Cavaliero e Hackett, una carezza in un pugno

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4 giugno 2012

PESARO – Daniel e Daniele. Come un pugno chiuso. Anche in sala stampa. E’ l’immagine che spiega perché la Scavolini Siviglia ha ribaltato – prima nella storia – un playoff, recuperando da 0-2 a 3-2, in trasferta. E perché si può sperare ancora di concedere il bis, contro Milano. E’ ancora più difficile, perché – oggettivamente – Cantù stava raschiando il barile, mentre l’EA7 Emporio Armani ha risorse infinite. La panchina di Milano – a prescindere dai giocatori – sembra una tribuna: un’impresa contare il numero degli addetti al lavori.

Al mare? No, i pesaresi fanno la fila ai botteghini dell'Adriatic Arena

Eppure, un gruppo mai così unito ha messo in crisi i meccanismi della squadra di Scariolo, togliendo certezze, proponendo dubbi.

Mettiamo: la Vuelle vince gara 4 e obbliga a giocare gara 5, che è a Milano, vero, ma… pensate a cosa potrebbero dirsi nel viaggio di ritorno giocatori che erano arrivati a Pesaro per chiudere il conto. Non osiamo immaginare. Perché è vero che in campo ci vanno gli uomini e non i soldi, ma la Victoria Libertas costa – come squadra – 1,6 milioni di euro, con cui – forse – non si pagano gli stipendi dei due greci di Milano.

Smettiamo di sognare, fermiamoci alla realtà che racconta di un “pugno” chiuso che ha inflitto un colpo durissimo al volto della scarpette rosse.

Daniele Cavaliero e Daniel Hackett sono due dita di un pugno che sabato sera ha incantato una città, il suo territorio, ma anche chi era arrivato da fuori Pesaro per vedere – forse – più l’EA7 Emporio che la Vuelle. Più che ascoltare le loro parole, bisognerebbe osservare i loro sguardi, capire la complicità che accompagna i loro giorni, il piacere di raccontare il valore degli altri compagni, esaltato dal fantastico pubblico di sabato. E che lunedì sia la giusta prosecuzione…

“Speriamo che rispetto a gara 3 non cambi niente: significherebbe che il pubblico e il risultato sono uguali a sabato. In partite così ravvicinate, nei playoff, contano soprattutto i piccoli dettagli. Siamo riusciti a fare dei cambiamenti rispetto alle prime due gare ottenendo indubbi vantaggi. Fra un po’ vedremo di nuovo il filmato e sicuramente ci saranno tante cose da mettere a posto. Sappiamo che Milano farà altrettanto per adottare le contromisure. Detto della tattica, penso che a decidere sono il cuore, l’aggressività, l’energia che abbiamo messo in campo. Questo è un nostro merito, ma anche del pubblico. Lo dico per me, ma credo di interpretare il pensiero di tutti: quando abbiamo alzato gli occhi e visto il palazzo pieno e vicino, l’emozione è stata intensa, difficile da spiegare. E’ certo che ci ha dato molto”. Daniele lo racconta e sembra vivere ancora l’emozione della sera prima.

E Daniel sottoscrive: “Il contributo del pubblico è stato grandissimo, una spinta in più per giocare bene e vincere. Lunedì sera? Dobbiamo fare come sabato, essere aggressivi, ma concentrati, senza innervosirci, soprattutto attaccare il canestro e difendere come abbiamo fatto in gara 3. Se riusciremo nell’intento, avremo buone possibilità di vincere”.

 

E’ la nona partita dal 18 maggio. Praticamente, giocate ogni 48 ore. Cosa indica la spia dell’energia?
“Credo sia più una cosa mentale. Non credo che Milano sarà felicissima di giocare al caldo, ai nostri ritmi, con la pallacanestro che proponiamo in casa” risponde Daniel. E Daniele concorda: “Adesso è più una cosa mentale. Anche se sono poche, le energie si trovano. Sai che stai andando in battaglia, che – come sabato – anche lunedì non c’è ritorno: se vinci vai avanti, se perdi ti fermi. Questo dà l’energia necessaria”.

Il pugno chiuso, ecco cosa è… Mancano 3 minuti e 25 secondi alla fine del terzo parziale di gara 3, Daniel ha appena caricato del 4° fallo Hairston. Chiuso in post basso da Gentile, serve un grande assist a Daniele, che riceve un super blocco da Cusin ed è libero sul perimetro: tripla da 7 metri per il 59-42 che obbliga Scariolo a fermare il gioco. Daniele è il più vicino alla panchina pesarese, Daniel il più lontano, ma corre e abbraccia il compagno, quasi lo stritola. Bellissimo!

“Devo dire – commenta Daniele – che Daniel è il compagno che riesce a trovarmi nella maniera migliore. Quando va in post basso e la difesa collassa su di lui, per opporsi al suo talento, alla sua forza fisica, lui fa la cosa giusta. Ed è questo che lo rende un grande giocatore. Può aggredire il canestro, guadagnare un fallo, oppure cercare un compagno, ed è praticamente immarcabile. Poi è bello quando giochi con degli amici, amici veri anche al di fuori del campo. Vinci, perdi, t’incazzi, perché anche noi discutiamo, perché io penso una cosa e lui un’altra, ma sappiamo che ci unisce qualcosa di più profondo di una maglia in comune. Credo che con Daniel, Marco, Simone, e mi ci metto anch’io, abbiamo questa forza. E si vede in campo con questi gesti che sono piccoli, ma grandi: un canestro segnato e un compagno che fa tutto il campo per abbracciarti!”.

Come vivete questo momento nello spogliatoio?
“Positivamente e con la mente libera – racconta Daniel -. Giochiamo senza pressione. Sappiamo che la città è orgogliosa di quel che stiamo facendo e abbiamo solo tanta fame, tanta voglia di andare avanti. Voglio aggiungere qualcosa a quanto detto poco fa da Daniele: sabato ci sono stati altri episodi simili. In campo parliamo, comunichiamo, magari ci arrabbiamo, ma siamo una squadra vera. E quando – oltre a quello che ci danno gli americani – Daniele mette la sua tripla, Marco schiaccia, Simone fa un tap-in, aumenta la fiducia nel gruppo. Noi italiani siamo la spina dorsale di una squadra che vuole vincere”.

Nella storia della Vuelle ci sono episodi che restano indelebili nella memoria dei tifosi. Uno è Magnifico che indica a D’Antoni di stare giù perché è arrivata l’ora di Pesaro. Sabato, Daniel e Jumaine hanno fatto un gesto: voleva dire a Milano, siete a Pesaro e dovete fermarvi a Pesaro.
“A Milano abbiamo preso due belle batoste – spiega Daniel -. Se loro erano arrivati pensando di darci una spazzolata, adesso sanno che si sta al mare… Ma era soprattutto un gesto adrenalinico”.

Daniel, Rudy sa che lo ha raggiunto e lunedì lo supera nelle presenze playoff?
“Credo non si sia neppure accorto della statistica diffusa da Legabasket… E’ in California e siamo abituati che prima della partita io gli scrivo e lui risponde e dopo è lui che scrive e io gli rispondo…”.

Interviene Daniele: “Siamo tutti pieni di cabale… ma non si raccontano”.

Daniel, grande prova difensiva su Hairston, che ha sofferto tantissimo. Attenzione, però, perché l’americano sembra un tipo orgoglioso, e pure permaloso.
“Che ci crediate o no, io mi affido molto al lavoro dei compagni. Io cerco di sporcare quello che posso, magari con qualche furbata, ma il lavoro puro lo fanno Daniele, Marco, Simone. E’ loro il vero lavoro difensivo. Quanto a Hairston, era un po’ nervoso, e lo era anche in gara 2. Sabato c’è stato un po’ di parapiglia, ma poi è passato”.

In telecronaca abbiamo detto che Daniele si sta preparando alla maratona di Londra, tanto deve correre per inseguire Bremer…
“Credeteci quando dico che ci affidiamo tutti l’uno all’altro, è la nostra forza. Quando ci manca, perdiamo le partite. Gara 1 e gara 2 a Cantù: eravamo troppo larghi, temevamo i loro tiratori che ci stavano massacrando con le triple. Io avevo paura di Mazzarino, Daniel di Markoishvili, e quindi subivamo penetrazioni, pick&roll… un disastro. Stessa cosa a Milano, dove avevamo paura del pick&roll di Cook, Bourousis e Rocca. Poi, un po’ perché siamo tornati a casa nostra e con le spalle al muro, un po’ perché stanchi di subire certi atteggiamenti… ci siamo messi giù affidandoci al nostro compagno. Daniel dice di vivere di furbate, non è vero, è troppo modesto. Lui ha l’istinto di riuscire a rubare i palloni, di andare a prenderli. Ma è vero che ci affidiamo l’uno all’altro per vincere. Poi magari lunedì prendiamo 120 punti, ma se siamo qui è per questo e se faremo così avremo possibilità di tornare a Milano”.

Sarebbe un risultato straordinario.
“Ribaltare una serie per due volte sarebbe davvero nella storia – conclude Daniel -, noi ci crediamo”.

Se Hickman torna a essere il vero Hickman, perché a dispetto dei punti realizzati nel secondo tempo di sabato, sta soffrendo Milano.
“Guardate attentamente la partita – commenta Daniel -: Milano cerca di escluderlo dal gioco, fa di tutto per impedirgli di ricevere la palla. Appena la passa, Cook gli si piazza davanti e gli oscura la ricezione. E Giachetti entra per fare altrettanto, con più aggressività. Però Ricky soffre di più a trovarsi in panchina carico di falli”.

Voi lo aiutate in tutti i modi.
“In queste cose – racconta Cavaliero – il più bravo è Jumaine, che ha il rispetto di tutti e sa quando deve parlare. Noi cerchiamo di stargli vicino quando sbaglia, facendogli sentire che siamo con lui, magari con una pacca sulla spalla. Ma lui ha un grandissimo carattere, orgoglio e talento. Milano sta facendo la serie per fermare il nostro motore, cercando di fare portare la palla a me e a Daniel, perché noi siamo combo, ma il vero playmaker della Scavolini Siviglia è Ricky. Sapere che tutta una squadra prepara la partita per impedirti di giocare non è facile. Ma lui ha grande maturità. L’ha dimostrata sabato sera. E se ha provato a chiudere la sfida con le triple, è perché lo ha fatto sempre nel corso della stagione. Non dimentichiamolo”.

Qual è il milanese che vi ha fatto più male?
“Mi viene da dire Bremer – risponde Daniele – che ha un tiro mortifero e con noi ha fatto bene anche all’esordio, ma dico Cook, un grandissimo giocatore, un playmaker che cerca sempre di trovare gli altri, ma sa che non può esimersi dal segnare. E lo sta facendo. Se si ripeterà anche lunedì, per noi sarà un problema. Stiamo forzandolo a fare qualcosa che non è completamente nel suo dna – segnare – ma lo sta facendo, bene per loro, male per noi. Intanto, siamo riusciti a non pagare il pick&roll di Rocca, che fa i blocchi più granitici del mondo ed è rapidissimo. A Milano ci ha fatto tanto male, in gara 3 gli abbiamo tolto il roll, e la scelta ha pagato. Anche perché Cusin ha fatto un lavoro incredibile su Bremer”.

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