Quando chiudere un’attività è… un’impresa

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12 giugno 2012

PESARO – Si parla molto e male delle due streghe cattive, l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia, perché entrambe non aiuterebbero di certo gli imprenditori e ancor meno i tanto bistrattati privati. Ma ormai siamo invasi da un terzo incantesimo, uno dei tanti, che sta creando confusione nella mente di numerosi cittadini, le Camere di Commercio. Associazioni queste, nate per aiutare e salvaguardare artigiani e commercianti ed altri, ma che ultimamente non fanno che togliere la mano che invece loro pensano di tenderla ai loro associati.

Si credeva e si pensava che con l’arrivo della procedura telematica Comunica o Starweb, due strane parole, per i non addetti ai lavori e non solo per loro, si risolvesse tutto o quasi con un semplice click. Niente di meno vero. Le procedure e le difficoltà invece di diminuire sono addirittura aumentate.

Un'immagine ricorrente (purtroppo) anche a Pesaro

Per chiudere una piccola attività, sembrerebbe tutto facile.

Invece prima occorre predisporre la cessazione dell’attività e poi la cancellazione alla Camera di Commercio. Tutto facile? No di certo. Se per caso una persona normale, ma anche un bravo commercialista, dovesse incorrere nell’errore, sono guai.

A un pesarese è infatti successo che non sia stata eseguita la cancellazione alla Cciaa e, apriti cielo, si è visto arrivare una multa salatissima del pagamento del diritto camerale, un’imposta che ogni ditta individuale e società deve pagare per l’iscrizione al Registro delle Imprese. Che poi, sono in molti a non capire che cosa serva. Sta di fatto che il malcapitato imprenditore che invece della cancellazione ha fatto una seconda cessazione dell’attività – fra i due iter vi è la medesima differenza esistente fra il cielo e l’orizzonte – dovrà pagare il diritto camerale

Sommate le sanzioni e interessi per più anni per una ditta che non esiste da tempo. Ingiusto e sbagliato: è palese e lapassiniano. Non per la Camera di Commercio che a suo dire si difenderebbe asserendo che il cliente ha usufruito per questi anni della pubblicità della Camera di Commercio. Ditemi voi cosa se ne fa uno della pubblicità di una ditta che non esiste, che è cessata e che è stata cancellata o doveva essere cancellata. E’ come avere il nome di un defunto nell’elenco delle pagine gialle, cosa se ne fa del telefono una persona che è deceduta?

Queste sono i veri paradossi e le vere ingiustizie ma in Italia a questo, purtroppo, ci siamo abituati. Capiamo le regole, sacrosante, da rispettare, ma capiamo anche il periodo storico-economico che stiamo vivendo.

2 Commenti to “Quando chiudere un’attività è… un’impresa”

  1. Gio-Gus scrive:

    E capitato anche a noi, anni dopo avere chiuso una attivita’ abbiamo dovuto pagare i diritti camerali o qualcosa del genere per vari anni passati

  2. Simona scrive:

    Parole Sante!
    Sono un professionista e faccio le pratiche per i miei clienti, ogni volta che devo presentare una pratica in CCIAA la procedura cambia a secondo del funzionario che la riceve!
    Inoltre da qualche tempo noi a Firenze non possiamo più telefonare al Registro Imprese ma dobbiamo passare da un call center a pagamento che il più volte non sà cosa risponderci!
    Insomma ci passiamo giorni per chiudere una pratica e spesso ci prendiamo anche le arrabbiature del cliente…siamo fra l’incudine e il martello e tutto questo a pro di chi???
    Ovviamente lo sappiamo tutti che l’eliminazione di queste procedure burocratiche sarebbe la vera semplificazione che serve alle imprese ma nessuno la vuole attuare altrimenti si manderebbe a casa un bel pò di gente inutile…

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