Il sorriso di Hamilton conquista tutti

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27 agosto 2012

 

PESARO – Il sorriso che conquista. Reggie Hamilton – per la prima volta fuori dagli Stati Uniti d’America – ha toccato subito con mano i disguidi europei (era atteso a Bologna, il suo volo è atterrato a Roma e per fortuna la mobilitazione per farlo arrivare a Rimini ha avuto successo), ma ha conosciuto soprattutto il calore della tifoseria pesarese.

E’ (ancora) un giocatore poco conosciuto, ma l’attesa sembra quella dei tempi d’oro. La sala (100 posti) dell’hotel Excelsior che ospita la presentazione ufficiale è gremita. Accompagnato dall’insostituibile John Ebeling, Reggie arriva – giustificatissimo – con 25 minuti di ritardo. E’ accolto da un calorosissimo applauso. Ringrazia e sorride. A fine presentazione abbiamo perso il conto dei sorrisi distribuiti.

Confessiamo: abbiamo un’istintiva prevenzione e una più che trentennale esperienza di presentazioni di giocatori stranieri ci invita a diffidare delle prime impressioni, traditi troppe volte da personaggi ai quali era stata concessa troppa fiducia. Gli americani sarebbe meglio giudicarli quando sono tornati a casa, diceva un vecchio saggio. Eppure, eppure, questo ragazzo (23 anni compiuti lo scorso 23 maggio) ci è piaciuto subito. Sguardo diritto, accompagnato dal sorriso che conquista (ammesso l’abbia, al posto della sua fidanzata saremmo preoccupati…), risposte intelligenti, dirette. E tanta voglia di fare bene, a iniziare dall’imparare l’italiano.

La sua vicenda ci ricorda quella di Zam Fredrick, uno dei grandi della storia della Vuelle. Anche Zam fu capocannoniere Ncaa (campionato universitario) e come Reggie non trovò spazio nella Nba. Lo presentarono come playmaker, era un tiratore micidiale, un contropiedista inarrestabile. Fu così intelligente che – gettando alle spalle il sogno Nba che accompagna tutti i ragazzi americani che giocano a basketball – capì che la sua America poteva essere l’Italia, dove trovò fama, ricchezza e amicizia. Auguriamo di cuore a Reggie “The Smile” Hamilton di fare altrettanto.

“Mai avevo avuto tanti tifosi ad attendermi. Ringrazio tutti. Sono molto eccitato e dal vostro sostegno troverò tante energie per fare bene. Vedrete che disputeremo un grande campionato”. Scatta il secondo applauso, ancor più caloroso del primo. Se l’accoglienza dei tifosi ha aperto il suo cuore, Reggie trova le parole giuste per conquistare i nuovi sostenitori. “I vostri applausi sono energia pura che ho sentito subito entrando in questa sala. Mi basta la vostra energia per impegnarmi al massimo”.

“Il mio basket? Vengo da Chicago, Illinois, dove la pallacanestro è molto competitiva, dove niente si conquista gratis, dove tutto si guadagna con il lavoro duro e il sacrificio. E’ quello che mi piace fare per aiutare la mia squadra a vincere. Per ottenere qualcosa me la sono dovuta guadagnare con la fatica, il sudore… Volete sapere anche cosa mi piace fare sul campo? Semplice: tutto ciò che aiuti la palla a entrare nel canestro”. Terzo applauso, siamo già alla Reggiemania.

Lei è stato cannoniere, ma avrà il compito non facile di sostituire Rich Hickman.
“Vincere il titolo di migliore realizzatore è stato un test difficile da superare. Per essere il migliore ho affrontato tante difese. Ognuna aveva l’obiettivo di fermarmi, di impedirmi di fare canestro, ma io sono riuscito ugualmente a segnare. Detto questo, sono un “coachplayer”, un giocatore che si mette a disposizione dell’allenatore, che fa quello che gli si chiede. La scorsa stagione il coach mi chiedeva di segnare tanti punti, l’ho fatto. Ma adesso, a Pesaro, farò quel che mi chiede il nuovo allenatore. Attenzione, però, sono una matricola. Chiedo al presidente, ai tifosi, al coach e ai compagni di avere pazienza con me e prometto che darò il massimo per fare le cose giuste”.

“Pur essendo di Chicago, non indosso il numero 23 in omaggio a Michael Jordan. Ho lasciato perdere Michael quando non sono arrivato a 2 metri. Amo il 23 perché è il giorno in cui sono nato, May 23. E’ vero invece che sono cristiano e credo in Dio”.

Interviene Franco Del Moro, che racconta un particolare che scatena un altro applauso: “Quando ha firmato il contratto, Reggie si è messo subito in contatto con John Ebeling. Voleva conoscere il tipo di pallone che si usa in Italia. E’ andato subito a comprarlo per allenarsi”. E’ da piccoli particolari che si scoprono grandi cose.

Giorgio Giommi ne racconta un altro: “I suoi parenti hanno utilizzato internet per fare sapere che a loro mancava già il sorriso di Reggie”.

Lui, però, è a Pesaro, che ha imparato a conoscere dal biellese Pullen e dal senese Moss.

“Mi hanno detto che il campionato italiano è duro, competitivo. Meglio così, voglio essere all’altezza e intanto mi impegno a imparare l’italiano, non voglio ricorrere all’interprete”, anche se è un interprete del calibro di John Ebeling, che a sua volta riceve l’applauso del suo presidente.

“John lo merita: dovete sapere che se abbiamo l’opportunità di prendere eccellenti giocatori il merito è suo e delle sue relazioni personali con il mondo del basket americano”.

Non a caso, un’ora prima della presentazione di Reggie Hamilton è arrivata anche l’ufficializzazione dell’ingaggio di Antwain Barbour, un giocatore sottovalutato che ha una grande esperienza e dovrebbe essere l’elemento di punta della Vuelle. “Abbiamo vinto la concorrenza della Virtus” annuncia Elio Giuliani, responsabile dell’ufficio stampa.

“Ho già tante persone che mi odiano, se devo aggiungere anche Sabatini…” chiosa Ebeling, accompagnato dal figlio Gianmarco che ha lasciato la Virtus per giocare con la Vuelle.

Finita la presentazione, Reggie si sottopone al rito delle foto e degli autografi, non senza avere risposto alla classica domanda: “Schiacci?”

“Schiaccio, sicuro che schiaccio, ma non scommettete su questo. Dovesse esserci bisogno, penserò a fare due punti facili invece che a cercare la schiacciata”. Poi di corsa in palestra a conoscere gli allenatori, i compagni di squadra, lo staff. Benvenuto a Pesaro, Reggie, che la tua sia un’avventura felice.

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