Biagianti racconta “Musi Neri”: storie di uomini e carbone

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23 giugno 2012

PESARO – Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro. Lo diceva Sepulveda e lo pensano in molti, anche se poi sono in pochi coloro che materialmente si adoperano per imprimere nella memoria collettiva gli accadimenti del passato.

Filippo Biagianti, 41 anni, toscano di nascita ma urbinate d’adozione, lo ha fatto. Da fotografo e videomaker della Provincia di Pesaro e Urbino, dove lavora dal 2003, ha realizzato un documentario di 47 minuti sulla migrazione verso il Belgio post-bellico, originata da un trattato stipulato dall’Italia per scambiare forza lavoro con carbone.

Filippo Biagianti ed Emanuele Lucarini

Filippo Biagianti (a sinistra) con il nostro Emanuele Lucarini

In molti, anche dalle nostre terre, partirono per estrarre il combustibile dalle miniere di Vallonia. Grazie agli emigrati italiani – anche ai pesaresi che a metà degli anni Cinquanta partirono dopo la chiusura delle miniere di Perticara, Castelcavallino e Cabernardi – la produzione salì a 6-7 milioni di tonnellate di carbone all’anno estratti, permettendo anche alle industrie siderurgiche e metallurgiche, alle vetrerie, alle aziende di apparecchiature elettriche e di materiali refrattari di aumentare notevolmente la loro produzione.

“Musi Neri. Storie di uomini e carbone” narra questa storia. Storie di minatori che non ci sono più e storie di minatori che oggi, arrivati in là con gli anni, raccontano uno spicchio di esistenza che li ha segnati per sempre. Un mediometraggio che domani, domenica 24 giugno, aprirà la 48esima edizione della Mostra internazionale del Nuovo Cinema. Alle 18, al teatro Sperimentale, verranno ripercorse in immagini le vicende chiave del fenomeno, le condizioni di lavoro proibitive e i drammi collettivi. In primis la tragedia di Marcinelle, un disastro minerario che nel 1956 costò la vita anche a 9 uomini della nostra provincia. Ma come è nata l’idea di “Musi Neri”?

“E’ stata una proposta partita da Matteo Ricci due anni e mezzo fa – spiega Filippo Biagianti, riferendosi al presidente della Provincia che, come ente, ha prodotto il documentario – Quando succedette a Ucchielli, nell’ufficio di presidenza non cambiò nulla forse per soggezione. L’unica cosa che portò di suo fu una lampada regalatagli da alcuni minatori. Un oggetto a cui tiene molto, dal momento che suo nonno era tra quegli uomini che partirono per andare a Charleroi a lavorare in una miniera”.

Quindi per Biagianti è stato in primis un lavoro di ricerca?
“Certamente, dato che non conoscevo molto bene questa vicenda. Avevo avuto avvisaglie del fenomeno migratorio verso il nord Europa appena mi sono trasferito a Urbino, ma c’è voluto un lavoro di ricerca svolto grazie a Cristina Ortolani, la giornalista che ha curato la parte storica del filmato. Grazie a lei abbiamo preso i primi contatti coi minatori dei comuni di Monteciccardo e di Sant’Angelo, realizzando le prime interviste a Miniera di Urbino, l’8 agosto del 2010″. Non una data casuale, visto che la mattina dell’8 agosto 1956, a Marcinelle, in una miniera di carbone chiamata Bois du Cazier nei pressi di Charleroi, morirono 262 persone. Tra loro il 41enne Antonio Gabrielli di Casteldelci, Alvaro Palazzi di Monteciccardo (34 anni), il 46enne Sisto Antonini (pure lui di Monteciccardo), Edo Dionigi di Colbordolo (32), Giuseppe Righetti di Pesaro (49), Giulio Pierani di Petriano (32), Giovanni Bianconi di Novafeltria (29), Antonio Molari di Sant’Agata Feltria (26), Filippo Talamelli di Fano (38).

La miniera di Marcinelle

Marcinelle

Per un progetto del genere, però, non potevano bastare certo le prime interviste…
“Ovviamente no. Anche grazie all’Amle, l’Associazione marchigiana lavoratori emigrati, abbiamo organizzato assieme alla Provincia di Pesaro e Urbino, che ha prodotto interamente il filmato, una decina di interviste. Abbiamo raccolto del materiale che comunque, anche messo assieme, non poteva bastare. Non potevo costruire un documentario solo con le testimonianze e le immagini girate a Miniera di Urbino”.

Di qui il viaggio verso Belgio e Lussemburgo…
“Se volevo realizzare un lavoro che fosse fuori dagli schemi per non essere didascalico, mi serviva un filo rosso con cui portare avanti la storia. La possibilità l’ho avuta con Minerve, il progetto europeo a cui ha aderito la Provincia di Pesaro e Urbino. Ho avuto l’opportunità di prendere parte a un viaggio a Marcinelle, dove sono stato alla commemorazione ufficiale dell’8 agosto scorso. Poi sono stato in Lussemburgo”.

In “Musi Neri” parte fondamentale è ricoperta dalla musica, vero?
“E’ così. Dovevo strutturare una colonna sonora ad hoc, che facesse da tema narrante, e così mi sono rivolto all’amica Manuela Marinacci Engel, che ha scritto, composto ed eseguito le musiche originali davanti alla telecamera. La ringrazio”.

Minatori

Minatori a Marcinelle

Il presente è la proiezione di domenica allo Sperimentale. Che progetti ha, invece, Filippo Biagianti per il futuro?
“Innanzitutto realizzare “Musi Neri” è stata una bella soddisfazione. Ecco che mi piacerebbe continuare a lavorare su questo filone del passato che non può andar disperso. Quando non ci saranno più i 70enni di oggi, chi insegnerà alle generazioni presenti e future come fare i fiaschi coi vimini, come effettuare una corretta rotazione delle colture, come preparare i piatti dei nostri nonni? Se nessuno facesse nulla, un tesoro incredibile, appartenente al mondo popolare, è destinato a perdersi per sempre. La macchina da presa, in questo senso, può essere utile per le generazioni future. D’altronde la frase di Sepulveda con cui chiudo il filmato è emblematica: un popolo senza memoria è un popolo senza futuro”.

 

IL TRAILER DI “MUSI NERI: STORIE DI UOMINI E CARBONE”


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