“Matilde rinnova l’incredibile mistero di Rossini”

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11 agosto 2012

 

PESARO – Dopo la prima di “Ciro in Babilonia”, il 33° Rof prosegue con un fine settimana dedicato a due opere già rappresentate in passato. Sabato sera, Adriatic Arena, “Matilde di Shabran”, domenica sera, Teatro Rossini, “Il signor Bruschino”.

 

Alberto Zedda

Il musicologo e direttore artistico del Rossini Opera Festival Alberto Zedda

Martone, Mariotti e Florez sono gli attesi protagonisti di una ripresa, che – giovandosi del grande spazio messo a disposizione dal palasport della Torraccia – diventa una vera e propria produzione, con il regista Martone e il principale protagonista Florez a fare da filo conduttore tra passato e presente. Fu proprio il ruolo di Corradino a fare scoprire Florez.

 

Ancora una volta è il direttore artistico Alberto Zedda che ci introduce all’ascolto, che ci guida alla riscoperta di due opere conosciute.

 

“Matilde di Shabran è una delle opere più lunghe di Rossini. E non gli scappava la lunghezza per caso. Quando lui scrive così tanto vuol dire che aveva messaggi particolari da dare. Trovo che le opere più lunghe non sono le più belle, ma certamente le più emblematiche. Abbiamo creduto che il mitico “Guglielmo Tell” fosse l’opera più lunga. Mi riferisco, ovviamente, all’edizione integrale. Non è così. La “Semiramide” dura tra i 16 e i 18 minuti di più. E l’abbiamo considerata l’opera-testamento di Rossini, perché è rigorosamente rossiniana, mentre il Tell si spinge oltre i limiti del rossinismo e si spinge verso la musica romantica, anche come soggetti. Non a caso il tenore del Tell è stato considerato il primo tenore eroico romantico. Magari non era nelle intenzioni di Rossini, ma il risultato è questo. “Matilde” entra in queste categorie di opere super lunghe, con la “Gazza”, che ha lunghezza abnorme per un’opera semiseria, il “Tell” e “Semiramide”. Una categoria molto più espansa del solito, comprese le opere napoletane. Un segnale lo deve avere. La prima volta che l’abbiamo proposta non capivamo il perché di questa lunghezza; la seconda, grazie alla regia e alla presenza di un tenore formidabile qual è Florez, ci ha sconvolto ed emozionato. Nella terza saremmo già paghi e soddisfatti di provare le emozioni dell’ultima volta. Ma se ne arrivassero altre… Si rinnova l’incredibile mistero di Rossini, che non succede con altri compositori. Che Mozart sia stato, con “Le nozze di Figaro”, un gigante insuperabile, ce ne siamo accorti fin dalla prima recita. E ogni volta che la riascoltiamo rinnova un entusiasmo che però abbiamo colto subito. Con Rossini non accade, perché ogni volta di dà un’emozione nuova. Non so mai cosa aspettarmi da un’edizione del Rof, ma con Rossini so che possiamo aspettarci sempre grandi cose”.

 

“Il signor Bruschino”?

 

“Le farse hanno ambizioni limitate, anche se trattate dal grande Rossini. Basta dire che dura poco più di un’ora. Non che Rossini non possa condensare un capolavoro in un tempo così breve. Però il soggetto della farsa e l’ambizione sono molto relative. La farsa è fatta per divertire, ancora più dell’opera comica. Il divertimento deve essere nella direzione giusta. Ci sono molti modi di divertire. Quello della farsa è il più pericoloso perché si rischia di scadere nelle risata e non nel sorriso che è la prerogativa più bella e aristocratica del nostro Rossini comico: vedere la comicità come componente sostanziale del genere umano, l’altra faccia del tragico. Qui cerchiamo un divertimento intelligente. Non mancano le allusioni dietro un gesto banale. Ma è una banalità intelligente che introduce alla grandezza della musica, alla genialità, alla perfezione, all’equilibrio, alla leggerezza che cancellano la banalità”.

 

 

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