Centrali a Biogas, quando la burocrazia scavalca la politica

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2 luglio 2012

da Giacomo Mattioli, Capogruppo “La Tua Fano”, riceviamo e pubblichiamo

Mattioli Giacomo

Giacomo Mattioli, capogruppo de La tua Fano

FANO – La vicenda del progetto delle centrali a biogas di Tombaccia e Monteschiantello sta assumendo contorni sempre più paradossali.

Ci troviamo di fronte a una richiesta, legittima, di un privato che propone di costruire due centrali; e fin qui nessun problema.

Gli Enti competenti a rilasciare i necessari pareri (Comune di Fano, Provincia di Pesaro, ARPAM e ASUR) sono tutti d’accordo a dire NO, ognuno con forti motivazioni: bene, la logica direbbe che le centrali non si fanno. E qui invece entra in gioco il fattore che non ti aspetti: la burocrazia!

Sì perché la Regione, infischiandosene di quel coro di NO, decide di voler andare avanti e approvare i progetti, anche in presenza di una mozione di contrarietà votata dallo stesso Consiglio Regionale. Non solo: il Dirigente regionale addirittura si rifiuta di verbalizzare le contrarietà del Sindaco di Fano, che si vede costretto a chiamare i Carabinieri per tutelare un suo diritto ma poi proprio per questo subirà una denuncia.

Chi glielo spiega ora, alla casalinga di Tombaccia (per fare il verso alla più nota casalinga di Voghera), che nel nostro Paese è la burocrazia a tenere in mano le redini del governo del territorio, e non la politica?

Non c’è altra spiegazione: per una volta che, a dispetto delle differenze di “colore”, la politica era tutta d’accordo sulla stessa linea, suffragata anche dai pareri delle agenzie di tutela della salute e dell’ambiente, la burocrazia si mette di traverso e impone (o prova a farlo) la sua volontà. Una volontà non interessata all’ascolto delle richieste di un territorio e dei rappresentanti di decine di migliaia di cittadini, ma limitata alla rigida interpretazione di norme quantomai lacunose.

È questo il problema del nostro Paese, anche nel nostro territorio: non è la politica che non funziona, è la burocrazia che scavalca la politica asfissiandola e condizionandola pesantemente. E il fatto che l’antipolitica si stia ritagliando un suo spazio è una spia del problema, ma non la soluzione al problema: l’unica soluzione possibile è fare in modo che la politica si riappropri con forza del suo ruolo, si assuma le sua responsabilità e detti le linee di governo del territorio.

A dispetto dei burocrati.


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