“Musi Neri”, quando gli emigrati eravamo noi

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14 giugno 2012

Musi Neri

PESARO – “Musi Neri” allo Sperimentale. Domenica 24 giugno, alle 18, nel teatro cittadino posto nel cuore della città di Pesaro, apertura della 48esima Mostra internazionale del Nuovo Cinema. Nell’ambito della sezione “AvanFestival”, verrà presentato “Musi Neri”, documentario interamente prodotto e realizzato dall’ente Provincia di Pesaro e Urbino. Filippo Biagianti, il giornalista-videomaker dell’ufficio stampa dell’ente che ha curato il progetto realizzando le riprese e il montaggio e occupandosi della regia, si è avvalso della collaborazione di Manuela Marinacci Engel per la colonna sonora originale e di Cristina Ortolani per le ricerche storiche e le interviste ai minatori.

Sì, perché il tema del documentario è la migrazione verso il Belgio post bellico, originato dalla costituzione di un accordo, fra i due governi italiano e belga, che il 23 giugno 1946 a Roma firmarono un trattato che portò a “scambiare” forza-lavoro italiana con carbone belga. Per capire il perchè di questo accordo bisogna andare a vedere com’erano l’Italia e il Belgio alla fine della seconda guerra mondiale. In Italia danni materiali enormi, con due milioni di disoccupati ed alcune zone del Paese totale stato di miseria. Nelle miniere della Vallonia, in Belgio, la mancanza di mano d’opera frenava l’attività di estrazione di carbone e quindi la produzione di energia: prima venivano utilizzati prima i prigionieri di guerra, soldati tedeschi, ungheresi e anche russi, poi, con l’accordo del 1946, arrivano 50.000 lavoratori italiani, che grazie al loro lavoro permetteranno al governo italiano di comprare il carbone belga.

Grazie agli emigrati italiani, la produzione delle miniere salì a 6-7 milioni di tonnellate all’anno. Questo permise anche alle industrie siderurgiche e metallurgiche, alle vetrerie, alle industrie di apparecchiature elettriche e di materiali refrattari di aumentare notevolmente la loro produzione.

L’accordo italo-belga prevedeva il trasferimento di 50.000 operai sotto i 35 anni in buono stato di salute, per 12 mesi di contratto per lavoratore, in cambio di 200 chilogrammi di carbone al giorno garantito all’Italia. Gli emigranti si imbarcavano ogni martedì sera alla stazione di Milano e venivano sottoposti a una visita medica sullo stesso treno, dove degli ingegneri facevano loro firmare i contratti. Arrivavano il giovedì pomeriggio a Basilea, suddivisi a seconda della miniera a cui erano destinati e poi venivano trasportati verso le “cantine”, le stesse baracche dove erano stati tenuti i prigionieri di guerra: a volte cominciavano a lavorare il giorno successivo.

La tragedia di Marcinelle, con la morte di centinaia di italiani in una miniera di carbone nel 1956, segna, anche simbolicamente, la fine dell’emigrazione italiana in Belgio. Una parte della popolazione immigrata in Belgio si stabilizzerà, ma da allora non ci sarà più emigrazione di italiani verso zone minerarie.

Questo documentario racconta le storie di alcuni di questi uomini, che ancora ventenni, lasciarono la nostra provincia in cerca di un futuro ed una vita migliori.

Ecco il trailer di “Musi Neri”:

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