I ciclisti corretti applaudono i controlli

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20 agosto 2012

PESARO – Prima premessa: chi scrive questo articolo ama la bicicletta, ha una bella mountain bike Colnago, dopo avere posseduto una bici da corsa della stessa marca. E con la mountain bike pedala – abitualmente – non meno di 30 chilometri al giorno. Quando non pedala, cammina – soprattutto in inverno – circa 450 chilometri al mese.

Seconda premessa: Pesaro è città ciclabile. Lo dimostrano gli oltre 60 chilometri di piste, il costante impegno degli amministratori a favore della mobilità sostenibile.

Cicliste contromano stamattina in Via Montegrappa

Cicliste contromano stamattina in Via Montegrappa

Detto questo, gli amministratori, come i responsabili delle forze dell’ordine, non hanno valutato attentamente un aspetto che avrebbe meritato attenzione: l’educazione dei fruitori delle piste ciclabili, di chi utilizza la bicicletta per spostarsi. E anche Pesaro – come gran parte d’Italia – è diventata una giungla dove i ciclisti fanno i propri comodi, a dispetto delle più elementari norme del Codice della Strada.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Siamo tutti colpevoli, quindi, non solo gli amministratori, i politici e i rappresentanti delle forze dell’ordine.

La scorsa settimana, a Londra per i Giochi Olimpici, ho avuto il piacere di conoscere un signore inglese che ama l’Italia, un po’ meno i comportamenti degli italiani. “Il vostro peggiore difetto – ci ha detto – è che chiedete agli altri di non fare quel che fate abitualmente voi. Non amate le regole, ancor meno rispettarle…”.

Ne parlavamo passeggiando sul Mall, uno dei luoghi più esclusivi di Londra. In occasione delle Olimpiadi, il traffico era stato deviato, vietato parcheggiare lungo la corsia riservata agli spostamenti dei veicoli addetti al trasporto di atleti, dirigenti e quanto altro”. In nove giorni trascorsi a Londra, non ho visto una sola auto parcheggiata sulla corsia. Sarebbe possibile in Italia?

Da noi, gli automobilisti si lamentano dei motociclisti, questi dei ciclisti, questi ultimi dei pedoni, che si lamentano per il comportamento di tutti gli altri.

Ben vengano, allora, le iniziative tese a cambiare una situazione insostenibile, come quella di chiedere ai ciclisti di rispettare le regole.

Si sappia che non è vero che tutti i ciclisti sono contrari agli interventi, alle multe. Tutt’altro. I ciclisti attenti, scrupolosi nel rispettare le norme del Codice della Strada sono assai più numerosi di quelli che protestano, che come sempre sembrano godere di maggiore attenzione da parte dei media. Chi alza la voce pretende di avere ragione. Non è così.

Così, stamattina, quando sono scattati gli annunciati – da secoli – interventi di repressione dei comportamenti irregolari, non pochi ciclisti hanno applaudito. Se tutti rispettano le regole, si vive meglio, e i pericoli diminuiscono.

Diamine, ma bisogna attendere una tragedia per intervenire solo perché qualche fondamentalista dell’ambiente protesta? Si è chiesto mai, il fondamentalista, se tutti i ciclisti la pensano come lui? No, lo sappiamo, perché andando in bicicletta ne conosciamo tanti che disdegnano i comportamenti dei “colleghi”, che si fermano al semaforo se è rosso, che non attraversano a prescindere da chi ha la precedenza, che non si dispongono a ventaglio agli incroci, come fossero al Tour de France, che non vanno contro mano e pedalano in strada o sulle piste ciclabili e mai sui marciapiede.

Questo “popolo della bicicletta” ha diritto, come tutti, di sentirsi tutelato quando è in strada. Tutelato contro chi invade le piste ciclabili con le auto e con gli scooter o addirittura parcheggia, contro chi non dà la precedenza ai ciclisti “tanto se non si fermano si fanno male loro”, contro chi apre le porte delle automobile senza guardare se sta arrivando qualcuno, ma anche contro chi utilizza la pista come luogo di passeggiate con i bambini, soprattutto mamme distratte, disattente o poco… mamme che si disinteressano dei figli che rischiano di finire sotto le biciclette. A chi scrive è capitato di vere sbucare un bimbo di non più di tre anni da uno stabilimento balneare e alle proteste nei confronti della mamma, “Signora, stia più attenta al figlio”, si è sentito rispondere: “Fatti i cavoli tuoi!”. Già, perché a farsi male sarebbe stato il figlio di un’altra, oltre al ciclista.

I ciclisti corretti hanno diritto anche a essere tutelati dai “colleghi” scorretti che scambiano le piste ciclabili con i velodromi, imitatori – diciamo la verità – un po’ sfigati di Cavendish.

Un applauso, quindi, a chi cerca, anche a suon di multe, visto che richiami e le dissuasioni morali sono rimaste inascoltate, di cambiare un andazzo che non è degno di un paese civile. Le regole devono essere rispettate da tutti, a prescindere. O vogliamo continuare a essere il paese che da mesi assalta i politici che farebbero gli affari proprio, ma alla resa dei conti si comporta peggio di loro?

A proposito: abbiamo un elenco di politici che utilizzano abitualmente (applausi) la bicicletta, ma ignorano (fischi) le regole, soprattutto quella elementare di non andare contromano. Accade in particolare in zona mare, tra la Palla e il moletto.

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