Nuovo Cinema, tra Tokyo a luci rosse e un falso eroe

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26 giugno 2012

PESARO – La Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro ha, negli anni, contribuito in maniera decisiva alla diffusione e alla conoscenza del cinema nipponico in Italia, basti ricordare i numerosi focus e gli altrettanto importanti volumi editi a partire dagli anni Ottanta su Oshima Nagisa e la New Wave giapponese. Il Festival mantiene per questo un rapporto privilegiato con il cinema di qualità, sia giapponese che dell’Estremo Oriente in generale, come dimostra il vincitore del Concorso dello scorso anno: l’opera coreana The Journals of Musan (Musanilgi) di Park Jung-bum.

 

Non deve sorprendere quindi di trovare anche quest’anno in Concorso un film nipponico, proiettato proprio oggi come primo dei sette film della sezione competitiva Pesaro Nuovo Cinema, la cui giuria è composta da Antonietta De Lillo, Francesca Inaudi e Boris Sollazzo. Al Teatro Sperimentale gli spettatori hanno potuto infatti assistere a Tokyo Playboy Club del giovane Yosuke Okuda. Il regista, che ha solo 26 anni, ha avuto modo di farsi già conoscere in Giappone per la serie Cementary Youth (due corti e un lungometraggio), l’ultimo dei quali ha anche vinto lo Yubari Film Festival (principale rassegna di cinema fantastico in patria) ed è stato poi presentato a Rotterdam nel 2011.

 

Tokyo Playboy Club è la seconda regia nel lungometraggio di questo talentuoso regista di Fukushima, il quale racconta con umorismo nero la storia di Katsutoshi (Nao Ōmori), un “pesce piccolo” della malavita giapponese che, messosi nei guai con la yakuza, trova rifugio nel nightclub che dà il titolo al film. Qui conosce la spogliarellista Eriko (la star televisiva Asami Usuda) che andrà a formare con l’amico Seikichi (il veterano Ken Mitsuishi, visto a Venezia lo scorso anno in Himizu di Sono Shion) un improbabile trio, il quale si troverà ad affrontare una serie di situazioni imprevedibili, finendo in guai all’apparenza senza vie di fuga.

 

Okuda propone un affresco colorato e vivace del sottobosco metropolitano e racconta con ritmo e trovate visive la tragicomica lotta per la sopravvivenza di un malvivente nei vicoli di Kabukicho, il quartiere a luci rosse di Tokyo. I bassifondi di Kurosawa sono però lontani, qui i modelli di riferimento sono piuttosto Tarantino e il Takashi Miike prima maniera; si parla infatti di microcriminalità e giovani scapestrati con tono stralunato ai limiti del grottesco, componenti tipiche degli yakuza eiga del regista di Ichi the Killer che il giovane Okuda ha sicuramente ben assimilato e rielaborato con la sua sensibilità. L’opera giapponese proiettata e apprezzata ieri dal pubblico, rappresenta quindi un inizio all’insegna della leggerezza e del divertimento per il Concorso di quest’anno: il “Nuovo Cinema” è anche questo.

La prima giornata del Pesaro Film Festival si è conclusa ieri con l’inaugurazione ufficiale (domenica era stata proiettata la partita della nazionale di calcio) di “Cinema in Piazza”, una serie di proiezioni “en plein air”, aperte a tutti e che cercano di coniugare il cinema di qualità con i gusti degli spettatori. In un’atmosfera informale e “popolare”, il pubblico ha potuto assistere alla proiezione del film d’apertura (fuori concorso), Barbara di Christian Petzold, un dramma toccante realizzato da uno dei più importanti registi del cinema tedesco del nuovo millennio, seppur ancora poco conosciuto in Italia.

 

 

 

Il film, già premiato alla scorsa Berlinale per la miglior regia e candidato a ben otto premi Lola (gli Oscar tedeschi) – tra i quali Miglior Film – sarà distribuito nelle sale italiane da BIM. La storia vede protagonista una giovane coppia divisa dal Muro nella Germania degli anni Ottanta. Lei, la Barbara del titolo, interpretata da Nina Hoss, è un medico relegato dal governo della DDR in un piccolo ospedale di provincia a causa di una richiesta di trasferimento in Germania Ovest. La frustrazione e la sorveglianza della Stasi non le impediscono però di incontrare di nascosto il fidanzato e pianificare la fuga, ma le attenzioni del collega Andre (Ronald Zehrfeld) iniziano a far vacillare le sue convinzioni.

 

 

 

Cristian Petzold e Giovanni e Spagnoletti

Petzold mette in scena un film che per alcuni versi ripercorre i temi del pluripremiato Le vite degli altri, descrivendo però in maniera originale l’ambiente sanitario della DDR e dando maggior risalto a una storia di amore trattenuto e ai movimenti dell’animo, tratteggiando così uno sfaccettato ritratto femminile. Oltre alla storia di sicuro impatto emotivo, Barbara ha appassionato il pubblico anche grazie ad una regia inventiva, una fotografia accattivante e, non meno importante, alla grande prova della protagonista Nina Hoss.

 

 

 

Nella mattinata di oggi, invece, il regista Chrstian Petzold ha incontrato i giornalisti in una conferenza stampa condotta dal direttore artistico Giovanni Spagnoletti e dal membro del comitato scientifico del Festival, Pierpaolo Loffreda, nel cortile di Palazzo Gradari. Il regista dice di aver ricostruito l’ambientazione della DDR attraverso i suoi ricordi di “un paese triste, senza colori, illuminato solo dai neon” e continua parlando del conseguente appiattimento delle relazione tra le persone poiché (la DDR) “non prevedeva la possibilità di mostrare la propria sensualità, le proprie emozioni. Tutto doveva essere estremamente reale, concreto. Quando raccontavo ai miei cugini dei colori e della musica dell’Ovest loro restavano sorpresi. Spesso all’Est venivano dati film con Romy Schneider, che era attrice molto amata per la sua sensualità, bellezza, armonia, eleganza: tutto ciò che a loro mancava.”

 

In conferenza il regista ha anche avuto modo di ribadire la sua grande intesa con l’attrice-feticcio Nina Hoss per poi parlare a ruota libera sul concetto di suspence, un aspetto ben presente in Barbara, dove le minacce più o meno fisiche (di spionaggio, di carcere, di morte) contribuiscono a creare un’atmosfera di tensione perenne: “Adoro creare suspence. Ed è una caratteristica che trovo di rado nel cinema europeo contemporaneo. Voglio rappresentare la tensione che può venire da un Potere o da uno Stato oppressivo, da un lavoro che ti mette sotto pressione, dal coraggio che si deve dimostrare per compiere certe scelte.”

 

Barbara è un fim fatto di sguardi nel quale l’espressività degli attori ha un ruolo fondamentale, una caratteristica che il regista spiega così: “Volevo che nel film il livello narrativo predominante fosse quello degli sguardi, perché gli uomini si guardano e capiscono attraverso lo sguardo la situazione in cui si trovano. Per questo nel film c’è una sola inquadratura dall’alto, le altre sono tutte in mezzo alle persone, ad altezza occhi.”

 

Petzold ha infine parlato del suo prossimo progetto che ruota attorno a Primo Levi e al suo viaggio di ritorno da Aushwitz all’Italia, ma vedrà protagonista un ebreo tedesco, non italiano. Il regista se lo immagina come “un’odissea che si basa sulle linee della vicenda di Levi. È un viaggio compiuto per ritrovare il proprio volto, con uno sguardo alla Donna che visse due volte di Hitchcock”.

Ralph Eue e Alexandra Hesse. Foto Schiaratura

OGGI sarà il turno dell’altro film in Concorso proveniente da Oriente, si tratta del thailandese In April the Following Year, There Was a Fire, opera prima di Wichanon Somumjarn che sarà proiettata alle 16.15 al Teatro Sperimentale.

La cinematografia thailandese ha conquistato negli ultimi anni sempre più spazio nel Vecchio Continente, come testimonia la Palma d’Oro nel 2010 a Lo Zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti di Apichatpong Weerasethakul o il crescente successo degli action e degli horror autoctoni. Anche la Mostra di Pesaro ha scoperto la Thailandia, presentando in competizione lo scorso anno Eternity (Tee Rak) di Sivaroj Kongsakul. Per il secondo anno di fila, a testimonianza di un interesse crescente verso il cinema di questo Paese, troviamo in Concorso un film thai che si pone sulla stessa lunghezza d’onda delle pellicole prima elencate e lo fa in un gioco metacinematografico, sicuramente spiazzante, ma perfettamente controllato.

 

In April the Following Year, There Was a Fire di Wichanon Somumjarn, racconta infatti la storia di un giovane, Nhum, che lascia Bangkok per tornare nel rurale paesino d’origine in occasione di un matrimonio. Reincontra così i vecchi amici e una vecchia fiamma con la quale sembra riallacciare i rapporti. A questo punto, però, le interviste al fratello e al padre del regista, svelano la matrice autobiografica della storia che da qui in poi mescola senza soluzione di continuità documentario e finzione, passato e presente, realtà e immaginazione. Un’opera che riesce ad essere al tempo stesso un’intima auto-analisi e un ritratto della società thailandese a tutto tondo.

 

Il gioco metacinematografico e metanarrativo è memore sicuramente della lezione della Nouvelle Vague, ma lo stile visivo è pienamente autoctono: lunghi piani sequenza statici e inquadrature contemplative dei paesaggi della Thailandia rurale si contrappongono a quelle dell’alienante metropoli dalla quale il protagonista fugge, costantemente “pedinato” dalla macchina da presa. L’esordiente Somumjarn (dopo alcuni cortometraggi, questa è la sua opera prima) cita apertamente “Lo Zio Boonmee” e si dimostra perfettamente consapevole della natura della propria opera e sicuro delle proprie capacità, come dimostra la scena nella quale il protagonista assiste alle riprese di un film intitolato, guardacaso, In April the Following Year, There Was a Fire e alla sua domanda “dove potrò vederlo?”, gli viene risposto: “nei festival di cinema internazionali”…benvenuto a Pesaro!

 

Alle 21, Teatro Sperimentale, Sogni D’oro, Nanni Moretti (1981)

Alle 21.45, piazza del Popolo, Filmquiz (20′) di Nanni Moretti (2008)

Alle 22.05 in piazza del Popolo “Sharqiya” (82′, 2011)

Nanni Moretti

Kamel, un giovane beduino, vive in un piccolo villaggio nel deserto e lavora come guardia di sicurezza alla stazione centrale di Be’er Sheva, una città nel sud di Israele. Un giorno, di ritorno dal lavoro, scopre che c’è un ordine di demolizione per la baracca nella quale vive con la moglie. Pensa allora di piazzare una bomba alla stazione centrale facendo poi finta di essere lui stesso a scoprirla prima che esploda. Diventando l’eroe del giorno, potrà così tentare di salvare il suo insediamento.

Ore 23 Cinema Sperimentale, Bianca, Nanni Moretti (1984)

MERCOLEDI’ – TEATRO SPERIMENTALE

MERCOLEDì 27

Ore 11,00

50 anni dal Manifesto di Oberhausen – Programma #3

Machorka-Muff Jean-Marie Straub(RFT, 1963, 18‘)

Es muss ein Stück vom Hitler sein Walter Krüttner(RFT, 1963, 12‘)

Arme Leute Vlado Kristl(RFT, 1963, 9‘)

Marionetten Boris von Borresholm(1964, 11‘)

Porträt einer Bewährung Alexander Kluge(RFT, 1964, 13‘)

Max Ernst. Maximiliana (Die widerrechtliche Ausübung der Astronomie) Peter Schamoni(RFT, 1966, 12‘)

Massnahmen gegen Fanatiker Werner Herzog(RFT, 1969, 12‘)

Ore 15,00

Il cinema documentario oggi: l’Italia allo specchio

CADENZA D’INGANNO Leonardo Di Costanzo (Italia/Francia, 2011, 55’)

Alla presenza del regista

Ore 16,15

Omaggio a Simone Massi

IMMEMORIA(1995, 1′)

IN APRILE(1995, 2′)

MILLENNIO(1995, 2′)

RACCONTI(1996, 2′)

NIENTE(1996, 2’30)

KEEP ON! KEEPIN’ ON!(1997, 3′)

ADOMBRA(1999, 11′)

PITTORE, AEREO(2001, 4′)

TENGO LA POSIZIONE(2001, 4′)

PICCOLA MARE(2003, 4′)

IO SO CHI SONO(2004, 3′)

LA MEMORIA DEI CANI(2006, 8′)

NUVOLE, MANI(2009, 8′)

DELL’AMMAZZARE IL MAIALE(2011, 6′)

making of DI NUVOLE, MANIDominique Bastien (Francia, 2009, 7’)

Alla presenza dell’autore

Ore 17,45

Il cinema documentario oggi: l’Italia allo specchio

SCUOLAMEDIA – Marco Santarelli (Italia, 2010, 77’)

Alla presenza del regista

Ore 21,00

26° Evento Speciale: Nanni Moretti

la messa È FINITA (Italia, 1985, 94’)

Ore 23,00

26° Evento Speciale: Nanni Moretti

L’ULTIMO CAMPIONATO (Italia, 1986/2007, 15’)

e a seguire

PALOMBELLA ROSSA (Italia/Francia, 1989, 89’)

PIAZZA DEL POPOLO

MERCOLEDì 27

Ore 21,45

26° Evento Speciale – Nanni Moretti

THE LAST CUSTOMER (Italia, 2003, 23’)

e a seguire

Concorso Pesaro Nuovo Cinema

LA JUBILADA / THE RETIRED – Jairo Boisier Olave (Cile, 2011, 83’)

PALAZZO GRADARI – ROUND MIDNIGHT

MERCOLEDì 27

Ore 13,00

Roberto Vecchiarelli e Eugenio Giordani presentano: Video dal LEMS/quatermass-x

SPAZIO VUOTO/TEMPO DELL’ATTESA

video-installazione sonora e percorso espositivo – un’idea per un Museo sul Manicomio di Pesaro (Cocktail)

Ore 00,00

Conferenza stampa/Q&A: LA JUBILADA/THE RETIRED di Jairo Boisier Olave

Ore 00,15

Programma Signes de Nuit

SISTER Michael Rittmannsberger (Austria 2010, 6’00)

THE RIGHT NOT TO BE TORTURED Douglas Gordon (Gran Bretagna, 2011, 10.00)

MILK FOR LAMPS Almagul Menlibayeva (USA/Kazakhistan, 2010, 11’30)

ON THE WAY TO THE SEA Tao Gu (Canada/Quebec/Cina, 2010, 20’00)

A FILM Hisham Bizri (Libano/USA, 2010, 0’ 30)

BACK Vincent Gisbert (Spagna, 2010, 6’45)

Alla presenza del Direttore di Signes de Nuit Dieter Wieczorek

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