Grande sabato di atletica, protagonisti pure gli spettatori

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5 agosto 2012

LONDRA (Inghilterra) – La regina delle discipline olimpiche? Non ci sono dubbi, è l’atletica. E non solo per gli ottantamila spettatori che gremiscono, fin dalle prime ore del mattino di sabato, lo Stadio Olimpico. A proposito, la linea della metropolitana denominata Jubilee, che da Westminster porta a Stratford, al Parco Olimpico, viene presa d’assalto da supporter di tutte le nazionalità, anche se la maggioranza ha la Union Jack nella pelle. Mai viste tante bandiere. Forse, solo negli Stati Uniti d’America si può riscontrare altrettanta passione per il proprio paese e il suo simbolo.

Il gruppo dei protagonisti preceduto da Suzuki

Il gruppo dei protagonisti preceduto da Suzuki

Dunque, sulla linea che collega il cuore di Londra alla periferia recuperata grazie alle Olimpiadi viaggiano migliaia di sostenitori che sono obbligati a fare una bella…camminata. Giunti alla fermata di West Ham, uno speaker invita a scendere per evitare congestioni al traffico alla fermata di Stratford. Un’organizzazione perfetta indica la strada da seguire; secondo cartelli predisposti lungo il percorso richiederebbe 27 minuti. In realtà basta la metà. Si cammina in allegria, gli spettatori vengono invitati a preparare il biglietto. I volontari – distinguendo fra i vari colori – non dimenticano di fare gli auguri ai singoli paesi.

Ovviamente i voti più importanti sono riservati alla Gran Bretagna. Auguri perfetti se è vero che alla fine della giornata sono tre le medaglie d’oro che arrivano da pista e pedane. Tre ori, altrettante premiazioni, commozione infinita, con la fine della serata accompagnata da “All you need is love”. Canta anche Sir Paul McCartney. Cantano gli spettatori, che intonano “God save the Queen” facendo piangere la formidabile Ennis, campionessa di eptathlon con il record del mondo.

La bellezza dell’atletica, regina dei Giochi, però, va oltre il nazionalismo. La marcia esalta i valori più genuini dello sport. Sul Mall, tra Buckingham Palace e Trafalgar Square, si disputa la prima gara, la 20 chilometri uomini, orfana di Alex Schwazer, che vanta il miglior tempo dell’anno. Vince il cinese Chen, che impiega 1 ora 18 minuti 46 secondi, un minuto in più di quanto occorso al campione altoatesino per vincere la gara di Lugano, a maggio (1 ora 17 minuti 30 secondi). In testa si alternano in diversi, a iniziare dal giapponese Suzuki che vive tre giri di gloria ma poi sprofonda nelle retrovie. Chen conquista l’oro ma prende meno applausi del serbo Predrag Filipovic, subito staccato, e dell’iraniano Rahiman che accumula un ritardo pesante. Importa poco. Li applaudono tutti, con calore, perché la marcia esalta l’atletica, una disciplina che vive di etica del lavoro, di fatica, sudore, sacrifici, rinunce. Lungo il Mall bandiere di tutti i paesi. Durante l’ultimo giro, Filipovic ringrazia commosso, mentre tifosi americani si spellano le mani per sostenere l’iraniano. Ci avreste mai creduto? Chi ama l’atletica, sì.

Ed è ricco di umanità il sostegno al russo Borchin, uno dei grandi favoriti, che s’accascia sull’asfalto vittima di un preoccupante malore. Lo soccorrono trasportandolo in barella all’ambulanza di servizio. Ha la maschera dell’ossigeno, sembra grave. I russi, grandi sconfitti della giornata, sono impauriti, alcuni dirigenti litigano con la polizia inglese che impedisce di avvicinarsi all’ambulanza. E’ l’unico momento fuori controllo di una giornata bellissima, con il Mall preso d’assalto da appassionati ma anche da semplici curiosi in visita alla casa (si fa per dire) della regina d’Inghilterra. Che fino a domenica 12 è l’atletica.

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