Marshall, John e Don, i tre amici americani

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18 giugno 2012

PESARO – A volte ritornano, ed è un piacere incontrarli. Nell’arco di dodici giorni ritornano tre allenatori americani che sono stati protagonisti – con alterne fortune – alla guida della Scavolini. Anzi, delle Scavolini. Perché due hanno allenato quella di baseball e il terzo la squadra di basket.

John Long

John Long

Martedì 19 giugno, a partire dalle ore 10, lo stadio di baseball di Via Marsiglia, in zona 5 Torri, ospiterà un clinic per lanciatori e ricevitori, due ruoli chiave per una squadra di batti e corri. Il pitcher e il catcher, la batteria, costituiscono la prima coppia della difesa. Conoscere bene l’arte di lanciare e ricevere è il primo passo per costruire una buona squadra. Ecco l’importanza di partecipare alla proposta che nasce dall’impegno – prima di tutto – di Rodolfo Furiassi, personaggio storico del baseball pesarese, prima giocatore e poi allenatore. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti.

Protagonisti del clinic saranno Marshall Canosa, allenatore della Scavolini nella stagione 1981, nella massima serie nazionale, che – se la memoria del cronista non ha perso troppi colpi – regalò tante belle soddisfazioni agli appassionati che il venerdì e il sabato gremivano gli spalti dello stadio del baseball, offrendo un’alternativa estiva alle serate di basket parlato, in attesa di quello giocato. Marshall portò conoscenza e professionalità, grande passione per uno sport ancora oggi poco conosciuto in Italia. La prima vittoria in trasferta, con fuoricampo di Alfredo Marfoglia, fu celebrata con una notte di canti nel lungo viaggio in pullman da Grosseto a Pesaro. Da italo-americano innamorato degli Stati Uniti, Canosa organizzò il primo 4 luglio da brividi, con le bandierine a stelle e strisce sulle divise pesaresi e l’esecuzione dell’inno americano prima del lancio iniziale.

Ritorna a Pesaro e se al mattino è protagonista del clinic, in serata rivedrà gli amici di un tempo, giocatori e dirigenti che con lui vissero una stagione indimenticabile. Una cena dove i ricordi saranno mille, e forse anche le lacrime, o almeno i brividi.

Co-protagonista del clinic, un altro americano, John Long, che arrivò a Pesaro dalla vicina Rimini l’anno dopo Canosa. John, residente a Fort Myers, viveva di baseball e di caccia. Durante le trasferte, l’argomento più gettonato in pullman era il suo racconto di come cacciava i grandi cinghiali della Florida, a mani nude, aiutato all’occorrenza da un coltello. John era stato un eccellente giocatore, un catcher infaticabile (e ci credo, con gli allenamenti che faceva a casa sua…) dotato di una battuta esplosiva. In vacanza a Rimini, non ha voluto perdere l’occasione di venire a Pesaro, di ritornare nello stadio che l’ha visto in campo da giocatore e in panchina da allenatore.

Poi – in una sorta di gemellaggio sportivo tra Pesaro e Rimini – a fine giugno arriverà Don Casey, allenatore con scarsa fortuna della Scavolini Basket nella fase iniziale della stagione 1984/85, quella culminata – con Sacco in panchina – nella seconda finale scudetto. Casey arrivava dalla Temple University, portato in Italia da quel Giorgio Gandolfi che oggi organizza il clinic internazionale riservato agli allenatori e ha invitato il suo amico americano. Casey, che dopo avere lavorato a Pesaro è stato a Boston Celtics, ai New Jersey Nets e ai Los Angeles Clippers, è uno degli ambasciatori della Nba. Gira il mondo parlando di basket. Anche lui desidera incontrare gli amici e farà di tutto per abbracciare i quattro italiani che – in seguito – hanno regalato i più straordinari successi alla Scavolini: Costa, Gracis, Magnifico e Zampolini.

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