Da Pesaro a Londra, le Olimpiadi del dottor Benelli

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22 luglio 2012

PESARO – Toccata e fuga. Da Monza a Modena a Pesaro, per una breve pausa in famiglia prima della partenza per Londra. Dopo le due amichevoli – vinte – con la Serbia, coach Berruto ha concesso una domenica libera alla Nazionale e il dottor Benelli è tornato a Pesaro, ma già lunedì lo attende l’Italvolley maschile (appuntamento alle ore 13 all’aeroporto di Milano Malpensa) che parte per Londra. Siamo a pochi giorni dalle Olimpiadi britanniche, che inizieranno – con la cerimonia inaugurale – alle ore 21 di venerdì 27 luglio e gli azzurri si presentano in Inghilterra con tanta voglia di fare bene e – crediamo – anche tanta emozione. Essere alle Olimpiadi è il massimo per chi fa sport.

Il dottor Piero Benelli

Il dottor Piero Benelli

“Siamo un po’ agitati perché i Giochi Olimpici sono il traguardo più importante per un atleta o per un uomo e una donna di sport. Sabato, in occasione dell’ultima amichevole con la Serbia, è venuto a trovarci Jury Chechi, il grandissimo campione di ginnastica. Ci ha raccontato la sua storia. A un paio di settimane dalle Olimpiadi 1992, a Barcellona, Chechi ruppe un tendine d’Achille e dovette saltare i Giochi. Reagì con grande carattere, allenandosi altri quattro anni per andare a vincere la medaglia d’oro ad Atlanta. Aveva conquistato cinque mondiali e tre europei, ma gli mancava la vittoria più prestigiosa”.

Da Pechino a Londra, quattro anni intensi quale medico della Nazionale maschile di volley che crede fortemente in una medaglia per bissare i campioni del passato, i Tofoli, i Bernardi, gli Zorzi e tutti quanti hanno fatto grande la pallavolo azzurra.
“Sì, è inutile nascondersi. Partiamo per arrivare ai vertici, poi sarà quel che sarà… Ho avuto la fortuna di partecipare alle Olimpiadi di Pechino dove siamo arrivati quarti. E’ stato un bellissimo traguardo, perché giocarsi le medaglie alle Olimpiadi è qualcosa di speciale, anche se finire quarti lascia l’amaro in bocca. La medaglia di legno non è gratificante. In questi quattro anni ho continuato a collaborare, anche se non avevo chiara l’idea di arrivare a Londra. Anno dopo anno ho trovato le motivazioni, e dal 2011 – con il nuovo ciclo della Nazionale, grazie all’innesto di giovani giocatori, ai quali si sono aggiunti elementi più esperti – abbiamo pensato davvero ai Giochi e adesso siamo in partenza per Londra. Ci presentiamo da terzi nel ranking mondiale, da due anni ci confrontiamo con le nazionali più forti, giocandocela e vincendo con tutti, soprattutto con le quattro-cinque che si contenderanno le medaglie. Il programma prevede due gironi da sei, con le prime quattro di ogni gruppo al turno successivo. Puntiamo intanto ad accedere ai quarti di finale. Poi ogni scontro sarà decisivo, ma non nascondiamo che cercheremo di salire sul podio”.

Il dottor Piero Benelli non è solo un medico sportivo, è un uomo di sport. La sua vita racconta di maglie azzurre nel pentathlon moderno, di direttore sportivo e presidente della Vis Sauro Nuoto e della Pesaro Nuoto, di impegno con la Scavolini Basket e con la Nazionale di pallacanestro e adesso con quella di pallavolo. L’intervista che vi proponiamo l’abbiamo realizzata domenica mattina, nella piscina del Parco della Pace, dove Benelli è di casa e dove ha seguito Filippo Magnini, già campione mondiale di nuoto che ritroverà nel villaggio olimpico londinese.

“Quando si parla di Pesaro e delle Olimpiadi, il primo nome da fare è quello di Filippo. Sono gli atleti i veri protagonisti dei Giochi. Filippo è alla terza Olimpiade. Adesso, pure con qualche stagione in più, ha fatto un’annata molto attenta, di allenamenti ben programmati. Non pensa solo a una gara individuale, ma anche le staffette. Gli faccio un grande in bocca al lupo e spero di vederlo protagonista”.

Non sono pesaresi, ma sono amatissime dai pesaresi: Carolina Costagrande, leader della Selezione di Barbolini, e Monica De Gennaro, convocata all’ultim’ora al posto dell’infortunata Cardullo, indossano l’azzurro del volley.
“Non ho il piacere di conoscere Monica De Gennaro, conosco bene Carolina che addirittura faceva riabilitazione con noi, qui in piscina, quando era necessario recuperare dopo qualche infortunio. L’ho salutata di recente a Roma, dove le azzurre erano in collegiale e noi attendevamo di partire per gli Stati Uniti, impegnati nella World League. Ogni volta che ci vediamo, Carolina parla di Pesaro con grande affetto. E’ una giocatrice fantastica, soprattutto una bella persona. Anche le ragazze del volley puntano a una medaglia”.

Impegnatissimo con l’Italvolley, ma anche attentissimo alle notizie sulla Victoria Libertas…
“Le ho seguite molto attentamente. Devo dire la verità: non solo per vedere se c’erano le condizioni economiche per restare. Scavolini era giunto al 37° anno di sponsorizzazione, io al 25° con la squadra che portava il suo nome. Tutto ciò significa, per me, grande attaccamento alla società. Ho vissuto questo periodo con preoccupazione, non per me, per la squadra. E ovviamente con amarezza nel vedere le difficoltà di un club che tutto il mondo conosce e invidia. Quattro anni fa, a Pechino, incontrai Kobe Bryant e ci mettemmo a parlare della Scavolini. Lui ricordava di quando, bambino, seguiva le sfide di suo padre a Pesaro…”.

E noi, a Reggio Emilia, eravamo incantati nel vedere quel bambino esibirsi durante l’intervallo…
“Certamente… Facevo solo un esempio di quanto abbia contato questo nome. Quando giro il mondo e nomino la Scavolini, la identificano subito come la squadra di basket di Pesaro. Vedere ridimensionata questa realtà è amaro, ma non dimentico – pure in questo difficile momento – che la Scavolini ha costruito realtà che sono diventate eccellenze. Io, come medico sportivo, sono nato con la Scavolini e sono arrivato a fare due Olimpiadi…” che l’ottusità dei politici gli negò – da atleta – nel 1980, quando Piero Benelli poteva partecipare ai Giochi di Mosca: il boicottaggio della Nato cancellò un sogno.

“…Qualche giorno fa parlavo con Gianluca Pascucci, che nelle ultime stagioni è stato importante dirigente dell’EA/ Emporio Armani Milano, ma ha un fortissimo senso d’appartenenza a Pesaro, alla Vuelle, alla Scavolini. Adesso va a Houston, nella Nba, la più grande realtà della pallacanestro mondiale. Un’eccellenza nata e cresciuta a Pesaro, per merito della Scavolini. Faccio questi esempi per sostenere che dobbiamo essere capaci di non perdere questo grande patrimonio. Spero che il prossimo sia un anno di transizione in cui si costruisca qualcosa di importante. La preoccupazione non manca, ma mi sento di dire che faremo di tutto per ricostruire e riconfermare quanto fatto finora…”.

Londra: sembra ieri, ma forse quando la Scavolini 1990/91 giocò nel palasport dei London Towers, al Christal Palace, sarebbe stato difficile ipotizzare che ventuno anni dopo lei sarebbe andato alle Olimpiadi, nella stessa città. Allora, primo giorno, anzi prima notte della Guerra del Golfo, nell’aria morte e distruzione, oggi si pensa alla gioia che regala questa partecipazione.
“Vi racconto un episodio: ci allenava Sergio Scariolo, un’altra eccellenza partita da Pesaro, costruita dalla Scavolini, diventato campione di Spagna, poi campione d’Europa con la nazionale iberica, quindi ha allenato in Russia. Durante l’intervallo della partita di Londra, contro una squadra di non eccelso livello, come tutte le squadre inglesi, Scariolo disse: “Vogliamo essere la prima squadra europea a perdere in Inghilterra?”. Perdemmo (82-77; ndr), ma facemmo una grande stagione…”. Tanto che la Scavolini si qualificò alle Final Four parigine. Chissà se parlerete di questo episodio quando vi ritroverete vicini, perché nel villaggio olimpico Italia e Spagna alloggiano nella stessa struttura.

Pechino era lontanissima, Londra è più vicina, con voli diretti anche da Ancona e Rimini. Sarà bello avere la famiglia vicina.
“Sì, in tutta la squadra di pallavolo c’è un’atmosfera molto familiare. Ci si conosce anche attraverso i propri cari e a Londra la spedizione composta da mogli, fidanzate, figli e altri parenti sarà abbastanza nutrita. Noi, però, potremo vederli poco. Il villaggio olimpico è un’esperienza fantastica, meravigliosa, già provata a Pechino, e io sono carico all’idea di essere lì. Ma si è al di fuori di tutto. E dalla documentazione ricevuta, anche sul materiale medico, le norme sono molto più restrittive rispetto a Pechino, e i controlli aumentati, giustamente, causa la sicurezza. I contatti con l’esterno saranno ridotti al massimo. Ci saluteremo durante le partite…”.

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