Ferragosto per molti ma non per tutti

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15 agosto 2012

PESARO – Come cantavano i Righeira: l’estate sta finendo. L’estate più controversa, calda, secca e polemica degli ultimi decenni, aggiungiamo noi, sta finendo. Sta consumando gli ultimi spiccioli di sole. Alla faccia di chi è andato in ferie l’altro ieri o di chi lavorerà negli ipermercati anche per Ferragosto (ma perché la Chiesa, su queste tematiche, si dimentica sempre di intervenire seriamente?) e il sole più bello, le giornate più lunghe, l’estate più vera se ne sono già andate. Dice vacanza: per molti sarà cassa integrazione forzata (molte aziende pesaresi, infatti, durante l’anno hanno fatto consumare i giorni di ferie maturati e ora, chiudendo per la pausa estiva, hanno messo in cassa buona parte dei loro dipendenti: ma è giusto? Ma lo possono fare? E i sindacati che dicono?), per altri sarà angoscia pensando a se e come ritroveranno la propria fabbrica a settembre. Ancora aperta, emigrata chissà dove o chiusa per sempre?

Non stiamo vivendo una riedizione di Poveri ma Belli: qui, siamo sempre più poveri e molto meno belli. Solo che ancora non lo abbiamo capito del tutto.  Come ha scritto qualcuno, giorni fa, negli del dopoguerra c’era (per ora) più fame e più povertà ma c’era la consapevolezza che si era messo un punto e da lì si stava ripartendo. Oggi, quel punto, ancora non l’ha messo nessuno. In Italia si continua con i punti di sospensione, con le virgole, con le mani di bianchetto, con gli asterischi che rimandano, con le stesse frasi di circostanza. Diceva un filosofo: l’uomo è un animale gaudente, anche se sente che sta scivolando, fino a un centimetro dal baratro non ci pensa, pensa ad altro, chiude gli occhi e spera che tutto si sistemerà.

Un po’ come accaduto con la storia dell’acquedotto e della siccità. Da anni si diceva che sarebbe servito un restyling completo della rete e un serio intervento per permettere un approvvigionamento dell’acqua piovana. Da anni. Succede che poi, si rompano tre tubi di fila, Pesaro resti all’asciutto e tutti giù a sbattere la testa sul rubinetto a secco. Servono investimenti per il bene comune, servono strategie a lungo raggio, servono soldi pubblici: operazioni che in Italia stridono sempre insieme.

Per la prima volta, da quando ho memoria, questa estate in spiaggia mi è capitato di vedere più venditori italiani che stranieri. Il classico vu’ cumprà? Surclassato, quasi. Demodè. Roba da anni ’90. Qualche sabato fa, nell’ordine, in spiaggia hanno cercato di vendermi occhiali, un telo da mare, un birificchio che permette di inserire il filo nell’ago, un costume per la mia ragazza (originalissimo brasiliano a soli 50 euro: peccato che a venderli fossero due napoletane), braccialetti vari, una collana d’argento, un bracciale di vero osso di cammello, un orologio colorato, un vestito-telo che si “indossava” avvolgendolo sul corpo,  cocco fresco (a soli 5 euro a porzione…) e pure una forma di formaggio (ma sottovuoto e pure incartato, è stata la spiegazione). Tranne un senegalese (quello dell’osso di cammello), il resto era a cura di organizzatissimi italiani.  L’oscar dell’estate pesarese, però, spetta a un cinese che staziona da giugno sottomonte: con teli, pali per gli ombrelloni e una caparbietà da ingegnere civile ha costruito una sorta di boutique mobile e smontabile (alla vista della polizia). Il suo articolo di punta: costumi a 12 euro. Manco a dirlo, sono andati a ruba. Altra novità? Le zingare che solitamente chiedono soldi con cartelli ai semafori. Adesso girano per gli ombrelloni: nessuna merce in vendita, solo un cartoncino con scritto “Ho fame”.

A Pesaro si è registrato un calo del 10-20 per cento a livello di presenze. Tengono i campeggi, le minivacanze di 2-3 giorni, la gita mordi e fuggi. E c’è dà ringraziare le iniziative sportive che, in questi mesi, hanno richiamato nella città di Rossini migliaia di presenze. Mossa saggia e lungimirante, come quelle annunciate per la prossima stagione (scherma e, forse, una tappa dell’Iron Man) dall’assessore Belloni.  Ma chi si lamenta di Pesaro dovrebbe comunque fare un salto, ogni tanto, a Rimini dove da mesi, per strada, sono tornate decine, decine e ancora decine di prostitute. Neanche negli anni ’90 erano così numerose e sfacciatamente presenti sotto alberghi, alle fermate del tram, ai benzinai, sul vialone. Uno squallore unico, che ben si sposa con i tempi che stiamo vivendo ora. E hai voglia a mettere la ruota panoramica al porto e a incrementare la presenza delle forze dell’ordine: sono ovunque e difficilmente attaccabili (se non beccate… sul fatto). Rimini e Riccione sono strapiene di turisti, certo, peccato che si tratti del nuovo turismo low-cost, proveniente dall’est, Polonia e Ungheria in testa, viaggi organizzati tutto compreso, con autobus di vent’anni fa, dove al di fuori dell’albergo (che spesso punta su promozioni super speciali) non si spende un euro in più. Anche i locali, ormai, sono quasi tutti a ingresso gratuito con consumazione facoltativa. Non è un caso che siano ritornati in auge i minimarket che vendono alcool a tutte le ore: birra 2,50 euro, bottiglia di gin 4 euro, rhum a 5 euro. Marche scadenti, ovviamente, ma buone lo stesso per sballarsi. Si beve prima, per strada, nei locali si va solo per fare casino. L’aeroporto di Rimini non mente: i voli dall’est sono aumentati del 18%, quelli dalla Germania sono diminuiti del 14%. Una sorta di tanto rumore (in termini di soldi) per nulla, o quasi. Stessa cosa in Sardegna: evaporato verso altri lidi il turismo coi soldi (russi, arabi, supervip), a livello di numeri le presenze non sono calate (rivela un’inchiesta dell’Unione Sarda) ma anche qui solo per merito di nuovi vacanzieri low-cost attratti da superpromozioni alberghiere. Insomma, in Italia, da Rimini alla Sardegna, c’è una inviasione di polacchi, ungheresi, bulgari, slavi ma di turisti svedesi (-57%) e inglesi (-37 %) neppure l’ombra: sono tutti a Ibiza dove, non a caso, i prezzi anziché diminuire sono saliti. Non chiamatela più Romagna ma Romagnìa, come scriveva Nicoletta Melone su A di qualche settimana fa. Mentre proprio il Corriere di Romagna, la settimana scorsa, riportava in locandina una notizia indicativa della situazione: “Italiani non fatti entrare in una discoteca di Rimini: era riservata a soli stranieri dell’est”. Buon Ferragosto

Un commento to “Ferragosto per molti ma non per tutti”

  1. STEFANO GIAMPAOLI scrive:

    Ottima fotografia della stagione balneare che si sta concludendo! Complimenti, Gianluca.

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