Burano, pozzo dei desideri e delle polemiche

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9 agosto 2012

PESARO – Il pozzo dei desideri è quello del Burano che, da ieri, scarica nel fiume 165 litri al secondo della falda profonda e ondate di polemiche. Il pozzo delle emergenze, di cui vale la pena di ricordare ha le chiavi la Protezione civile, è l’aiutone al nostro sistema acquedottistico a cui è ricorsa la task-force organizzata da Provincia, Comuni, istituzioni varie e municipalizzate.

 

Il punto: nonostante il nevone dello scorso inverno, arrivato però su un terreno secco e provato da mesi di siccità, siamo sempre più carenti nell’approvvigionamento dell'acqua. Come aveva dichiarato Tiviroli, l'amministratore di Marche Multiservizi, il problema è l'approvigionamento. La Provincia, anche per questo, trasformerà in divieto assoluto l’ordinanza dell’11 luglio che riduceva del 50% il prelievo dai corsi d’acqua, intensificando i controlli della polizia provinciale lungo i fiumi con l’applicazione di sanzioni.Non sono mancati, in questi giorni di rubinetti senz'acqua, anche casi al limite del kafkiano: non tanto per il rubinetto dimenticato aperto negli uffici provinciale del lavoro in piazzale Matteotti (quando l'acqua, nella notte, è tornata il risultato è stato un allagamento di proporzioni fantozziane: tre piani invasi dall'acqua), quanto per quello accaduto a Santa Veneranda, senz'acqua nei rubinetti ma piena di fango per la strada, e da ieri avvolta dalla polvere causata dalle azioni volte a ripulirla."Sarebbe invece auspicabile - ha spiegato al Messaggero Sergio Schiaroli, presidente provinciale dell’associazione dei consumatori - che tra la Multiservizi e le associazioni dei consumatori si concretizzasse un accordo per garantire un rimborso o comunque uno sconto in bolletta agli utenti, sulla scia di quanto fatto con Enel». Se si osserva la bolletta dal 2004 ad oggi, si vede che il costo a metro cubo è aumentato di un terzo. "La priorità è il sistema fognario" ha spiegato il sindaco Luca Ceriscioli. "Il tema della sostituzione dell’acquedotto - ha rimarcato il primo cittadino - è legato alla presenza di finanziamenti ad hoc, ma sono più di 15 anni che lo Stato non mette nemmeno un centesimo per questi investimenti. E non credo che in futuro arriveranno nuove risorse". E poi: "Servono invece investimenti sul sistema fognario per 15 milioni di euro ripartiti tra Marche Multiservizi, Regione e Aato. Ora ci dobbiamo concentrare sulle fogne, andare fino in fondo sul tema della depurazione delle acque". La foto inviata da un nostro lettore

Intanto, non si placano le polemiche anche da parte di alcuni cittadini per quanto vissuto nelle 48 ore senza acqua. Da Muraglia, un residente, ci segnala (vedi foto) una serie di situazioni poco piacevoli: “Il salotto alternativo al ROF in piazza Alfieri di Muraglia abbandonato dietro i cassonetti, rimane la giungla botanica e di merda umana lungo il Rio Condotti e  riaprono altri cantieri edili attorno alla via Alberti 3 adiacenti non sono sufficienti…”.

Anche il Fap è intervenuto sul tema Burano.

L’emergenza idrica scalda gli animi del movimento “Fronte di Azione Popolare Pesaro-Urbino”, movimento locale e trasversale che col suo Presidente Giacomo Rossi è intervenuto più volte sull’argomento. Dice lo stesso Rossi: “ Siamo di fronte al solito scenario che profila ormai da anni grazie all’incompetenza dei nostri amministratori locali e di chi gestisce le nostre risorse idriche. La riapertura del Pozzo del Burano è diventa oramai una consuetudine tra l’altro non condivisa con le popolazioni locali; non dovrebbe assolutamente essere così. Gli invasi idrici non sono stati puliti, sugli gli sprechi non si è intervenuto, le captazioni abusive sono al loro posto e le partecipate che gestiscono in maniera privatistica la nostra acqua continuano a fare utili sulle nostre spalle non reinvestendo seriamente sul servizio idrico (vedi le recenti rotture delle tubazioni che hanno lasciato senz’acqua la costa).Tutto ciò porta all’inevitabile riapertura del Pozzo del Burano e al depauperamento dell’ennesima risorsa dell’entroterra (non conoscendone tra l’altro i rischi natuali connessi). Non vogliamo dividere la Provincia in due tra costa ed entroterra ma bisogna pur smetterla di considerare l’interno come una riserva indiana da sfruttare. Da quassù si portano via i servizi (vedi ospedali) ma non si esita ad attingere, molto spesso gratuitamente, alle nostre risorse naturali presenti”. Conclude Rossi: “O la politica pesarese ci garantisce delle soluzioni immediate per far fronte all’emergenza idrica recependo le nostre proposte di ottimizzazione e di gestione dell’acqua o saremo costretti insieme a tutti i cittadini dell’entroterra ad intervenire per chiudere il pozzo del Burano e di certo, per non farlo più riaprire. Mi auspico tra l’altro che i sindaci e le forze politiche dell’interno possano farsi sentire e ribellarsi”.

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