Vuelle, consigli per gli acquisti

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24 luglio 2012

PESARO – Manca meno di un mese al raduno della nuova Victoria Libertas e i dirigenti biancorossi sono attesi da un arduo compito, dovendo ricostruire da zero un roster con il poco budget a disposizione, almeno all’inizio, aspettando buone notizie sul fronte della sponsorizzazione.

Scavolini Siviglia-Milano, Simone Flamini

Simone Flamini. Foto Giardini

Sono due le formule percorribili a livello regolamentare per la formazione della squadra: dodici giocatori a referto, con l’obbligo di cinque italiani di formazione, tre extracomunitari e quattro comunitari oppure dieci giocatori a referto con cinque italiani e cinque extracomunitari, quest’ultima sembra la soluzione più gettonata dalle società di seconda fascia per risparmiare qualcosa sul costo degli italiani.

Il problema principale nella costruzione di una squadra rimane l’ingaggio troppo oneroso richiesto dagli italiani, con molte società che preferiscono rischiare e scommettere su stranieri semisconosciuti, ma con un contratto inferiore ai 100.000 euro, rispetto ai giocatori nostrani che chiedono e in diversi casi non meritano, cachet superiori anche se dal punto di vista tecnico non valgono una cifra così elevata.

In linea teorica si fa tutto questo per valorizzare i giovani e produrre giocatori per la Nazionale, sempre più in crisi con la mancata qualificazione alle Olimpiadi londinesi e poco talento dietro ai tre big dell’NBA, ma purtroppo nonostante gli sforzi profusi dalla Legabasket, non si intravedono grandi fenomeni all’orizzonte e si tira avanti vivacchiando, manca anche un’attitudine al lavoro di molti dei nostri giovani che una volta sbarcati nel professionismo, si sentono arrivati con contratti dai 5000 euro al mese in su garantiti per diversi anni, senza quel sacro furore agonistico necessario per migliorare costantemente.

Dovrebbero trarre tutti esempio da uno come Daniel Hackett, partito a 14 anni per gli Stati Uniti dove, dopo quattro anni di High School, a 18 anni ha giocato per tre anni in NCAA, in un basket universitario di altissimo livello contro avversari sempre più forti, mentre i nostri ragazzi una volta maggiorenni escono dal settore juniores o per scaldare la panchina allungando il roster delle squadre professionistiche come ultimi nelle rotazioni, oppure approdano alle serie minori dove è difficile emergere tra vecchi marpioni e dirigenti poco propensi a rischiare sui ragazzini.

Manca un campionato intermedio di sviluppo, dove far crescere i giovani con delle squadre satellite della serie A con la possibilità di doppio tesseramento e di interscambio in caso di necessità, ma i vertici della nostra pallacanestro sono più interessati a partorire idee sempre più cervellotiche (ricordiamo che dal 2013-14, la Legadue sarà composta da 32 squadre divise i due gironi da 16, considerate dilettantistiche).

Tornando ai problemi della Vuelle, la formula “cinque più cinque” sembra quella più economica, anche se presenta dei rischi se non si riuscirà a ingaggiare italiani di livello medio, per fare un esempio: se nei cinque italiani saranno presenti Cavaliero, Flamini, Traini, un lungo e uno juniores non ci saranno scene d’entusiasmo, ma con i cinque americani una rotazione minima ad otto verrebbe garantita, ma se i cinque italiani saranno Amici, Tortù, Bartolucci, Traini e uno juniores diventerebbe tutto più complicato. In questo caso sarebbe meglio passare alla formula “tre più quattro più cinque”, prendendo tre americani e quattro comunitari, anche provenienti da campionati minori per rientrare dentro il budget, riuscendo così a gestire Traini ed Alessandro Amici da ottavo e nono uomo ed avendo in panchina anche un cambio dei lunghi comunitario.

Sono tessere di un mosaico ancora in piena costruzione e di difficile incastro, non avendo grosse cifre da spendere, ma occorre avere ben chiaro fin dall’inizio la formula più consona alla nuova Victoria Libertas, sapendo che dalla qualità degli italiani dovranno venire a cascata gli acquisti dei giocatori stranieri.

 

 

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