Ticchi si presenta con la maglia di Joe Pace

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21 luglio 2012

PESARO – Cosa pensare di un allenatore che arriva alla presentazione portando con sé la mitica maglia numero 11 di Joe Pace? Che è un po’ ruffiano? No, che è un grandissimo tifoso. Ed è vero, verissimo. Tanto che non nasconde l’emozione di essere all’Excelsior, luogo di grandi presentazioni passate. Poco importa. Quando si ama si condivide.

Il presidente del Consorzio Tonucci, coach Ticchi e Del Moro

Il presidente del Consorzio Tonucci, coach Ticchi e Del Moro

“Ma da questo momento cesso di essere un coach tifoso per essere solo l’allenatore, per non farmi prendere la mano…”.

La  Victoria Libertas ha presentato il nuovo allenatore, Giampiero Ticchi. Il basket al tempo della crisi parte da un amico, appassionato, innamorato della Vuelle.

“Lui è uno di noi” lo ha raccontato Franco Del Moro. Ed è vero. Magari sarebbe meglio se si pensasse che “uno di noi diventa… tutti noi”.

Ed è a questo pensiero che si ricollega il direttore generale Montini: “Dopo 6 settimane dall’ultima partita, si torna a parlare di basket giocato. E’ successo di tutto, finisce un’era, inizia un nuovo mondo, completamente diverso. Siamo figli del mondo in cui viviamo, di un’economia in crisi. Ma sono altri i drammi della vita: i terremotati dell’Emilia, i cassintegrati, chi perde il posto di lavoro. Noi siamo qui a parlare di pallacanestro, non dimentichiamolo. Quello che è successo il 4 giugno (ultima gara di semifinale con Milano; ndr) è il passato. Non si può mettere a repentaglio le aziende, depauperare i patrimoni. Noi – la VL – siamo abituati a pagare onorando gli impegni presi. Lo faremo anche quest’anno. Il compito è mantenere la serie A a Pesaro. E’ una scommessa per noi e per tutti voi. Ma se qualcuno si schiererà contro, sarà tutto più difficile. Non parleremo più di stelle, stellone. Scordatevi nomi, curriculum, non fanno parte di questa nuova avventura. Sarà difficile anche trovare le schede dei giocatori che verranno. Affronteremo l’avventura con il sorriso sulle labbra. La salvezza sarà il nostro scudetto, la nostra Eurolega. Quando ho incontrato Ticchi, ho riscontrato la stessa unità d’intenti. Mi piacerebbe che anche sul piano della comunicazione ci fosse questa unità. Difendiamo un privilegio: la serie A. Lo fanno solo in sedici. Teramo, Treviso e Casale non lo fanno più”.

Del Moro non è diplomatico, preferisce la consueta spontaneità. “Anche noi siamo stati destabilizzati. Dopo il decollo (ricordate? James White, The Flight, la foto sulla pista dell’aeroporto fanese; ndr) eravamo pronti al volo, ma basta guardarsi intorno per rendersi conto delle difficoltà. Io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. Lo vedo ancora così, grazie anche alla presenza di Ticchi. Era così anche con Giacomo Baioni…”. L’altro coach – pesarese – che rientrava fra i papabili.

“Sono contento, ringrazio, era il mio desiderio allenare la squadra per cui tifavo da piccolo, di cui sono stato abbonato – le prime dichiarazioni di Giampiero Ticchi – Montini mi ha spiegato la situazione: budget e obiettivi sono diversi. Cercavano una persona umile, entusiasta. Mi vedo così. E ho detto subito sì. E’ una sfida molto bella, mi piace. Essere icoach di una società così gloriosa è motivo d’orgoglio. Darò il meglio, tutte le mie energie per questo scopo. Chi lavorerà con noi dovrà sempre pensare al meglio della Vuelle, prima che a se stesso. Scusate se quando parlo della società dico Scavolino. Ora saremo la Vuelle, speriamo arrivi anche uno sponsor,ma io dirò altre volte il nome Scavolini. Vorrei ringrazire chi per 37 anni ci ha regalato emozioni”.

Elio Giuliani, impeccabile responsabile dell’ufficio stampa VL, racconta che Ticchi è il coach numero 31, l’ottavo pesarese. Arrivano anche gli auguri di Massimo Mainardi, decano dei giornalisti pesaresi. E la domanda, puntuale, per il coach più losangelino d’Italia.

“Non voglio fermarmi al triangolo, al triple post offense, vorrò dare un’identità ben definita alla squadra. Avendo poche risorse economiche, dovremo utilizzare tutte le energie. Ma l’identità tecnica è molto importante”.

Che opzione avete scelto?

“Quando ci siamo incontrati, ne abbiamo parlato. Con un budget limitato è più facile fare la squadra concinque americani”.

Che lei sceglie abitualmente bene, pescandoli nel sommerso – come Omar Thomas – e chepoi spiccano il volo.

“In A2 erano utilizzabili solo due stranieri. Dovevi sceglierli bene per forza. Non è difficile trovare il jolly, è assai grave trovare il tarlo, il giolcatore che distrugge il lavoro di tutti”.

Da ragazzo arrivava in treno… da Cattolica per assistere alle partite dei biancorossi.

“La gioia è grandissima. Questa è una scelta di cuore, non è una scelta professionale. Avevo altre opportunità, ma il cuore mi ha detto Pesaro, Vuelle. Ero a San Siro per lo spareggio, mi inventai fotografo, alle fine ho rubato la maglia di Joe Pace… ” Applauso, e maglia sul tavolo che Del Moro finge di rubare. Chi la fa l’aspetti.

Chi lavorerà con lei?

“Ne ho parlato con Montini: lo staff passato è di altissimo livello, chi vorrà farne parte dovrà accettare situazione economica diversa, ma lavorando con lo stesso entusiasmo”.

L’obiettivo è salvarsi giocando bene.

“Mio grande impegno è fare divertire: è il mio sogno, il mio obiettivo: salvarsi offrendo la migliore pallacanestro. Ho visto l’ultima partita dalla piccionaia, è stato fantastico. La difesa è la base, quella che ti fa vincere i campionati. Le squadre che ho allenato hanno avuto sempre un’identità, uno spirito di squadra. Quando cominceremo a lavorare ci parleremo tanto anche per capire lo spazio che potranno avere i giovani sotto contratto. Rispetterò le nostre valutazioni”.

Lei è noto per i quintetti atipici…

“Sono abituato a budget limitati. La conseguenza sono i quintetti atipici, perché un lungo costa più dei piccoli…”.

Ultimo pensiero del coach di Gradara, ma nato a Pesaro e residente a Cattolica: “Il tifoso pesarese è esigente perché conosce la pallacanestro, ma se vede che chi gioca dà tutto per la maglia, non fischia, applaude. Spero di vedere diecimila tifosi al palasport, anche se mi dovessere contestare”.

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