

Il pubblico dunque può incidere, e molto. “Il dato positivo – ha detto Simona Ercolani – è che gli ascolti sono molto ballerini, c’è una rivoluzione in corso che è fantastica, la gente sceglie, il pubblico ha ripreso potere ed è proprio lui che ci condanna e che ci porterà ad una tv migliore”. Infine ha esortato i presenti: “Quando una cosa non vi piace, cambiate canale!”

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