Un lettore: “Io, disabile intrappolato al Curvone”

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12 giugno 2012

biglietto il Curvone

PESARO – Il fatto è accaduto domenica pomeriggio. Paolo, un nostro assiduo lettore pesarese di 48 anni, si reca alle 17.15 dalla guardia medica per far visitare il figlioletto che sta male. Il dottore diagnostica al piccolo una varicella. All’uscita, un’ora dopo circa, con l’animo preoccupato, il papà – disabile – si reca a riprendere la macchina che aveva lasciato nel vicino Curvone. Ovviamente ha il contrassegno che, certificando il proprio status, garantisce una sosta gratuita in ogni area di sosta della città. Così però non è stato, visto che senza pagare l’euro d’ordinanza non sarebbe riuscito ad uscire dal megaparcheggio al coperto su più piani situato a due passi dal cuore di Pesaro.

“Ho provato a uscire ma non ci sono riuscito – racconta Paolo con tono di disappunto – Avendo il contrassegno per disabili, non avrei dovuto pagare la sosta come riporta un’etichetta posta sulla macchinetta di uscita, dove c’è scritto di premere un pulsante per chiamare un operatore. Così ho fatto ma non è successo nulla. Una voce metallica, un disco, mi ha avvertito due o tre volte che la mia chiamata era stata inoltrata, aggiungendo che mi avrebbe risposto il primo addetto disponibile. Ho atteso diversi minuti senza che nessuno si facesse vivo. Ho ripetuto la stessa procedura altre tre volte sentendo sempre la stessa frase, ma non è successo nulla”.

Morale della favola, Paolo ha dovuto pagare la sosta: “Alla fine, se volevo che la sbarra si aprisse, ho dovuto inserire un euro nella macchinetta. Concludo facendo i complimenti a Pesaro Parcheggi. Se la struttura che gestiscono è a pagamento anche la domenica, devono mettere del personale per risolvere i problemi. Inaccettabile quello che mi è successo”. Ovviamente non tanto per l’euro in sé ma per il trattamento riservato… o meglio non riservato.

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