“Viaggio” con sorpresa, il “re” non arriva

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17 agosto 2012

PESARO – Un “Viaggio a Reims” con sorpresa. Il “re”, il bimbo che partecipa al finale, ha… abdicato, rinunciando a entrare in scena, atteso dai sedici protagonisti che – sorpresi – guardano verso la porta che conduce alla platea, ma vedono sbucare solo il dottor Paolucci, uno dei due medici del Rossini Opera Festival, e Rita Silvestrini, assistente del sovrintendente Mariotti. I due allargano le braccia a spiegare che il “re” non entra. Avessero fatto così anche i Savoia…

Foto di gruppo dopo la prima de "Il viaggio a Reims", presente anche il "re", a sinistra, seduto

Foto di gruppo dopo la prima de "Il viaggio a Reims", presente anche il "re", a sinistra, seduto

“Il viaggio a Reims” si è concluso con l’ennesimo trionfo, la conferma che la cantata scenica è una delle produzioni più apprezzate dal “popolo del Rof”, sia italiano sia straniero. Nel Teatro Rossini si parlava in inglese e tedesco, in spagnolo e in francese, in giapponese e in russo. Parlava soprattutto il linguaggio universale, quello della musica che allieta i cuori e le menti. Ascoltare “Il viaggio a Reims” è un piacere della vita, anche quando non tutto convince, come era accaduto martedì scorso, nella prima esecuzione del 2012.

Così, siamo ritornati in Teatro per verificare se il secondo cast, solo in ordine cronologico, non certo per le qualità degli interpreti, avrebbe riservato maggiore piacere.

E’ andata proprio così. E ad onore del vero gran merito è di Davide Luciano, il baritono italiano da noi criticato dopo la prima per non avere saputo caratterizzare le singole parti della splendida “Medaglie incomparabili”, l’Aria di Don Profondo, oggi eseguita superbamente, così da meritargli una quasi standing ovation a fine esecuzione. Davvero molto bravo, dopo le perplessità di martedì. Aggiungiamo il nostro convinto applauso!

Nel cambiamento di interprete, da Ilona Mataradze a Mariangela Sicilia, ci ha guadagnato il ruolo di Corinna, che pure continua a lasciarci nostalgici estimatori delle protagoniste precedenti. E’ stata comunque una Corinna meno aspra, anche se priva di quella dolcezza che bene si addice se accompagnata al suono della meravigliosa arpa.

Avevamo non poche riserve, dopo l’ascolto del concerto finale dell’Accademia Rossiniana, per Miloš Bulajčić, serbo di 23 anni residente in Germania, nella parte del Conte di Libenskof. Ha voce bella, calda, dolce, ma piccola, priva di estensione. Peccato, perché anche la presenza è interessante.

Chi si è fatta notare con un abito degno di Belén Rodriguez al Festival di Sanremo (gran spacco fino all’inguine sinistro) è sicuramente Lilly Jørstadt, che ha sostituito Raffaella Lupinacci nella parte della Marchesa Melibea. Il Rof ha proposto due cantanti che quanto a phisique du rôle non sono seconde ad alcuna. E poiché l’opera è anche interpretazione, movimento, le due Melibea potrebbero avere porte aperte ovunque.

Nell’ordine di gradimento del pubblico, con tanti applausi al direttore Piero Lombardi, che ha guidato l’Orchestra Sinfonica G. Rossini, al top Davide Luciano, Mariangela Sicilia, Baurzhan Anderzhanov (che invece ci ha convinto poco, come martedì) e – sempre a dispetto della parte striminzita – Mattia Olivieri, dotato di una mimica notevole. Come a dire: devo cantare poco? Mi difendo ugualmente. Bravo.

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