Nanni Moretti è a Pesaro. Italia-Spagna “ruba” la piazza

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29 giugno 2012

PESARO – Per ragioni organizzative legate alla proiezione in Piazza del Popolo della partita di calcio Italia-Spagna, la cerimonia di chiusura della 48a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema verrà anticipata d’orario e spostata di sala rispetto al programma ufficiale e si terrà domenica 1 luglio alle ore 20 presso il Teatro Sperimentale.

Il regista Nanni Moretti, in una sua celebre interpretazione

Ma questo è il week-end di Nanni Moretti, in queste ore a Pesaro ospite di Franca Mancini.

L’Evento pesarese dedicato al regista, e alla presenza del regista, è un’occasione unica per rivedere tutta l’opera di questo cineasta che va iscritto ormai tra i “grandi” del cinema italiano. Lui, considerato un eterno “giovane” del film italiano.

Vedere tutti i film, uno dopo l’altro, di Moretti, ne fa scoprire la maturazione, il passaggio dall’area che una volta fu definita dei “malincomici” a un cinema più serio, più drammatico. Michele Apicella, l’alter ego di Nanni, che cede il passo a Don Giulio (il prete de La messa è finita), poi perde la memoria “politica” nel celebre Palombella rossa, per poi scomparire e cedere il posto a personaggi più drammatici, come il protagonista de La stanza del figlio.

E poi i grandi film “politici”, come Aprile, il documentario “militante” La cosa, Il caimano,che però nel libro curato da Vito Zagarrio viene studiato anche come film “visionario” e anti-realistico. Film che possono essere letti come “politici” per il loro linguaggio e per il loro modo di produzione (su tutti Caro diario) .

Interessante anche scoprire i cortometraggi e i documentari, che a volte confermano i tic e la grande cinefilia (curioso il recente Filmquiz, pensato in occasione dell’uscita di Habemus Papam, in cui Moretti propone quaranta film da indovinare a seconda di indizi che egli dà allo spettatore, famoso Il giorno della prima di Close Up, in cui Moretti messe in scena le sue paturnie di esercente cinefilo); a volte propongono invece uno sguardo diverso (come nel caso dell’atipico documentario The Last Customer, sull’ultima giornata di una farmacia newyorkese che sta per essere distrutta).

Deliziosi e indispensabili per capire l’evoluzione futura di Moretti sono i corti giovanili: La sconfitta, Paté de bourgeois, Come parli frate? Prima, insomma, di Io sono un autarchico.

Spesso, specie all’inizio della sua carriera, è passata la leggenda che Moretti “non girasse bene”, che cioè fosse meno interessato alla forma piuttosto che ai contenuti e ai personaggi. Ma anche questo stereotipo è da sfatare: il libro e la retrospettiva dimostrano che Moretti è attentissimo alla forma delle sue immagini: basti analizzare La messa è finita, La stanza del figlio, Habemus Papam, ma anche film bizzarri e “surreali” come Sogni d’oro.

Last but not least tutte le “cose” di Moretti attorno ai suoi film: il suo impegno ideologico, il suo impegno come produttore, distributore, esercente (vedi il recente successo di Cesare deve morire dei fratelli Taviani, distribuito da Moretti; la sua maschera di attore, anche per film non diretti da lui ma da lui in qualche modo “controllati”; la sua attività di talent scout per giovani che diventeranno famosi (da Mazzacurati a Luchetti a Garrone alla emergente Susanna Nicchiarelli); la presenza nel festival (vedi la recente presidenza del festival di Cannes che ha premiato Reality di Garrone).

Insomma, quello di Moretti è uno sguardo totale sulla realtà, uno sguardo “morale”, come lo definito un critico francese, uno sguardo ironico ma a volte anche impietoso, che impone allo spettatore di auto interrogarsi.

 

RICORDIAMO GLI APPUNTAMENTI DI NANNI MORETTI A PESARO


Venerdì 29 ore 19 circa: Inaugurazione mostra fotografica presso la Galleria Franca Mancini (il lavoro del set da Aprile ad Habemus papam), ingresso solo con invito.

Venerdì 29 ore 21: Presentazione prima della proiezione di LA STANZA DEL FIGLIO presso il Teatro Sperimentale. Ingresso fino ad esaurimento posti.

Venerdì 29 ore 23: Presentazione prima della proiezione di LA COSA e IL DIARIO DEL CAIMANO presso il Teatro Sperimentale. Ingresso fino ad esaurimento posti.

Sabato 30 ore 16,15: Incontro con il pubblico e la stampa moderato da Bruno Torri e Vito Zagarrio presso il Teatro Sperimentale. Ingresso in sala con biglietto, sarà comunque consentito solo fino ad esaurimento posti.

Sabato 30 ore 21,45: Serata dell’evento speciale con presentazione di IL CAIMANO in Piazza del Popolo. Il film sarà preceduto dalla proiezione di L’UNICO PAESE AL MONDO.

Domenica 1 ore 16,30: Presentazione prima della proiezione di LA SCONFITTA, PATÉ DE BOURGEOIS e COME PARLI FRATE? presso il Teatro Sperimentale. Ingresso fino ad esaurimento posti).

Sarà lo stesso Moretti ad accompagnare la retrospettiva incontrando il pubblico e la stampa , il pomeriggio di sabato 25 giugno alle 16.15. L’incontro sarà condotto da Bruno Torri e Vito Zagarrio.

Eccezionalmente, per accedere a questo incontro, gli spettatori e gli appassionati che lo desiderano dovranno ritirare un biglietto (gratuito) presso la cassa del Cinema Teatro Sperimentale nella mattinata di sabato 25, dalle ore 9.45 alle ore 13.

Si potranno ritirare fino ad un massimo di 2 (due) BIGLIETTI PER PERSONA.

L’ingresso in sala, sarà comunque consentito solo fino ad esaurimento posti.

La sera alle 21.45 in Piazza del Popolo Moretti presenterà il suo film Il Caimano in Piazza del Popolo e sarà omaggiato dalla città di Pesaro.

 

Intanto, al “Cinema in Piazza” ieri sera, dopo la proiezione in diretta della partita Italia-Germania è stato proposto…un film tedesco. Il direttore artistico Giovanni Spagnoletti ha infatti avuto modo di presentare il quinto film in Concorso, Unten Mitte Kinn (Lower Upper Cut) di Nicolas Wackerbarth, un’opera completamente improvvisata che immerge lo spettatore nel microcosmo di un gruppo di giovani attori teatrali.

 

Il film segue le vicende di una classe di studenti di recitazione che si stanno preparando per mettere in scena il loro saggio di fine anno, una rappresentazione di Bassifondi di Maxim Gorky. A poco tempo dalla prima però non ci sono professori che li seguano, né un adattamento del testo, né ruoli assegnati. I ragazzi cercheranno in tutti i modi di mettere in scena lo spettacolo, ma dovranno fare i conti con paure, insicurezze e conflitti interni al gruppo.

 

Il regista ha posto i suoi attori sul palcoscenico con l’intenzione di provocare delle reazioni togliendogli il loro senso di sicurezza. E’ riuscito in questo modo a far emergere dai giovani i loro veri stati d’animo, riprendendo il tutto con una commistione di stile documentario, psicotiche sessioni di gruppo e commedia adolescenziale americana. Il film diventa così non solo una divertente commedia tutta girata in interni, ma anche un ritratto generazionale e la fotografia di un microcosmo in lotta contro le istituzioni dell’arte.

 

Nell’introdurre il film il regista tedesco, dopo aver simpaticamente ammesso la supremazia (rigorosamente calcistica) dell’Italia, ha affermato che la sua intenzione era quella di realizzare una commedia che potesse far rilassare il pubblico e che fosse basata completamente sull’improvvisazione. La sceneggiatura si è infatti andata delineando man mano che il gruppo di attori ha iniziato a conoscersi e provocarsi, portando a reazioni che hanno fatto muovere gli eventi.

Nella giornata di oggi è stato proiettato anche l”atteso film italiano selezionato per il Concorso: Un consiglio a Dio del regista napoletano Sandro Dionisio, giunto al suo secondo lungometraggio. Per questa sua nuova opera il regista ha scelto un’originale commistione – da lui stesso definita “cinema crossover” – fatta di cinema, documentario e teatro.

 

Il film segue la vicenda di un “trovacadeveri” (impersonato da un inedito Vinicio Marchioni), ovvero un uomo che raccoglie i corpi dei migranti arrivati dal mare sulle nostre coste. Solitudini a confronto, quella dell’italiano e quella dei migranti, per sofferenze che in fondo sono fatte della stessa materia umana.

 

Il lavoro è tratto da un testo teatrale, “Il trovacadeveri” appunto, di Davide Morganti del quale il regista napoletano è riuscito a concretizzare i fantasmi che vi si agitavano attraverso bellezza e crudezza. Il film è composto essenzialmente da due parti, una fiction e una documentaria: nella prima si assiste ad un monologo di questo moderno Caronte interpretato da Marchioni, mentre la seconda dedica molto spazio alle interviste degli immigrati arrivati in Italia via mare, lasciando che le loro storie. Sono tuttavia presenti anche immagini di repertorio che il regista ha volutamente scelto di montare con grane differenti per andare a comporre un film “meticcio”, metafora delle diverse componenti che la nostra cultura dovrebbe assimilare invece che respingere.

 

Dionisio ci tiene a ringraziare il produttore Gianluca Arcopinto e Pigrecoemme che hanno dato un contributo fondamentale per la realizzazione finale del film, comunque prodotto con un budget minimo, una povertà dei mezzi che non inficia assolutamente la qualità del film, ma anzi ne esalta il poetico, ma allo stesso tempo crudo inno all’integrazione e alla comprensione di culture diverse dalla nostra. Non mancano comunque neppure le svolte più leggere, dato che uno dei registri più presenti è quello paradossal-grottesco che smorza la cupezza dei temi e della vicenda trattata, in un’opera innanzitutto toccante e mai scontata su un tema trattato fin troppo superficialmente dai media nazionali.

La tavola rotonda con i documentaristi - ph angelucci

Alla 48. Mostra di Pesaro è in corso di svolgimento un  corposo focus intitolato “Il cinema documentario oggi: l’Italia allo specchio”, una selezione di 19 lavori (a cui si aggiungono due proiezioni speciali e le due dell’Avantfestival) che fanno il punto sullo stato delle cose del documentario nostrano e dell’Italia stessa, ritratta criticamente da una grande varietà di punti di vista che ne mettono in luce gli aspetti problematici, irrisolti, contraddittori.

Oggi in mattinata al Teatro Sperimentale si è svolta un’importante tavola rotonda intitolata Il documentario “sociale” dal cinema al web, coordinata dal direttore artistico del Festival Giovanni Spagnoletti, il giornalista Maurizio Di Rienzo e il regista Marco Bertozzi. Ad essa hanno partecipato tutti i documentaristi presenti a Pesaro in questi giorni, tra i quali  Milo Adami, Pietro Balla, Mariangela Barbanente, Sergio Basso, Alessandro Borrelli, Felice D’Agostino, Antonietta De Lillo, Arturo Lavorato, Luca Mosso, Gianfranco Pannone, Paolo Pisanelli, Monica Repetto e Luca Scivoletto. Sono stati inoltre coinvolteanche le più importanti associazioni di categoria come Doc/it, Centoautori e piattaforme integrate di video on demand come On the Docks.

 

L’incontro è stata un’occasione per fare il punto sul documentario nostrano, discutere sulle azioni da intraprendere per dare maggiore visibilità alle opere e ipotizzare strategie future attraverso l’uso delle nuove tecnologie, per uno sfruttamento ponderato e costruttivo del web in tutte le sue forme, dai social network alla diffusione in streaming. Il confronto quindi è stato produttivo e variegato e sono emerse posizioni differenti su diverse questioni.

 

Il problema della distribuzione sembra essere quello che maggiormente preoccupa i documentaristi. Comincia Marco Bertozzi “Per la distribuzione, ci sono molti esempi alternativi in rete come l’”on demand”, ma è un campo difficile da regolamentare anche dal punto di vista giuridico, è un dibattito enorme anche etico quello sui diritti d’autore
tra giusta rendita economica e la possibilità di vedere i prodotti.” Ma le proposte ci sono, come fa notare Monica Repetto (regista e rappresentante di On the docks): “E’ vero, la distribuzione è sempre lo scoglio maggiore. La nostra idea è stata quella di aprire una piattaforma di video on demand che sia visibile in tutto il mondo, in italiano e con sottotitoli in inglese, ma il mercato e il pubblico non sono pronti per lo streaming a pagamento, solo il 5 % che accede poi compra, ma America, Canada e Inghilterra dimostrano che è possibile. In Italia poi c’è resistenza anche da parte degli autori perché c’è il timore che lo streaming possa ostacolare la circolazione in tv, sale o festival, ma è un timore per me ingiustificato.” Un timore che sembra confermato dalle parole di Andrea Stucovitz: “La rete non rende economicamente nulla perché in Italia non c’è una legge sulla pirateria. Far capire che scaricare è un reato serio è difficile ed è un dovere educativo delle istituzioni e delle associazioni di categoria.” Ma riconosce il valore positivo della rete quano afferma: “la rete è l’agora tradizionale che ormai non c’è più fisicamente ed è stata sostituita dalle comunità sul web, è un modo per confrontarsi sul film. Non avrà lo stesso fascino della sala, ma le possibilità ci sono come dimostrano On the Docks e Ownair.” A Stucovitz si accoda Mario Balsamo(Centoautori): “Altro problema, la convizione che quello che sta sul web debba essere sempre gratis: in questo modo un progetto produttivo non potrà mai svilupparsi adeguatamente. Il web richiede anche durate diverse, quattro minuti sono già molti.” Scettico sull’utilità del web appare anche Arturo Lavorato quando dice: “Il luogo di confronto non può essere virtuale, deve essere un luogo vivo, come la piazza. Bisogna costruire un impegno all’incontro, alla relazione e alla scoperta per sollecitare il pubblico a vedere la realtà in modi differenti.”

Ma i documentaristi italiani sono pronti anche a prendersi le proprie colpe se i lavori non riescono ad avere la distribuzine che meriterebbero, primo fra tutti Gianfranco Pannone che dice: “’C’è la crisi e da noi non esiste un sistema produttivo/distributivo come quello francese, ma dobbiamo iniziare ad assumerci delle responsabilità, abbiamo perso delle occasioni. E se facessimo un cinema più incisivo, capace di imporsi? Non solo documentari socialmente utili ma anche socialmente pericolosi.” Gli fanno eco le parole di Luca Mosso: “Partirei dalla sollecitazione di Gianfranco, bisogna assumersi delle responsabilità. Non si possono rifiutare a priori né il web né il digitale.”

Per Sergio Basso: “Una volta messi a fuoco i contenuti, il secondo livello è capire come comunicarli alla gente. Lavorando a fianco dei giornalisti, ho capito che a volte è necessario anche accettare dei compromessi frontali per avere il privilegio di parlare
alle persone.” Mentre secondo Felice D’Agostino: “il problema è a monte, bisogna pensare e produrre un film tenendo conto del modo in cui verrà visto, se su un grande schermo o su quello piccolo di un computer o una tv.” Anche secondo Cristina Piccino tener conto delle modalità di ricezione del fruitore finale è fondamentale. Poi attacca: “Si pensa che il documentario debba essere come un articolo di giornale su un argomento di attualità concentrandosi solo su temi e argomenti. Quasi mai si parla invece di documentario dal punto di vista della messa in scena o del lavoro sulle immagini.”.

Paolo Pisanelli sembra aver chiari i punti sui quali bisognerebbero insistere: “Ci sono tre parole su cui riflettere: alfabetizzazione, perché senza sapere come si comunica con le immagini non si va da nessuna parte. Coraggio, perché è un cinema che richiede energie enormi per scontrarsi contro le difficoltà economiche, ma il coraggio non è solo quello di produrre, ma anche inventare formule nuove. Infine, rivoluzioni, bisogna farle mettendo
insieme persone che sappiamo fare un lavoro politico e ottenere delle leggi.”

Sull’aspetto educativo si concentrano invece Bertozzi e Balsamo, il primo afferma: “ è importante l’aspetto educativo, sarebbe bene inserire l’insegnamento dell’educazione visiva a scuola. L’alfabetizzazione dei bambini avviene soprattutto attraverso la tv/pubblicità e ancora non siamo riusciti a creare dei contraltari, ma la battaglia per la nostra tv pubblica è fondamentale, non bisogna mollare la presa.” Il secondo dice:  “stiamo cercando di entrare anche nelle scuole, portando film e autori a incontrare gli studenti.”

Alessandro Borrelli ancora sui problemi della distribuzione e le disattenzioni dei produttori: “io lavoro sulla sala perché è l’unico sbocco che c’è, in tv gli
spazi non ci sono. Se un lavoro si vede solo a un festival e il film non vive, non ha molto senso. Perciò cerco di fare pochi documentari  ma mi impegno a trovare una distribuzione nelle sale. Alle Giornate di Riccione tutti si sono lamentati per la disattenzione di produttori e distributori nei confronti degli esercenti. Siamo in un momento di crisi ma può essere anche un momento di opportunità, bisogna cercare i luoghi e trasformarli.” Anche Christian Carmosino crede nella possibilità di vedere il documentario nelle sale: “bisogna dimostrare agli esercenti che c’è un pubblico anche per il documentario, il pregiudizio contro il doc fa sconfitto, bisogna premere perché le sale si digitalizzino, superare il concetto di sala come programmazione di un solo film al mese, per diventare piccoli palinsesti. Noi come documentaristi dovremmo aiutare le sale a programmare più film e così allargare il bacino del pubblico.” Concorda su questo aspetto anche Andrea Stucovitz: “io faccio persino il door to door, bussando a tutte le sale, perchè se il film non vive, non viene visto, nemmeno la tv avrà interesse a mandarlo in onda. Un film bello che nessuno vede è una dele cose più drammatiche che possano capitare nel nostra campo.”

Mariangela Barbanente (regista e rappresentante di Doc/It) conclude: “E’ un periodo di transizione e noi siamo in marcia, non è ancora tempo per le proposte nette e concrete. I periodi di transizione sono però importanti per infilarsi nelle ruote dei meccanismo. Anche per noi è importante il lavoro nelle sale perchè non c’è sperimentazione e non c’è arte se non c’è prima un mercato e un cinema commerciale. E’ per questo che bisogna battersi e impegnarsi: è soltanto facendo circolare denaro che si possono ottenere risultati pratici”.

TEATRO SPERIMENTALE

SABATO 30

Ore 10,00

Il cinema documentario oggi: l’Italia allo specchio/Evento Speciale

IL PRANZO DI NATALE – AAVV (Italia, 2011, 50’)

Alla presenza di Antonietta De Lillo

 

Ore 11,15

Il cinema documentario oggi: l’Italia allo specchio

THYSSENKRUPP BLUES – Pietro Balla, Monica Repetto (Italia, 2008, 73’)

Alla presenza dei registi

Ore 15,00

Il cinema documentario oggi: l’Italia allo specchio

PREDAPPIO IN LUCE – Marco Bertozzi (Italia, 2008, 56’)

Alla presenza del regista

Ore 16,15

26° Evento Speciale: Nanni Moretti

INCONTRO CON NANNI MORETTI

Condotto da Bruno Torri e Vito Zagarrio

Ore 18,00

26° Evento Speciale: Nanni Moretti

HABEMUS PAPAM – (Italia/Francia, 2011, 104’)

Ore 21,00

Il cinema documentario oggi: l’Italia allo specchio

ARMANDO E LA POLITICA – Chiara Malta (Francia/Italia, 2008, 73’)

Ore 23,00

50 anni dal Manifesto di Oberhausen – Programma #4

Parallelstrasse Ferdinand Khittl(RFT, 1961, 86’)

PIAZZA DEL POPOLO

SABATO 30

Ore 21,45

26° Evento Speciale – Nanni Moretti

L’UNICO PAESE AL MONDO (Italia, 1994, 18’)

e a seguire

IL CAIMANO (Italia/Francia, 2006, 112’)

Alla presenza del regista

PALAZZO GRADARI – ROUND MIDNIGHT

SABATO 30

Ore 13,00

Conferenza stampa/Q&A: Marija Pikic (DJECA/Buongiorno Sarajevo)

 

a seguire

 

presentazione Cinema UHT a cura di Kitchenfilm

 

a seguire

 

presentazione del libro di Gianfranco Pannone, DocDoc con Marco Bertozzi

 

Cocktail con vino OroSia

 

 

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