Ciclabile pericolosa in zona Gelsi

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23 giugno 2012

PESARO – Il nuovo tratto di pista ciclabile del mare, che sarà inaugurato martedì pomeriggio, da stamattina è fruibile da tutti i ciclisti e i pedoni. Ma al momento è pericoloso, soprattutto per i ciclisti. Per fortuna, pare che la questione sarà risolta – comunque in ritardo – lunedì mattina, quando il personale del Centro Operativo del Comune provvederà a installare alcune fioriere. Che non sono il massimo per evitare rischi, ma rappresentano pur sempre una prevenzione.

La zona del sottopassaggio ferroviario interessata dal nuovo tratto di pista ciclabile

La zona del sottopassaggio ferroviario interessata dal nuovo tratto di pista ciclabile

Stamattina, poco dopo le ore 7,15, abbiamo pedalato per la prima volta su questo tratto che collega la pista ciclabile di Viale Trieste a quella che – partendo dal sottopassaggio dei Gelsi – porta a Fosso Sejore e quindi a Fano. Niente da dire, è davvero un bel tratto e regala un”immagine migliore degli stabilimenti balneari ubicati lungo la pista.

Il problema sorge quando, dopo la curva a 90 gradi all’altezza dello stabilimento Bassa Marea, l’ultimo prima del sottopassaggio, si scende nel tratto definibile terra di nessuno. E’ in asfalto, in discesa da due lati, in salita dal terzo (quello che proviene dalla statale Adriatica). Praticamente è un incrocio a tre. Potete immaginare le conseguenze se all’incrocio si presentassero biciclette provenienti da Pesaro, altre da Fano con i ciclisti intenzionati a utilizzare il sottopassaggio e a svoltare a sinistra, e altre ancora provenienti dalla statale e dirette verso Fano o verso Pesaro.

La nostra esperienza di utilizzatori quotidiani della ciclabile ci suggerisce di temere possibili scontri, causati soprattutto dai ciclisti che per fare la salita verso Fosso Sejore scendono a tutta velocità dal sottopassaggio dei Gelsi.

Dunque, le fioriere dovrebbero impedire collisioni. Ma non sono le stesse fioriere che erano state tolte dalla pista di Viale Trieste (lato porto) perché ritenute pericolose?

Ci era stato detto che all’incrocio dei Gelsi sarebbe stato collocato un cordolo in plastica. Pare che non li facciano più. E addirittura che qualcuno abbia fatto causa al Comune di Pesaro asserendo di essere caduto in Via Don Minzoni per colpa del cordolo.

La soluzione migliore sarebbe rispettare le più elementari regole del Codice della Strada, della convivenza civile. Ma è una battaglia persa, per colpa di tutti noi, pedoni, ciclisti, automobilisti. Stamattina, un ciclista che proveniva da Via Cardinal Massaia diretto in Via Bixio non ha dato la precedenza alle auto che arrivavano da Via Saffi e ha insultato gli automobilisti che pure avevano ragione.

No, inutile sperare nella nostra educazione. Ci pensi il Comune a risolvere il problema, magari vietando ai ciclisti l’uso del sottopassaggio ferroviario dei Gelsi, riservandolo ai pedoni.

3 Commenti to “Ciclabile pericolosa in zona Gelsi”

  1. gino scrive:

    mah.. stiamo parlando di biciclette non di motogp che arrivano a 200 km/h… tutte ste polemiche ogni volta che fanno qualcosa mi paiono un po pretestuose (sono uno che non ha votato questa giunta comunque)

  2. paolo scrive:

    io sono 15 anni che vado al mare li ,da quando è stata fatta la ciclabile i pedoni sono sempre stati usati come birilli da evitare all’ultimo momento x prendere la rincorsa più veloce possibile in modo di fare la salita senza scendere dalla bici , ….però la ciclabile è veramente bella il problema sono sempre le persone che fanno quel c…o che gli pare fregandosene del prossimo…..
    .

  3. A proposito del sottopassaggio presso i Gelsi vorrei sottolineare un problema di cui mi piacerebbe che pu.24 si facesse interprete presso l’Ammm.ne Comunale per il suo definitivo superamento. Si tratta del carente drenaggio delle acque superficiali che da anni si verifica in quel particolare punto e che da’ luogo, causa la stagnazione delle acque, a inflorerscenze algali fonte di cattivi odori. Eleminando il problema sicuramente si gioverebbe in primis ai pedoni ma anche ai ciclisti.
    D. Pantonieri

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