Le pene di Dalmonte: “Rispetto la società ma sono triste”

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16 giugno 2012


PESARO – In diretta da Folgaria, dove è radunata la Nazionale sperimentale che in serata raggiunge Venezia e lunedì mattina va in Grecia, Luca Dalmonte racconta le sue pene. Dopo l’annuncio dell’uscita dal contratto da parte della Victoria Libertas, che ha esercitato la sua opzione, un diritto che poteva esercitare, e non ha esercitato, il coach romagnolo racconta sensazioni, sentimenti, ansie, soprattutto la grande tristezza che accompagna i suoi giorni.

Luca Dalmonte

Luca Dalmonte

Pensavo che a distanza di 48 ore, o poco meno, avrei fatto ordine nella mia razionalità per esprimere le cose più intelligenti possibili. In realtà non so se sarà così, perché c’è una parte emotiva che incide… In me c’è un senso di tristezza, ma non per la decisione della società e la conseguente motivazione. Rispetto la decisione, e non posso fare altro, ed è giusto sia così visto che era una clausola del mio contratto. Capisco e comprendo le motivazioni a cui io credo al 100 per 100. Primo perché non ho un un indizio per dubitare; secondo perché la persona che mi ha comunicato la decisione è talmente alta nella mia considerazione (il commercialista Andrea Rombaldoni; ndr) che mi rifiuto di pensare che ci sia altro se non la motivazione spiegatami che ha portato alla scelta. Ne prendo atto e la comprendo. Il fondo di tristezza c’è perché voi (si rivolge ai giornalisti che ascoltano le sue parole dal telefono della sala riunioni della VL in Largo Ascoli Piceno; ndr) sapete che anche in tempi non sospetti, neppure nei giorni più difficili, mai ho negato la mia stima per Pesaro città da vivere, la mia sfida intrigante per fare questo mestiere nella Vuole. C’è tristezza perché tre anni sono tanti e in tre anni si vivono tanti momenti insieme. Oggi non ho più questo riferimento, non stiamo a dirci “dai, ci vediamo a settembre”, ma a parlare di una situazione che si è interrotta. Voglio distinguere la mia sensazione personale, la mia tristezza, dalla comprensione professionale. Come persona, questi tre anni hanno significato tanto. Da professionista prendo atto di una decisione che ha fondamenta e ragioni che sono serie, certificate, presenti. Pertanto faccio il tifo affinché ci sia una giusta risoluzione della vicenda, perché l’attuale precarietà economica si risolva e Pesaro possa avere una squadra competitiva. A prescindere dalla mia posizione. Ho sempre messo come priorità il bene comune. Così faccio il tifo perché Pesaro abbia una squadra di livello, anche se non si sa che nome avrà”.

Coach Dalmonte ricorda i tre anni, partendo dall’avvio difficilissimo, quello delle otto sconfitte consecutive, fino all’esaltante stagione appena conclusa, con la semifinale in Coppa Italia e la semifinale in campionato. Momenti esaltanti, altri meno. Eppure il bilancio del coach romagnolo è…
Bellissimo. Non lo dico per convenienza, ma perché lo sento. Ho conosciuto persone, professionisti grazie ai quali oggi – dopo tre anni – mi sento arricchito, una persona migliore, un professionista migliore. E non mi riferisco solo alle persone con le quali ho avuto contatti quotidiani o periodici, ma a tutte le persone con le quali ho avuto un minimo di rapporto. Tutti mi hanno aiutato a crescere, a vedere aspetti della vita importanti”.

L’autocritica…
Ho la consapevolezza di essere una persona assolutamente introversa, ed è un’autocritica. Sono schivo, ma non lo faccio per tenere le distanze, ma perché – purtroppo – è il mio carattere. Ammetto che non essere un paraculo può essere un difetto, ma osservando il rovescio della medaglia offro sempre la mia faccia, che può piacere o meno, ma è sempre quella; non ho le maschere, che detesto, mi piace l’onestà e la trasparenza”.

Quanto le dispiace – avendo faticato (puro eufemismo; ndr) a farsi amare dalla piazza – dovere lasciare oggi che ha conquistato il pubblico?
Io non faccio questa analisi, che pure ha una logica. Credo che un professionista non possa saltare da banco a banco a seconda dell’umore, ma debba continuare il suo percorso lavorativo. Ho avuto la fortuna, in questi tre anni, direttamente o indirettamente, sotto i riflettori o nell’ombra, di contare su un supporto straordinario. Voi conoscete perfettamente chi è (Valter Scavolini; ndr). Le critiche le ho rispettate e le rispetto, non bisogna reagire alle critiche fatte correttamente. Alcune sono state importanti e mi hanno messo in condizione di fare autocritica. Ogni tanto si è equivocato tra le aspettative e i reali obiettivi, che quando non coincidono creano spazi all’interno dei quali vale tutto. C’è un proverbio indiano che dice: tu non mi conosci e non puoi giudicarmi fino a quando non cammini per tre giorni con le mie scarpe. Sono in pace, ho cercato di dare tutto, ogni giorno, per il bene della Vuelle e per tutto ciò che significa questa squadra, questa società. La pace interiore mi consente di parlarne serenamente malgrado la tristezza, di tornare a Pesaro e – lo dico con un po’ di presunzione – guardare tutti a testa alta”.

Dalmonte e Pesaro, la stima è infinita, il rapporto continua.
Una città di altissimo livello per qualità della vita. E vorrei che rimanesse un punto di riferimento. Oggi ho una compagna che vive qui. Augurandomi che la mia vita privata abbia continuità e successo, Pesaro rimane un punto centrale del mio prossimo futuro. La mia potenziale convivenza con Romina mi porterà qui…”.

Le è stato chiesto di ridiscutere il contratto? Lo avrebbe fatto? Lo farebbe lasciando una porta aperta?
Credo che la priorità sia la situazione economica certa, che oggi non c’è. Il primo passaggio è che la Vuelle trovi una situazione economica stabile, certa. Poi sarà la società ad avere le idee. A me non piace parlare dei se e dei ma”.

Ha preso altre decisioni, visto che la società ha detto di essere uscita dal contratto anche per non farle perdere eventuali opportunità?
Non ho preso alcuna decisione. Di me si sono scritte solo supposizioni, anche tirando in ballo, ancora una volta, mio figlio. Ribadisco che mai allenerò una squadra con mio figlio assistente”.

Andrebbe all’estero?
Sono un professionista che vive di questo lavoro. Oggi sono libero. Devo guardarmi intorno a capire cosa succede. Lo devo a me stesso, ai miei figli, alla mia compagna. Al momento tante supposizioni, niente di reale, quello che sarà domani non lo so”.

Siena si avvia a vincere il sesto scudetto consecutivo, un record straordinario per il basket italiano. Tutti sono certi che Pianigiani allenerà all’estero e che lei andrà con lui. E’ una opportunità importante o la sua priorità è rimanere in Italia?
Adesso credo che la priorità di Pianigiani sia di vincere la gara che manca per conquistare il titolo e che Simone sia completamente concentrato su questo. Il mio legame con lui è sotto gli occhi di tutti e non è un legame prima personale poi professionale. Oggi però pensiamo alla Nazionale, non ad altre opportunità, che al momento non ci sono”.

Se nel frattempo le arrivasse una proposta e a Pesaro la situazione non fosse ancora chiara: sarebbe combattuta?
Silenzio… Gli chiediamo: coach ha sentito? “Credo che il silenzio sia la risposta migliore. Mettiamola così: se dovesse succedere, vi chiamerò. Adesso non so cosa rispondere”.

Crede che nella decisione presa dalla società abbia pesato anche il cattivo rapporto tra lei e qualche dirigente?
Non lo credo. Anzi sono certo che è così. Non voglio andare a scavare nella dietrologia. Se qualcuno pensa che ci siano altri problemi, se le motivazioni sono altre, alzi la mano e lo dica. Non nascondo ci siano state frizioni, anche se a mio parere non insanabili, non irrisolvibili. Ma se hai come obiettivo il bene della Vuelle, le tieni lontane dalla squadra, che non ne ha risentito. E’ normale accadano durante una stagione sportiva. Non è normale debbano continuare quando il campionato è finito”.

Deluso da come si è giunti alla conclusione del rapporto?
Potrebbero avermi liberato per consentirmi di guardarmi intorno… Quindi…”.

 

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