Scaramucci: “Urbino dovrà valorizzare sempre di più ciò che già ha”

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26 luglio 2012

URBINO – “Leggendo lo studio “L’Italia che verrà: Rapporto 2012 sull’Industria culturale in Italia” elaborato da Unioncamere e Fondazione Symbola, credo sia opportuna una riflessione anche sulla nostra città” – sottolinea Federico Scaramucci – Presidente della Commissione Cultura Turismo e Attività produttive del Comune di Urbino.

Federico Scaramucci

“La cultura nell’economia italiana pesa moltissimo, e soprattutto pesa nella nostra Regione e ad Urbino.  Dalla ricerca risulta che il 5,4% della ricchezza prodotta in Italia derivi dall’industria culturale, equivalente a quasi 76 miliardi di euro. Essa dà lavoro a un milione e quattrocentomila persone, ovvero il 5,6% del totale degli occupati del Paese.

Allargando lo sguardo dalle imprese che producono cultura in senso stretto – ovvero industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico-artistico e architettonico, performing arts e arti visive– a tutta la filiera della cultura,  ossia ai settori attivati dalla cultura, il valore aggiunto prodotto dalla cultura schizza dal 5,4 al 15% del totale dell’economia nazionale e impiega ben 4 milioni e mezzo di persone, equivalenti al 18,1% degli occupati a livello nazionale.

Tra le province dove la cultura produce più ricchezza la ricerca annovera Arezzo, e la nostra Pesaro e Urbino si trova al 4° posto (da noi il sistema produttivo culturale produce il 7,9 % dell’intera economia).

Anche se spesso le ragioni del debito pubblico e del rispetto del Patto di Stabilità si trovano a sacrificare l’interesse per la cultura, i dati dimostrano invece che proprio lì ci sono le nuove opportunità occupazionali per i giovani e per tutto il paese.

Interessante anche la capacità attrattiva della cultura sul turismo: fatta cento la spesa turistica sul territorio italiano nel 2011, la componente attivata dalle industrie culturali è quantificabile nel 33,6% del totale, equivalente a 23,3 miliardi di euro.

 

Per questo penso che nella nostra città, Urbino, sia sempre di più necessario un cambio di mentalità…ed occorre farlo in fretta, anche perché se c’è ancora chi pensa che l’Università possa essere il motore trainante di tutto l’indotto, significa che sta facendo un ragionamento fuori dal tempo…e verrà risvegliato da una cruda realtà, ovvero che l’Università di Urbino, ed in genere tutto il settore pubblico non è più il settore trainante della nostra economia: Comune, Ospedale, ERSU, Tribunale, ed Ateneo naturalmente, pur dovendo necessariamente essere difesi, non possono essere i motori dello sviluppo futuro di Urbino.

Il nuovo fattore trainante e di rilancio per molta parte della nostra economia penso possa essere solo quello della cultura applicata al turismo, così come descrive la ricerca sopracitata. Questa, abbinata ad una nuova politica della promozione e dell’accoglienza dei turisti, sempre più necessari per ridare ossigeno ad una città che sebbene sia oggi impegnata ad inaugurare le sue grandi opere (dal nuovo Consorzio, il nuovo complesso di S. Lucia, la nuova casa di riposo, etc., tutti grandi e storici risultati del mandato della Giunta Corbucci), dovrà concentrarsi sempre di più nella programmazione del suo futuro.

Credo sia necessario non limitare il campo d’osservazione ai settori tradizionali della cultura e dei beni storico-artistici, ma andare a guardare cosa si può fare con la cultura e la creatività nella nostra città; cosa può fare l’Università come centro di ricerca, cosa possono fare le botteghe artigiane, o gli studi professionali, o le imprese legate al settore.

 

Se guardiamo anche all’incidenza dell’occupazione del sistema produttivo culturale sul totale dell’economia è sempre Arezzo la provincia con le migliori performance. Ma subito dopo c’è  Pesaro e Urbino, con un’incidenza del 9,5%.

Altre domande che ci dovremmo quindi porre: come promuovere un prodotto che già c’è? Come lanciare nel una Città che già è patrimonio UNESCO, che già vive di luce propria?come farla conoscere di più nel mondo?

Qui credo siano strategici, in più, quei settori che non svolgono attività culturali, ma che sono attivati dalla cultura; una filiera di cui fanno parte: attività formative, produzioni agricole, attività del commercio al dettaglio collegate alle produzioni dell’industria culturale, turismo, trasporti, attività edilizie, attività quali la ricerca e lo sviluppo sperimentale nel campo delle scienze sociali e umanistiche.

E qual è la nostra vera vocazione? Per cosa siamo stati conosciuti in passato e siamo conosciuti oggi? E per cosa vorremmo essere conosciuti un domani?queste sono le domande importanti che dobbiamo porci, ed a cui dovremo rispondere. E queste risposte le dovrà dare la futura politica, certo, ma la politica dovrà fare tutto ciò insieme alle persone, insieme alle tante belle persone che vivono ad Urbino e che hanno le capacità per poter contribuire a questa nuova direzione.

E’ una partita complicata, dove è necessario fronteggiare alla crisi, senza lasciare indietro nessuno, puntando sull’innovazione, l’ambiente, il turismo, e la qualità. La cultura è quindi per me quell’infrastruttura immateriale fondamentale per affrontare questa sfida e sono convinto che la nostra città ha le persone e le capacità per farlo” – conclude Scaramucci.

 

 


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