Baseball, che passione e quanti ricordi

di 

21 giugno 2012

PESARO – Molti, anzi la stragrande maggioranza, non lo conoscono e non sanno cosa perdono. Alcuni – prevenuti, privi di curiosità – azzardano giudizi negativi, talvolta pesanti. Anche un noto scrittore ha raccontato sulle pagine di un grande quotidiano nazionale che la peggiore esperienza che si può fare girando gli States è di assistere a una partita di baseball.

Il presidente del Pesaro Baseball Norberto Crinelli premia Marshall Canosa

Il presidente del Pesaro Baseball Norberto Crinelli premia Marshall Canosa

Intanto, chi non ha curiosità e trincia giudizi così netti dimostra di essere piccolo piccolo (non fisicamente… ovvio). Capiamo che sia più facile parlare di rigori, fuorigioco, arbitri, ma – a prescindere da un possibile interesse – il baseball è davvero una metafora della vita americana. Non a caso, è definito “the American pastime”, il passatempo americano.

Il mondo del baseball è stato raccontato in mille film di successo, a iniziare da quello – interpretato da Gary Cooper – sulla vita e la malattia di Lou Gerhig. Il più recente, Moneyball, in italiano L’arte di vincere, ha visto Brad Pitt interpretare Billy Beane, manager di una squadra californiana, gli Oakland Athletics.

Il baseball è sport tipicamente americano, ma si gioca moltissimo in centro America, in particolare nei Caraibi. Un grande fan di baseball è Fidel Castro, che pure non ama molto gli Usa. Suo figlio Antonio non solo è medico della Nazionale cubana, ma anche dirigente della federazione internazionale.

Pesaro, grazie alle imprese di un gruppo di ragazzi che oggi sono cinquantenni, ha da oltre trent’anni un bellissimo impianto, lo stadio di Via Marsiglia, in zona 5 Torri.

Martedì, il “diamante” pesarese ha ospitato un importante clinic federale con la partecipazione di Marshall Canosa, primo allenatore dell’allora Scavolini militante nel massimo campionato italiano.

Dodo Furiassi, Marshall Canosa e John Cortese

Dodo Furiassi, Marshall Canosa e John Cortese

“Per un giorno – racconta Rodolfo “Dodo” Furiassi – sul campo del Baseball Club Pesaro si è vissuta la tipica atmosfera di un college americano. Al clinic riservato ai lanciatori e ricevitori (pitcher e catcher nel linguaggio americano; ndr) hanno partecipato una ventina di ragazzi provenienti da tutte le Marche. I coach che hanno collaborato con il “nostro” Marshall Canosa sono stati i venezuelani Luis Turnes e Josè Luis, il dominicano Adolfino Figuereo e a rappresentare la scuola italiana Mirco Cannella ed io. Ospite a sorpresa Donald Landolphi, un guru del baseball, molto noto anche in Italia, accompagnato da Luigi Bellavista, responsabile dei Camp della Federazione Italiana”.

Un clinic di successo, a cui non ha potuto partecipare come annunciato anche da www.pu24.it John Long, che prese il posto di Canosa alla guida della Scavolini. Un improvviso lutto familiare – è morta sua madre – l’ha obbligato a tornare in Florida.

Il clou della giornata la sera, ancora nel campo di baseball, con una cena in omaggio a Marshall Canosa, organizzata da Giuseppe Ridolfi, responsabile del settore giovanile. Non è mancata la sorpresa, graditissima: da Bologna è arrivato John Cortese, uno dei migliori italoamericani che abbiamo giocato nel nostro campionato, strepitoso interbase della Scavolini. In vacanza in Italia, non ha voluto perdere l’occasione per riabbracciare tanti amici.

“Inevitabili i ricordi di come eravamo trent’anni fa – racconta Furiassi -. Ci sono stati momenti di grande commozione quando Norberto Crinelli, presidente della società pesarese, ha consegnato una targa ricordo a Marshall Canosa, visibilmente commosso. Ed emozionate erano anche la moglie Madeleine e la figlia Andrea”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>