Oltre 200 partecipanti al percorso “Stamattina ho messo le tue scarpe” sul disagio mentale

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19 giugno 2012

 

 

URBINO – Sono stati oltre 200 i partecipanti al progetto “Stramattina ho messo le tue scarpe”, un percorso nei luoghi e nelle storie delle persone con disagio mentale, promosso dalla cooperativa sociale “Alpha” e dal Dipartimento Salute Mentale di Urbino, con i patrocini di Regione Marche, Provincia di Pesaro e Urbino e Comune di Urbino. Obiettivo dell’iniziativa è stato quello di avvicinare le persone al tema della malattia mentale, per far superare diffidenza e pregiudizi che ruotano attorno a chi ne soffre. Guidati dagli operatori del Centro e coordinati dagli organizzatori Flavio Perazzini ed Elena Mattioli, i partecipanti hanno compiuto un percorso in tre fasi: la prima, “Assenza”, all’interno della struttura residenziale e diurna “Varea Dini”, dove in piccoli gruppi sono stati condotti negli spazi vuoti, per muoversi liberamente scoprendo il quotidiano e gli oggetti di chi lo abita.

Ho messo le tue scarpe...

La seconda fase, “Scoperta”, nelle vie del centro storico di Urbino dove è stato possibile, attraverso le finestre aperte di abitazioni private (vedi foto di Roberto Mezzano), assistere alla proiezione del documentario “Sigarette e Sigarette” girato nel Centro “Varea Dini”; la terza, “Restituzione”, nella Sala del Maniscalco, dove a fine giornata c’è stato un dibattito con specialisti e rappresentanti delle realtà coinvolte, per rielaborare le sensazioni vissute.

Tra i presenti all’iniziativa, il presidente della Provincia Matteo Ricci, l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Urbino Maria Clara Muci, il direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Urbino dottor Leonardo Badioli, il presidente della cooperativa sociale “Alpha” Salvino Pozzi, la scrittrice Lorenza Ghinelli finalista al Premio Strega 2012 e la presidente dell’associazione “Di + Onlus” Laura Morelli.

Nel corso del dibattito finale, in molti hanno raccontato le emozioni provate sia all’interno del Centro “Varea Dini”, sia durante la seconda parte del percorso. Alcuni hanno evidenziato come la forza del documentario e la bellezza dei racconti abbiamo permesso loro di entrare nel mondo delle persone con disagio mentale e di conoscerle più in profondità. E c’è stato anche chi ha definito il progetto “un’avventura rivoluzionaria”.

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