Lamont Mack: “Onorato di essere a Pesaro”

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29 agosto 2012

PESARO – La Victoria Libertas ha presentato Lamont Mack, nato il 16 marzo 1987 a Chicago. Manca solo il sottofondo di una canzone resa famosa da Crosby, Stills, Nash & Young, “Chicago”, poi si potrebbe intonare… “Won’t you please come to Chicago

Just to sing… We can change the world, Re-arrange the world, It’s dying … to get better”

Lamont Mack

Prima Reggie Hamilton, poi Lamont Mack. Vi conoscete?

“Non lo conosco personalmente ma dai giornali che si sono occupati della sua carriera. L’ho seguito anche nell’impegno di college. Veniamo entrambi da Chicago e la nostra è stata veramente una dura esperienza. Riesci solo lavorando duro, con tanta passione per il basket. Ogni minuto che sto in campo do il massimo perché so da dove arrivo…”.

Due ragazzi di Chicago, agli antipodi dei “Chicago Boys” di Milton Friedman e George Stigler, protagonisti di un’ideologia liberista che – allora come oggi – creò gravi problemi al mondo. Ci piace pensare, invece, che Chicago, una delle città più belle e più controverse degli Stati Uniti d’America, sta per regalarci due ragazzi che aiuteranno la Victoria Libertas ad essere protagonista malgrado le difficoltà economiche. Difficoltà che pure non stanno impedendo di allestire una squadra – diciamo così – interessante e degna di attenzione. Le attenzioni che anche questo pomeriggiooo hanno avuto i tifosi che hanno raggiunto l’Hotel Excelsior per salutare Lamont Mack, il secondo straniero presentato dalla Vuelle. Lo ha accolto un applauso, molto gradito. E chi – come il vostro cronista – ama il baseball ha apprezzato molto il cappellino nero con cui si è presentato Lamont. Il cappellino dei Chicago White Sax, delle calze bianche care anche al presidente Obama.

“Sono tifoso dei White Sax – mi ha detto Lamont -, anche tu?”. In verità, io tengo agli Yankees, gli ho risposto e adoro Derek Jeter. Sorridendo ha commentato: “Io preferisco Paul Konerko”, gran battitore dei Sax. Ovviamente non sapeva della sconfitta con i Baltimore Orioles… “Ero in viaggio”. Avremo occasione di parlare di baseball durante la stagione.

Dunque, dopo l’esperienza all’Aek Atene e alla Lukoil Academik Sofia, Lamont approda in Italia. Ed è felice della scelta. Intanto, vedere il mare – lui uomo di lago – gli ha regalato un sorriso. A fine presentazione, ha fotografato a lungo la spiaggia davanti all’Excelsior.

“Sono felice, anzi onorato di essere qui. Molti hanno parlato di Pesàro, sono fortunato di essere qui”. John Ebeling traduce e corregge: “Pesaro”. Lamont si scusa e ringrazia James White per i consigli ricevuti.

“Conosco James da tempo, abbiamo lavorato insieme nei camp: le sue parole sono state molto importanti per farmi scegliere Pesaro”.

Gioca ala forte, ma sa allontanarsi dal canestro. Lo dice con semplicità, senza alcuna boria, ben sapendo che anche il confronto è improponibile, ma può aiutare a capire meglio il suo modo di giocare.

“So segnare dal post, ma anche da 3 punti; mi piace passare la palla e giocare per i miei compagni. Il mio gioco è stato paragonato a quello di Carmelo Anthony (il campione dei New York Knicks; ndr). Non sono super in niente, ma credo di sapere fare tutto bene…”. Immancabile l’intervento di John Ebeling: “Spero sia così, altrimenti fra un mese mi daranno del deficiente”.

“L’Italia non è paragonabile alla Bulgaria, ma anche il livello della vostra pallacanestro è decisamente superiore. Per me, venire qui a Pesaro è sicuramente un passo avanti, anche se non voglio offendere i bulgari”. Una frase, tanta sensibilità.

Bella accoglienza: ne aveva mai ricevuta una così?

“La conferenza stampa nel college era di questo genere, ma non così calda, apprezzo molto questo benvenuto”.

Qualcuno ipotizza che le manchino centimetri per giocare ala forte. Sente questo problema, lo ritiene un handicap?

“Assolutamente no, anzi, è un vantaggio perché se mi marca uno più grosso l’attacco da fuori, mentre se a difendere su di me è un avversario più piccolo lo porto sotto canestro”.

Che tipo sei, gli è stato chiesto.

“Sono un ragazzo tranquillo, lascio fare, ma se mi toccano il tasto sbagliato…”.

Con quali idee si presenta alla Vuelle?

“Continuare a lavorare duramente tutti i giorni, fare gruppo con i miei compagni. Sono un giocatore fisico, mi piace molto giocare duro. Posso migliorare in ogni parte del mio gioco…”.

Aggiunge Ebeling: “Lui sa fare tante cose bene… Un particolare che ha colpito le attenzioni mie e dei coach Ticchi e Badioli. Per certi aspetti ricorda Jumaine Jones”.

“Sono un tifoso di Jumaine Jones, ma mi piacerebbe giocare come Pete Mickeal del Barcelona”. Niente male come idea.

Numero di maglia preferito?

“Il 15: ho iniziato a giocare a basket a 6 anni e 5 più 1 fa 6″.

Dopo la presentazione, Lamont Mack ha raggiunto lo studio del dottor Piero Benelli ed è stato sottoposto alla visita medica. Poi un salto a conoscere la sua nuova squadra.

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