C’è una crisi silenziosa pronta a esplodere a settembre

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16 agosto 2012

di Simona Ricci*

PESARO – Qualcuno lo ha definito “un dopoguerra finanziario”: siamo al quarto anno di crisi, in piena recessione e le macerie, per fortuna metaforicamente intese, sono ben visibili, nelle zone industriali piene di capannoni vuoti, nelle file interminabili per compilare la domanda di disoccupazione, nella fatica sfibrante di arrivare a fine mese, nelle numerosissime crisi aziendali anche nel nostro territorio, crisi per ora sotto silenzio in questo sole ferragostano, ma pronte ad acuirsi nel mese di settembre che si preannuncia tra i mesi più difficili mai vissuti dal nostro territorio.

Simona Ricci Cgil

Simona Ricci

Come Cgil non perdiamo mai di vista i dati e le tendenze mensili del nostro territorio provinciale che rileviamo e che da qualche mese, inascoltati purtroppo, denunciamo come in progressivo e rapidissimo peggioramento: la cassa integrazione totale, luglio 2012 su luglio 2011, è arrivata a quasi un milione di ore segnando un +178%, con un picco della cassa integrazione straordinaria, quella cioè per crisi e ristrutturazioni aziendali, con un +354%. Il dato è il più alto di tutta la regione Marche, quasi un terzo di tutte le ore autorizzate sono in Provincia di Pesaro e Urbino. La cassa integrazione in deroga, in diminuzione in tutte le province marchigiane, segna a Pesaro un preoccupante +55%. Altra tendenza in drammatico peggioramento quella delle domande di disoccupazione ordinaria (dati Inps Marche – primo semestre 2012), Pesaro segna un +60%, con 6.668 persone che hanno perso il lavoro, il dato più alto dopo quello della Provincia di Fermo. Fano supera il territorio di Pesaro con 1959 persone che hanno richiesto tale prestazione all’Inps (+100%), segue Pesaro con 1.913 (+18%), Fossombrone con 1.524 (+74%) e Urbino con 1.272 (+83%).

Di fronte quadro drammatico, peraltro parziale perché non tiene conto di tutto quel sistema produttivo locale e di quei lavoratori non rilevati da alcuna statistica, servirebbe uno scatto d’orgoglio, un’assunzione collettiva di responsabilità da parte di associazioni di categoria, enti locali, con la Regione a svolgere un ruolo primario, tenuto conto che Pesaro è un territorio in profonda sofferenza, più di altre province marchigiane, un territorio in profonda crisi d’identità. E’indispensabile alzare ai massimi livelli l’attenzione verso le persone e le imprese, verso il disagio e la sofferenza, per qualcuno ormai a livelli insopportabili. Ora che la Provincia, nonostante il salvataggio in extremis, subirà una radicale e profonda trasformazione nelle funzioni e nei ruoli, diventando un ente di secondo livello non più elettivo, e con una fase di riassetto dei livelli di governo del territorio che, bene che vada, avrà davanti a sé alcuni anni di limbo e di assestamento, con le funzioni fondamentali tra le quali il lavoro, la formazione, le attività produttive in capo alla Regione, Quella Regione che appare ancora così lontana vista da qui se non fosse per le prime pagine che si conquista per le vicende sanitarie, chi potrà guidare un processo necessario e urgente di governo e ri-costruzione su basi nuove dei territori? E soprattutto come? Quel “declino dei poteri locali”, evocato di recente da Ilvo Diamanti, un declino peraltro non solo alimentato dall’anti-politica ma affatto sostituito da un governo centrale autorevole, quali effetti avrà su un territorio come quello marchigiano, plurale di nome e di fatto, spesso arroccato sui propri campanili? Molte vicende locali, anche di stretta attualità, dal turismo alla sanità, dalla cultura ai servizi pubblici locali, non fanno ben sperare a coloro ai quali stanno a cuore parole importanti per il futuro quali sviluppo sostenibile, equità, accessibilità dei servizi, investimenti materiali e immateriali. Per noi l’urgenza di immaginare un futuro migliore sta tutta qui. Adesso.

*Segretaria generale Cgil Pesaro e Urbino

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