Le Olimpiadi di Elisa, una pesarese a Londra

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24 agosto 2012

PESARO – Venerdì 10 agosto, poco dopo le ore 18,30. Arrivando da Notting Hill, esco alla stazione di West Brompton, davanti all’entrata di Earls Court, il grande impianto che ospita i torneo di pallavolo indoor. Il dottor Piero Benelli, medico sociale della Victoria Libertas Pesaro e della Nazionale italiana maschile, mi ha procurato – lo ringrazio ancora – un biglietto per la semifinale con il Brasile. Sono in deciso anticipo. Entusiasta di assistere alla sfida tra azzurri e brasiliani, non mi accorgo che l’appuntamento era sì alle ore 18,40, ma inglesi. Mentre osservo con curiosità il “popolo del volley”, sicuramente uno dei più belli del panorama sportivo mondiale, mi imbatto per caso con Elisa D’Angeli, pesarese che conosco grazie alle frequentazioni della pallavolo pesarese.

“Sono qui come volontaria, lavoro nella zona mista” mi racconta Elisa. Devo salutarla in fretta, è in arrivo il biglietto. Mi vergogno della troppa fretta con cui ho salutato Elisa, mi riprometto – non dovessi più incontrarla a Londra – di contattarla al ritorno a casa per farle raccontare l’esperienza – presumibilmente bella, come anticipa il suo sorriso – alle Olimpiadi 2012. Ed eccole, le domande e le risposte, la storia di una pesarese “protagonista” ai Giochi. Il suo racconto potrebbe essere un’idea per altri pesaresi in vista di Rio 2016.

Come nasce la sua partecipazione alle Olimpiadi 2012? Sapeva che era possibile, come si è informata, ha dovuto fare una domanda particolare?
“Da sempre amo le Olimpiadi e fino a qualche anno fa non sapevo che si potesse lavorare durante i Giochi, poi mi è capitato di leggere un articolo in cui si diceva che erano aperte le iscrizioni per partecipare come volontario ai giochi di Atene 2004 e ho fatto domanda tanto per provare pensando che non sarei stata nemmeno contattata, invece, quella fu la mia prima esperienza olimpica. Il percorso che mi ha portato a Londra è stato simile. Sapendo che era possibile partecipare ho periodicamente controllato il sito ufficiale delle Olimpiadi di Londra nella sezione dedicata alle figure professionali ricercate e ai volontari e ho mandato via la mia candidatura per la selezione internazionale. Per quello che riguarda Rio 2016, non nego che una parte del mio cuore ci pensa, ma ancora è troppo prematuro parlarne, per il momento mi godo i fantastici ricordi di Londra 2012″.

Vale per Atene ma anche per Londra: una volta accettata la domanda, cosa ha dovuto fare?
“Il Comitato organizzatore inizia la prima scrematura delle candidature utilizzando le informazioni contenute nella domanda di partecipazione nella quale devono essere indicate le lingue straniere che si conoscono, le aree di competenza, le precedenti esperienze in ambito sportivo ed allegare il proprio curriculum in lingua inglese. Superata la prima scrematura, si arriva al colloquio in lingua inglese e si continua come quando si fa domanda per un qualsiasi lavoro nel processo di selezione fino a quando non si riceve la tanto sognata offerta”.

E’ stata ospitata, ha dovuto pagare?
“Per quello che riguarda Londra la mia esperienza è un po’ particolare perché avendo studiato e lavorato precedentemente in quella città avevo contatti pregressi. In generale, a beneficio di tutti coloro che volessero fare un’esperienza come la mia, è necessario che sappiano che nell’eventualità in cui si candidino come volontari non è previsto alcun rimborso e che quindi dovranno loro stessi provvedere a sostenere le spese di viaggio, alloggio e vitto. Sono previsti soltanto buoni pasto negli orari di lavoro e l’utilizzo gratuito dei mezzi pubblici per spostarsi all’interno della città olimpica. Per quello che riguarda i lavoratori a pagamento, anche se hanno un datore di lavoro un po’ particolare, sono dei veri e propri lavoratori quindi percepiscono un stipendio con il quale devono provvedere alle spese che sostengono”.

Quanto tempo è rimasta a Londra?
“Dall’accettazione dell’offerta fino ai Giochi veri e propri mi sono dovuta recare a Londra diverse volte per una serie di incontri preparatori e poi mi sono trasferita stabilmente là nel periodo delle Olimpiadi. La permanenza nella città olimpica varia molto in base al lavoro che si deve svolgere e alla disponibilità data al momento del colloquio. Io, in particolare, devo ringraziare tutti i componenti dell’Orchestra Sinfonica “G. Rossini” con i quali lavoro perché mi hanno permesso di vivere questa straordinaria esperienza in un momento dell’anno molto importante ed impegnativo. Senza la loro disponibilità e generosità niente di tutto questo sarebbe stato possibile”.

Ha chiesto lei – in base alla sua esperienza – di operare in zona mista nella pallavolo? E può spiegare cos’è la zona mista?
“Al momento dell’invio della candidatura si devono indicare delle macro aree in cui si vorrebbe operare e io avevo indicato la stampa come una delle mie aree di preferenza per esperienze lavorative precedenti. E’ stato poi il Comitato Organizzatore a destinarmi in zona mista, ossia la zona all’interno del palazzetto in cui tutti i media hanno la possibilità di incontrare gli atleti e gli allenatori per ottenere dichiarazioni al termine delle partite”.

Ha visto tutto il torneo di volley, maschile e femminile?
“Sono riuscita a vedere la gran parte delle partite dell’Italia maschile e femminile, grazie anche ai miei responsabili che hanno permesso la coincidenza dei miei turni di lavoro con le loro partite e tutti gli altri incontri che rientravano nel mio orario di lavoro”.

Ha ritrovato vecchie conoscenze, da Ze Roberto a Sheilla e Jacqueline a Berg e Hooker? Quando hanno ricordato o capito che era di Pesaro, come hanno reagito?
“E’ stato un vero piacere rivedere tutti e onestamente sono stata sopraffatta da tanti cari ricordi. Anche loro portano nel cuore un bel ricordo di Pesaro e delle persone che hanno conosciuto. Colgo anzi questa fantastica opportunità per salutare da parte loro tutti gli amici pesaresi che anche se io non conosco personalmente sapranno, leggendo le mie parole, che sono ancora nel loro cuore”.

E’ stata una bella emozione anche vedere l’Italvolley maschile sul podio?
“E’ difficile descrivere a parole l’emozione che ho provato quando l’Italia ha vinto contro la Bulgaria. Ricordo però le parole dichiarate da Mauro Berruto, ct della nazionale maschile, incontrando la stampa, “non è importante quante volti cadi l’importante è rialzarsi”. La sua Italia ha saputo più che rialzarsi arrivando a vincere una medaglia olimpica dopo una pesante sconfitta contro il Brasile in semifinale. Credo che le parole di Berruto siano un grande insegnamento non solo nello sport ma anche nella vita e che una parte della forza di questa Italia sia stata anche la forza dei suoi principi e valori”.

Un ricordo particolare dell’esperienza olimpica?
“In realtà quello che mi è rimasto nel cuore non è un luogo o un episodio o una persona ma un’emozione. E’ quella particolare magia che si vive nella città olimpica, una magia che si ripete una volta ogni quattro anni e che auguro a tutti di poter vivere almeno una volta nella vita”.

Una cartolina da Londra?
“Quando si tratta di Londra devo ammettere che sono poco obiettiva. E’ una città che amo e alla quale sono legata da tanti ricordi, durante questa esperienza però mi ha sportivamente sorpreso. Come molti sapranno la pallavolo non è, o forse dovrei dire non era, uno sport molto seguito in Gran Bretagna e quindi ero convinta che non ci sarebbe stato molto pubblico o che comunque sarebbe stato un pubblico poco partecipe. Con mia grande sorpresa è stato il contrario. Vedere i londinesi nel corso dei mesi a poco a poco appassionarsi alla pallavolo, cercare di capire le sue regole, provare a giocare e infine comprare i biglietti per le partite fino a riempire il palazzetto durante i Giochi è un ricordo che non potrò mai dimenticare”.

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