Il Rof regala una ricchezza alla città di Pesaro

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26 luglio 2012

PESARO – Come a Parigi, anni della Rivoluzione Francese, si potrebbe cambiare nome al calendario: e al posto di Agosto, o di Termidoro e Fruttidoro, si potrebbe dire… Rof.

Da sinistra Pivato, Ceriscioli, Drudi, Mariotti e Calcagnini

Da sinistra Pivato, Ceriscioli, Drudi, Mariotti e Calcagnini

“Il Rossini Opera Festival dell’economia pesarese” è il titolo di un lavoro dei professori Giorgio Calcagnini e Francesca Maria Cesaroni, del Dipartimento di Economia, Società, Politica dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. La valutazione per l’anno 2011 è stata presentata stamattina nella sede della Camera di Commercio, alla presenza del sindaco Ceriscioli, del sovrintendente del Rof Mariotti, del padrone di casa Drudi, del rettore Pivato e di uno dei curatori, perché Cesaroni è in vacanza.

Il Rof – con Gianfranco Mariotti, ma in sala era presente anche il direttore artistico Alberto Zedda – si è chiamato fuori dal connubio, ma intanto – come era facilmente preventivabile, a dispetto delle scarse attenzioni della maggior parte dei fruitori – albergatori, ristoratori e commercianti sono i primi beneficiari del “prodotto Rof”, termine che non piacerà al sovrintendente, ma che è quanto il Festival offre alla città.

L’assurdo è che – lo ha sottolineato, doverosamente, il sindaco, critico anche con la parte politica da cui proviene – una parte della città ha osteggiato il gioiello di Pesaro, frutto della straordinaria eredità di Gioachino Rossini.

Chiediamocelo: senza il Rossini Opera Festival, che estate vivrebbe Pesaro? Le feste di quartiere, degne ma non certo in grado di richiamare il turismo internazionale, colto, appassionato, soprattutto ricco.

Dunque, a dispetto del ministro Tremonti che passerà alla storia per una delle frasi più ridicole del Terzo Millennio, “con la cultura non si mangia”, la Cultura – perdonateci, ma ci piace scriverlo con la C maiuscola – è fondamentale per il benessere di un Paese che ha la fortuna di possederne tanta, malgrado lo scempio procurato da certi uomini di governo.

Lo ha sottolineato, aprendo l’incontro, il presidente Drudi: “Le manifestazioni producono una ricaduta importante sul territorio, a vantaggio di turismo, ristorazione e commercio. Secondo uno studio di Unioncamere, la Provincia di Pesaro e Urbino è al secondo posto in Italia per occupazione prodotta dalla cultura. Dal 6 al 16 agosto sarà a Pesaro una troupe di Ortf, la radiotelevisione nazionale austriaca. Potete immaginare i servizi che proporrà”.

Gianfranco Mariotti apre con una “Breve considerazione preliminare. Sono qui per una presa di distanza da questo lavoro, anche se è una presa di distanza positiva. Ricordo, però, che nessuno dei nostri atti è finalizzato a questo scopo. Siamo nati per restituire al mondo patrimonio sconosciuto di Rossini. Lo faremo comunque, a prescindere dall’eventuale indotto. La gallina non fa le uova d’oro se non è libera di farlo. Se avessimo seguito le richieste di albergatori, ristoratori e commercianti, ogni anno il cartellone avrebbe proposto Il barbiere di Siviglia e La Cenerentola. Invece, anche le proposte 2012 sono fuori dal cartellone. Eppure non sappiamo dove mettere la gente”.

Poi il sovrintendente ha aggiunto: “Sapere che esiste un indotto, ha fatto sì che il Rof sia considerato una scuola di investimento produttivo. Ribadisco, però, che l’economia non è tutto. Il festival produce molto altro. Detto questo, esprimo apprezzamento per il lavoro dei professori Calcagnini e Cesaroni, ma anche per la presenza del rettore”.

Il rettore Pivato ricorda che di solito “Attorno al Rof si parla di Rossini, di musica, di diatribe tra esperti. Ma il Rof è la dimostrazione di come una manifestazione culturale di valore attira tanto pubblico. Un’inchiesta UE sulla cultura in Europa ha offerto cifre stupefacenti: 654 miliardi di euro, il doppio dell’intera industria automobilistica. Il caso di Bilbao è emblematico: era una città sconosciuta, è stata trasformata dal Museo Guggenheim in un luogo molto visitato…”. E – aggiungiamo noi – attorno ha il deserto. “L’Italia – sottolinea ancora il rettore ducale – ha il più elevato numero di beni culturali al mondo censiti dall’Unesco. Il caso di Torino è altrettanto valido: orfana o quasi della Fiat, ha saputo riciclarsi e assumere una nuova identità grazie alla cultura. E’ l’ennesimo esempio di economia creativa”.

Il professor Calcagnini ha illustrato la ricerca: “E’ una prima stima, fatta in tempi brevi, e quindi limitando l’oggetto di analisi. Ci siamo concentrati sull’effetto diretto, convinti che ci sia anche quello indiretto, ovvero che il Rof abbia fatto nascere imprese che forniscono servizi tutto l’anno, non solo durante il Festival. Con il questionario distribuito sia agli spettatori sia a chi lavora nel Rof, abbiamo misurato la spesa collegata alla manifestazione. C’è una grossa differenza tra chi lavora (circa 2 mesi di presenza) e gli spettatori (circa una settimana). Le spese specifiche hanno riguardato hotel, ristoranti, shopping. Le presenze non riguardano solo gli spettatori: ogni sette appassionati qui per il Rof ci sono tre accompagnatori). Con una presenza complessiva di circa 8.500 spettatori. La tabella 4 della valutazione racconta che il totale spesa ammonta a 10.840.825 euro, così divisi: 4.099.929 per bar e ristoranti; 145.132 per spese balneari; 996.829 per shopping; 360.125 per visite ai musei; 188.843 per trasporti locali; 4.088.714 per gli alloggi; 586.758 per acquisti diretti locali del Rof; 376.495 per spese locali degli artisti. Un effetto moltiplicativo notevole, il doppio del bilancio del Festival”.

Magari le notizie successive allerteranno la Finanza, che provvederà a verificare se le cifre sono confermate dagli scontrini, ma intanto nello studio dei professori ducali si evince che un “incremento del fatturato superiore al 40 per cento con bar e gelaterie che aumentano il fatturato d’agosto del 30 per cento. Ma c’è anche un deciso incremento per i negozi che vendono maioliche artistiche. E notevole pure l’aumento di visitatori dei musei. La conferma che lo spettatore del Rof è attento anche alle altre offerte culturali della città”.

Mariotti interviene per spiegare che: “Siamo felici di questi risultati, perché il Rof produce ricchezza, ma ciò contiene un preoccupante embrione: se non lo facesse, farebbe parte dell’edonistico, del superfluo, del privato. Sono convinto, però, che una città civile qual è Pesaro, lo porterebbe avanti ugualmente”.

Lo conferma il sindaco Ceriscioli, autore di un intervento brillante, ma anche critico con quella sinistra “sovietica” (parola di chi scrive, non del sindaco) che quando nacque il Rof pensava fosse roba per borghesi sfaccendati.

“La mia professoressa d’italiano del liceo, che era di Castelleone di Suasa – racconta il primo cittadino – sosteneva con forza che l’arte è il balsamo dell’anima, un farmaco che risana l’anima. L’effetto collaterale di questa manifestazione è creare un indotto significativo per Pesaro. Non è cercato, ma si produce. Ad agosto Pesaro ha un turismo di fascia alta, con il 65 per cento di pubblico che arriva dall’estero, dalla California come dal Giappone, dalla Francia e dalla Gran Bretagna, dalla Germania e dall’Austria. Si è creato un pubblico affezionato che ritorna ogni anno a seguire l’evoluzione del Festival. Il Comune è erede del patrimonio rossiniano. Vista dalla nostra parte, per ogni euro che mettiamo, ne ritornano 22 alla città. Vorrei che tutti fossimo consapevoli di cosa significherebbe perdere questo Festival…”.

Qualcuno ci aveva pensato…
“Due anni fa è stata diffusa una rassegna stampa internazionale. Gli articoli, non parlavano solo di Rossini, musica, cantanti, direttori, ma anche della città. Provate voi a fare un inserzione su un quotidiano e vedrete quanto pagherete per questa pubblicità regalata dal Rof. Eppure, quando il Rof nacque, si dovette combattere contro chi riteneva l’opera uno spettacolo elitario. D’altra parte, circa dieci anni fa, un esponente dell’opposizione affermò andava biennalizzato perché costava troppo. Fosse passata quella proposta, si sarebbe rinunciato a 11 milioni ogni due anni. La proposta fu bloccata prima di tutto dagli stessi elettori di quella parte politica. Oggi, per fortuna, il Rof non deve fare più i conti con queste situazioni. Grazie anche alla scelta dello schermo in piazza, la città ha saputo cogliere l’aspetto più popolare. Siamo orgogliosi di riaffermare l’importanza dell’iniziativa e di contare sugli… effetti collaterali”.

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