Varotti: “Nel 2015 120 milioni di turisti cinesi: attiriamoli”

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4 luglio 2012

GABICCE MARE – “Turismo, cultura e ambiente per lo sviluppo”. Questo il titolo dell’interessante convegno organizzato stamane da Confcommercio Pesaro e Urbino a Gabicce Mare, al cinema Astra, nell’ambito della manifestazione “Turismo in festa”.

Amerigo Varotti, direttore Confcommercio Pesaro e Urbino

Amerigo Varotti, direttore Confcommercio Pesaro e Urbino

I relatori – il sindaco gabiccese Corrado Curti, il presidente e il direttore di Confcommercio Angelo Serra e Amerigo Varotti, il presidente della Camera di commercio Alberto Drudi, il presidente della Provincia Matteo Ricci e Pietro Talarico, dirigente del servizio Turismo della Regione Marche – si sono soffermati su un settore, quello turistico, che avverte sì la morsa della crisi mantenendo inalterate, però, potenzialità enormi.

“E’ stata una riflessione che ha voluto Confcommercio sul valore che la cultura, l’ambiente e il turismo hanno per gli enti locali e soprattutto per lo sviluppo economico – ha commentato a posteriori Amerigo Varotti – Al di là delle chiacchiere che si fanno, il turismo deve essere la leva di sviluppo dell’economia, mentre a lato pratico il dibattito politico va avanti con schemi del passato. Si continua a immaginare un mondo legato a industrie e manifatture, settori che negli ultimi anni hanno perso qualcosa come 500mila posti di lavoro. Nello stesso arco temporale terziario e turismo ne hanno creato 900mila. Non serve aggiungere altro”.

“A nessuno viene mai in mente che cultura, ambiente e turismo sono l’unico patrimonio – ha continuato il direttore provinciale di Confcommercio – Anche il governo dei tecnici continua a ragionare su schemi del passato, tant’è che nell’ultimo decreto sullo sviluppo non si citano mai le parole turismo e cultura. Va capito che l’investimento economico più redditizio è la cultura, mentre il turismo, grazie alla sua intrinseca intersettorialità, può essere il volano della ripresa economica del Paese. Bisogna investire e crederci. Non continuare a mostrare disinteresse”.

 

TRA CRISI ED ESODO CINESE

Ma come sta andando la presente stagione turistica del nostro territorio provinciale? “I dati non sono positivi – risponde Varotti – Al di là delle presenze, anche importanti, registrate soprattutto a Pesaro e sulla costa grazie a eventi sportivi come Ginnastica in festa, appuntamenti di nuoto e basket, la verità è che molte strutture hanno assunto la metà dei dipendenti dell’anno scorso. La crisi si sente fortemente. Come se ne esce? Investendo fortemente sui mercati esteri, per recuperare fuori dall’Italia quelle presenze che da noi non ci sono più”.

E Varotti, nel rafforzare la sua tesi, porta un dato eloquente: “Nel 2015 si stima che saranno circa 120 milioni i turisti cinesi, i quali spenderanno qualcosa come 110 miliardi di euro. Come si attrezza il Paese per dare una risposta a questo cambiamento? Nominando direttore dell’Enit (l’Agenzia nazionale del turismo, ndr) a Pechino una signora che per tutta la vita ha fatto la dipendente pubblica in Comuni sotto i 3.000 abitanti. Se andiamo avanti così, le cose andranno sempre peggio. Il dibattito di queste settimane è incentrato sulle grandi imprese, senza contare che molte di queste già da tempo hanno delocalizzato all’estero. Va benissimo tutelare il Made in Italy, però non possiamo continuare a far finta che turismo e cultura non siano il nostro futuro”.

 

La Città ideale

“LA CITTA’ IDEALE? UN FLOP”

La chiosa di Amerigo Varotti è un riferimento alla mostra urbinate La Città Ideale, che finisce questa settimana: “Così come la mostra di Raffaello, al di là della diplomazia istituzionale che impera, è stato un flop pauroso. Un fiasco clamoroso. Come mai? Perché a mio avviso aveva ragione chi diceva che la cultura va tolta alle Sovrintendenze, che della stessa hanno una visione elitaria. La cultura va collegata ai fatti economici. Bisogna fare marketing, e invece noi promuoviamo gli eventi 10 giorni prima che vengano inaugurati”.

Altrove, comunque, sono più bravi: “Ho letto sul Corriere della Sera di qualche settimana fa che a Brescia, per una mostra sono stati investiti 3 milioni, ricevendo in cambio un indotto di 85 milioni di euro. Vogliamo contare le presenze che ha avuto la mostra di Raffaello? Il futuro dell’economia del Paese è l’utilizzo dei beni culturali. Bisogna metterselo in testa ed agire di conseguenza”.

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