Dalmonte, messaggio di fine stagione: “La VL è noi”

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7 giugno 2012

PESARO – La sede è la stessa di sempre, o quasi, perché talvolta Dalmonte ha incontrato i cronisti nella sede della Vuelle, in Largo Ascoli Piceno, in una filiale di Banca Marche, nella sala stampa dell’Adriatic Arena e nel palazzetto di Gradara. Ma oggi, però, non è una normale vigilia di una partita della stagione regolare, e neppure il giorno prima di un appuntamento senza ritorno dei playoff. Oggi è l’ultimo appuntamento ufficiale della stagione 2011/12. Domani non si gioca. Giocano gli altri, sabato. Ah, per chi tifa Dalmonte, chi sceglie tra Pianigiani e Scariolo?

Coach Dalmonte durante l'ultima conferenza stagionale

“Non potete chiedermelo, come ho detto altre volte, sono due amici. Posso dire solo che sarà una finale molto intrigante, tra due grandi squadre. Mi auguro venga giocata correttamente, sia dal punto di vista mediatico che dal quello tecnico-tattico. Senza le paventate o minacciate azioni al di fuori del campo”.

 

Lasciamo Siena e Milano impegnate nel Palio del Basket, sperando che non sia tutto consentito come accade nel palio più famoso e ritorniamo indietro, a lunedì sera, quando a coach Dalmonte sono mancate – forse – solo le lacrime…
“Ribadisco due concetti espressi subito a caldo, figli dell’emotività. Vorrei ricominciare da lì: il primo è che, a maggiore ragione e a distanza di tempo, anche con la razionalità, rendo onore al gruppo di uomini, al gruppo di professionisti. E un elenco di giocatori, senza ordine alfabetico e di merito, è la squadra capace di andare oltre le qualità dei singoli, oltre l’aspetto tecnico. Secondo: come alla fine di ogni anno sportivo, arriva il momento del resoconto, che propone tante cose… gioie e sofferenze. Lunedì scorso, quando abbiamo varcato il tunnel, vedere il muro ha giustificato le sofferenze di un anno. Se ci chiedevamo perché, sono arrivate le risposte: sono diecimila. Lunedì è stata una partita vinta all’interno di una serie persa. Gara 3 e 4 di semifinale rappresentano un valore aggiunto. Le presenze sono corpi, l’anima e il cuore percepito dai 10.000 fanno la differenza. Cito una persona, lui sa chi è: “La cosa bella è stata un fattore campo greco, ma corretto”. Efharistò!

Poco è cambiato nei sentimenti da lunedì sera. E che Dalmonte li riproponga qualche giorno dopo significa che sono forti… fortissimi.
“Lunedì ho detto: vorrei andare in palestra domattina. Oggi vi dico che mi manca già. Anche nelle problematiche. E’ come se il tempo si fosse fermato… lo fermi e ti godi tutto… Lunedì 3 giugno, ore 20,20, entro nell’Adriatic Arena. Contrariamente alle mie abitudini, non sono tornato subito nello spogliatoio. Sono rimasto tre minuti sulla panchina per respirare l’aria, per fare il pieno del rumore, dei colori… Emozioni che valgono una vittoria. Come se avessi tirato fuori un iPad e fatto la fotografia: la memoria è bellissima”.

La stagione 2011/12 con il Giro d’Italia, tra discese ardite e risalite, per volare più in alto. A Luca Dalmonte manca solo la bandana gialla. Romagnolo senza capelli in testa, come Pantani, ha attaccato in salita, ma al contrario di Pantani che amava lo scatto secco che faceva piantare gli avversari, Luca predilige la progressione…
“Abbiamo fatto una scalata con progressione straordinaria negli ultimi tornanti. Ogni tornante, aumentando la pendenza, aumentavano le energie… poi al penultimo, oggettivamente, bisogna riconoscere che Milano era più… Chi fa questo mestiere ed è sereno con la sua etica, con la sua morale, con la coscienza di chi sa di avere dato tutto, deve avere la serenità di ammettere che Milano era più. Sono convinto di questo e la mia convinzione è condivisa da diecimila persone…”.

Un anno di sfide…
“Piccole sfide all’interno di un percorso importante. Vorrei ricordare che, come l’anno scorso, abbiamo vinto la classifica che premia il più alto utilizzo di giocatori italiani. Malgrado le 14 assenze di Cusin. Una sfida vinta all’interno di un sistema che ha trovato equilibrio tra il talento individuale e lo spazio, senza che alcuno invadesse gli spazi altri. E’ un concetto in cui credo tantissimo. Per riuscirci, serviva tempo… Se potessimo andare all’inizio della stagione con la macchina del tempo, ricorderete che la ricerca degli equilibri fu condizionata da un mese di assenza di White. Nel frattempo, avevamo trovato altri equilibri. Il rientro di James ha condizionato questi nuovi equilibri ed è diventato – a novembre – un boomerang. Fortunatamente – dicono i vecchi saggi – il tempo è galantuomo. Riappropriatici dei nostri equilibri, abbiamo ripreso il cammino”.

Nel periodo più difficile, Dalmonte è stato salvato da Valter Scavolini.
“Una mano di quel signore sulla mia spalla è stato un messaggio importante per la squadra. Come sapete, io parlo sempre al plurale, ma l’apporto in assoluto più importante a livello individuale è stato di Valter Scavolini. Colgo anche l’occasione di ringraziare la società che ha lasciato a me la gestione dello spogliatoio, se non per un blitz prima dei playoff ma di ordine pubblico…”.

Un anno difficile, condito anche da accuse cattive.
“Ho il massimo rispetto per le idee altrui. Se non le rispettassi, non potrei chiedere rispetto per le mie. Mi auguro e spero di avere dato il giusto peso alle critiche. Non accetto solo quelle volutamente strumentalizzate che vogliono colpire a prescindere”.

Dalmonte allenatore “socialista”.
“Se non parlo dei singoli, c’è un perché. La VL è noi, tutti compresi. La VL è Pesaro. Non c’è io. Se la società rappresenta la città, noi è il soggetto determinante. In questo contesto, l’io stona…”

Resterà alla guida della Victoria Libertas anche la prossima stagione. Non è una domanda, è una certezza. O almeno, come per Hackett Pesaro rappresenta per lei la prima scelta?
“Sia io sia la società abbiamo un’opzione di uscita. Ma sapete bene cosa penso di Pesaro. Siete fortunati a vivere qui. Non frequento la città, vivo ai suoi lati, sono introverso, non sono un paraculo e ho difetti importanti, ma quando sto bene in un contesto, ritengo giusto sfruttare queste occasioni. Cosa volete di più, che indossi la maglia con la scritta Amo Pesaro? Ma ho il massimo rispetto per l’evoluzione societaria, resto in attesa di… Diffido delle certezze con il senno di poi, dei condizionali e dei ma. Non commento voci. Era uscita addirittura la notizia che sarei andato a Roma portando mio figlio come vice. Sono integralista, mai e poi mai porterei mio figlio”.

Ricordiamo che soffrì molto l’episodio della testa di maiale.
“Mi dispiace ancora per la VL, per Pesaro. Ma chi parla ha sempre ragione, chi fa sbaglia. Ed è giusto che allenatore metta la faccia, a prescindere. Non mi sono mai nascosto, neppure dietro la sfortuna. Posso guardare in faccia tutti, se almeno uno dei diecimila si è accorto del mio impegno quotidiano, della correttezza che mi ha sempre sostenuto, ho vinto un’altra partita… Non esiste una stagione lineare, senza problemi, conflitti… Esiste però la possibilità che si viva in un ambiente blindato… fatto di cemento armato dove non possa infiltrarsi neppure una goccia… chi è dentro si sente difeso ed è più forte…”. Ed è chiaro – secondo Dalmonte – che in casa VL questo non è accaduto.

La lingua batte dove il dente duole…
“Ho letto cavalli di razza che tirano il carro. Vi chiedo: hanno fatto fatica oppure hanno prodotto qualità? White, terzo realizzatore, ha prodotto più o meno i numeri dell’anno scorso, in un sistema. All’inizio ognuno deve conoscere il proprio spazio, ma c’è chi ha fatto sacrifici in più per il bene della squadra… Ma anche qui si è ragionato con il “noi”. Il concetto del singolo è un male oscuro che può fare deragliare il gruppo. Ecco – il nome scrivetelo voi – (lo facciamo subito: Daniel Hackett, ma anche Simone Flamini; ndr): calpestando l’ego ha detto noi, soprattutto: posso dare una mano in questi termini. Gli è stato riconosciuto, ma non solo da chi gli vuole bene. In assoluto! Tutto questo è bellissimo perché infonde la percezione della volontà di fare qualcosa insieme. La disponibilità di ognuno a seguire le regole del sistema. La qualità condivisa, la disponibilità, sono la base”.

L’accusano di essere allenatore integralista. Si ribella.
“Mi dite che sono un allenatore di sistema… No, un allenatore deve adeguarsi alla caratteristiche dei giocatori, non c’è filosofia giusta a prescindere, ma idee che devono vestirsi alla misura dei giocatori. La nostra fortuna è stata avere Hackett, Flamini e Cusin uniti da un back-ground comune a cui si sono unite personalità spiccate, iniziando da quella di Hickman cresciuta in modo esponenziale. E quella di Jumaine, con la sua storia, e quella di White, capocannoniere del passato campionato. Uno potrebbe chiedermi: perché non siete partiti così? Semplice, ci vuole tempo”.

Quando ha capito che sarebbe stata una grande stagione?
“Diffido dal dare obiettivi a inizio anno, dal dare numeri. Ma prima dei playoff dissi: li vedo pronti! Qualcuno di voi replicò: se non fossero pronti, sarebbe meglio stare a casa, senza andare a Cantù. Non era così: io li vedevo pronti non per giocare, ma per fare bene. E ancora oggi se penso alla seconda partita con la Bennet, la vedo giocata… Il rammarico semmai ce l’ho per gara 1 e 2 di Milano…”.

Hickman inseguito dal Maccabi Tel Aviv è una grande soddisfazione. Chi scrive continua a credere che abbia limiti oggettivi nel controllo della palla, che soffra le marcature asfissianti, ma averne di giocatori così, forti fisicamente e allo stesso umili, ricchi di qualità ma sempre attenti alla squadra, capaci di inventare in entrata o di spaccare il canestro dalla distanza, di dare un contributo quando serve. Crediamo che raramente si sia visto un giocatore così migliorato.

“Hickman l’abbiamo firmato insieme. Se si fanno cose insieme, bisogna mettere la faccia insieme. Per Almond e Alexandrov, scommesse perse, la faccia l’ho messa io. E’ la verità, posso fare la barba senza tagliarmi. Hickman è una scommessa vinta ed è giusto si condivida tutti. Resterà? Dipende dalla motivazione con cui accetta offerta. Oggi l’aspettativa di Ricky è da Eurolega medio-alta. No, credetemei non è questione di soldi. Dovresti pareggiare offerta e convincerlo a restare qui. Poi magari ritorna qui è non ha la stessa cattiveria che ha mostrato in questa stagione. La motivazione è determinante, salvo nel caso di giocatori che hanno un alto profilo etico e morale”.

L’anno prossimo, per la composizione della squadra si potrà scegliere tra diverse formule. La più gettonata dalle meno ricche sembra il 5 + 5. Cinque italiani, altrettanti stranieri, a prescindere dal passaporto.
“Nelle valutazioni di status ed economiche, è sicuramente la più economica”.

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